È un luogo centrale per chi pratica, promuove o racconta lo sport. Ha più di 100 anni di storia, eppure il suo fascino è ancora inalterato. Ammalia, ma non incute timore. Accoglie senza giudicare il curriculum o il palmarès del suo ospite. Esige, però, rispetto e rigoroso silenzio come un luogo di culto. Il Salone d’Onore del CONI, la casa dello sport italiano, ha la sua solennità. Mettere piede all’interno di questo luogo prestigioso significa respirare a pieni polmoni lo spirito olimpico, ma anche farsi custodi di quella filosofia che il Barone De Coubertin teorizzò ed enunciò al mondo intero alla fine del XIX secolo, quando diede vita al Comitato Olimpico Internazionale e ai Giochi Olimpici moderni.
Lì, in quel tempio imponente, impreziosito da marmi, lampadari maestosi e continui richiami alle Olimpiadi moderne, in occasione del Premio Città di Roma di OPES, quella sensazione è stata amplificata. Anzi, grazie ai tredici premiati e a quello che rappresentano per lo sport e per la società, l’Ente ha esaltato l’olimpismo e i suoi principi fondanti: il rispetto, l’inclusione, l’eccellenza, la lealtà, l’educazione, l’uguaglianza e la dignità umana.

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I principi e il motto che accompagnano lo spirito olimpico
Quando si parla di spirito olimpico, si deve per forza partire dal motto “Citius, Altius, Fortius, Communiter”. In quel “più veloce, più in alto, più forte, insieme” si celano eccellenza e merito, ma si può ritrovare anche quel percorso di fatica, di allenamento e di crescita umana e professionale che ha condotto il premiato a raggiungere risultati eclatanti nel suo campo di competenza.
Che sia su un ring, su una strada, all’interno di un impianto sportivo o seduto dietro a una scrivania, non fa alcuna differenza. Il concetto è stato ribadito dai Presidenti di CONI e CIP, Luciano Buonfiglio e Marco Giunio De Sanctis, ma anche da Daniele Quinzi (Direttore Marketing Corriere dello Sport) e Lorenzo Benfenati (Senior Manager di Infront) per la Run Rome The Marathon. “Lo sport è la più grande metafora della vita: se ti alleni e fatichi, arrivano i risultati”, hanno dichiarato questi ultimi a margine dell’evento.
Campioni e modelli educativi
Fatica e risultato sono due parole che l’Ostiamare, Claudio Ranieri, Cristian Ledesma e Mattia Faroni conoscono bene. Per arrivare al vertice o per raggiungere gli obiettivi prefissi, nessuno dei quattro premiati ha mai avuto la strada spianata o trovato portoni aperti. Ogni centimetro del loro cammino verso la gloria è stato conquistato con il sudore, incassando colpi e alzando sempre la testa dopo ogni sconfitta. Eppure, i successi personali, quelli per cui vengono ricordati, nei loro interventi hanno lasciato spazio ad un altro aspetto dello spirito olimpico: l’essere dei modelli per i giovani o per un determinato territorio.
Se il club di calcio, di proprietà di Daniele De Rossi, è una realtà che vuole vincere in ambito sportivo e pure in ambito sociale – realizzando iniziative valoriali, innovative, educative e pure un progetto di riqualificazione urbana – Faraoni oggi è un atleta che è in prima linea nella lotta al bullismo. I teenager lo adorano, lo seguono con estremo trasporto, ne fanno un punto di riferimento. Per questo è un modello: uno sportivo che difende i più deboli e che si impegna ad estirpare dalla società la prevaricazione e la violenza.
Il Premio Città di Roma, come ha voluto rimarcare il fighter romano al Salone d’Onore del CONI, “è un riconoscimento a cui tengo particolarmente, poiché rende omaggio al lavoro che stiamo facendo”. In quel riferimento alla prima persona plurale, Faraoni non dimentica chi lo accompagna in questa avventura tra i banchi delle scuole. Al suo fianco, infatti, ci sono anche la Regione Lazio e OPES.

Sui modelli positivi ed educativi per le nuove generazioni si sono concentrati anche Ivo Ferriani e Don Franco Finocchio. “Questo premio – ha sottolineato il membro del CIO, nonché Presidente della Federazione internazionale di bob e skeleton – è un incentivo a fare di più per aiutare le nuove generazioni ad avere dei modelli positivi”. Sulla stessa frequenza si è posto pure il Cappellano del Team italiano ai Giochi di Parigi e di Milano-Cortina, che ha voluto ribadire come il riconoscimento ricevuto da OPES sia un autentico stimolo a proseguire nel suo mandato pastorale e formativo.
Al di là dei risultati, lo spirito olimpico tra inclusione, coesione e universalità
Il Premio Città di Roma di OPES è un’opera d’arte moderna ricca di significati. Le sue linee affilate e minimal, ispirate all’Anfiteatro Flavio e al Palazzo dello Sport, suggeriscono che lo sport e i suoi valori devono penetrare in ognuno di noi. La sua superficie specchiante, realizzata in acciaio inox dall’artista Leandro Lottici, sembra invece riflettere anche quei valori rappresentati dal premiato e dalla pratica sportiva. Nel caso del Sottosegretario di Stato alla Difesa Isabella Rauti si ritrovano in una sua frase: ““Lo sport è sempre un motore e un amplificatore di inclusione e coesione sociale”.
Inclusione e coesione sociale sono due pilastri dello spirito olimpico. Portabandiera di questi due valori fondamentali può essere sicuramente Daniele Terenzi, il primo ballerino al mondo a danzare con una protesi transfemorale. Ogni giorno, Terenzi lavora per costruire una società più aperta e inclusiva. Le sue esibizioni travalicano l’espressività del corpo. Superano i confini del palco per diffondersi nel pubblico e di conseguenza nel tessuto sociale, conferendo significato ad espressioni come “la diversità è una risorsa fondamentale che arricchisce la società”. La sua chiusa dal Salone d’Onore è stata “Mi sento responsabile di un cambiamento”. Una frase che delinea un impegno civico e una missione sociale.
Significati e significanti si sono rincorsi e intersecati più volte nel corso della cerimonia. Il fil rouge, però, è stato sempre chiaro anche visivamente. Quei cinque cerchi intrecciati, che campeggiano sopra lo scudetto del CONI, rammentano ad ogni persona presente all’interno del Salone l’universalità, ossia la capacità dello sport di unire le persone, superando barriere geografiche, politiche, culturali e sociali. Un principio che si ritrova anche in esperienze concrete, come la Viterbo Half Marathon – Città dei Papi, la corsa voluta fortemente dalla Vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna.
La Vicepresidente, a proposito di universalità, ha ricordato che “i valori dell’Unione Europea possono essere pienamente raggiunti con la Viterbo Half Marathon, che vede nello sport uno dei veicoli più importanti per legare le politiche europee, alle persone e alle loro comunità territoriali”.

La dodicesima edizione del Premio Città di Roma non ha celebrato solo le personalità, gli atleti e le associazioni che hanno ricevuto l’opera d’arte firmata da Leandro Lottici, ma ha reso omaggio allo spirito olimpico. Che poi non è nient’altro che un codice di condotta civile, un sistema di valori che, grazie al lavoro svolto dai premiati, ha un enorme impatto sulla crescita morale e sociale di un’intera collettività. Come ha concluso il Sottosegretario Claudio Barbaro, lo sport è “un fatto culturale” e pure un fatto sociale totale. Al di là delle medaglie, dei record e dei successi, trasmette modelli di vita, educa i cittadini, favorisce il loro benessere psico-fisico, promuove l’inclusione e l’integrazione ed agisce come linguaggio universale.





