Svolta storica nello sport italiano: la FIGC riconosciuta dal CIP come Federazione Nazionale Sportiva Paralimpica

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E’ arrivata una svolta storica per lo sport italiano e, in particolare, per il calcio. La Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) è stata ufficialmente riconosciuta dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) come Federazione Nazionale Sportiva Paralimpica, segnando un momento di grande significato per l’inclusione, per la pratica sportiva delle persone con disabilità e per il ruolo del calcio nella società italiana.

Non si tratta solo di un passaggio burocratico, ma di una rivoluzione culturale e organizzativa che porta il gioco più amato dagli italiani nel cuore pulsante del movimento paralimpico.

Un percorso iniziato sette anni fa

Il traguardo è il frutto di un cammino avviato nel 2019, quando il protocollo d’intesa tra FIGC e CIP portò alla nascita della Divisione Calcio Paralimpico e Sperimentale (DCPS). Da allora, il movimento è cresciuto in modo esplosivo, arrivando a contare oltre 3.500 atleti tesserati e 300 squadre distribuite su tutto il territorio nazionale.

Con il nuovo assetto, operativo dal 1° gennaio 2026, la FIGC ha assunto ufficialmente la gestione tecnica, organizzativa e finanziaria delle discipline calcistiche per atleti amputati e con cerebrolesioni. Queste attività, precedentemente coordinate della FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali), passano ora sotto la diretta responsabilità di via Allegri, sia per le competizioni nazionali che per gli impegni internazionali.

“Il calcio è per tutti”: la voce dei protagonisti 

La conferenza stampa di presentazione, tenutasi nella sala Paolo Rossi della sede FIGC mercoledì 28 gennaio, ha visto riuniti i vertici dello sport italiano. Tra questi, Gabriele Gravina, Presidente della FIGC, non ha nascosto la propria soddisfazione (come riportato sul sito della Federazione):

Siamo orgogliosi di entrare nella grande famiglia paralimpica italiana. Fin dal 2019 la nostra missione è stata fare dell’inclusione attraverso il calcio un pilastro fondamentale. Oggi l’atleta diventa parte attiva di una comunità più ampia: il calcio è davvero di tutti“.

In linea con questa visione Franco Carraro, Presidente della Divisione Calcio Paralimpico, che ha definito la data di tale coesione “storica“, sottolineando come la pratica sportiva sia un beneficio non solo fisico ma sociale, capace di migliorare la qualità della vita di migliaia di ragazzi e delle loro famiglie.

Marco Giunio De Sanctis invece, Presidente del CIP, ha evidenziato il valore strategico dell’operazione: “Il riconoscimento della FIGC è un atto significativo. Parliamo dello sport più popolare del Paese che entra ufficialmente nel sistema paralimpico con diritto di voto nel Consiglio Nazionale. È un primo passo: l’auspicio è che in futuro anche altre disabilità che praticano calcio possano confluire sotto l’egida della Federazione“.

Le sfide del futuro: inclusione e “osmosi” di competenze

Se da un lato l’entusiasmo è palpabile, dall’altro la nuova veste della FIGC pone sfide importanti in termini di gestione e sostenibilità del sistema. In un’intervista rilasciata ai microfoni di Risorse.news, Giuseppe Andreana, il presidente del Comitato Regionale CIP Lazio, ha analizzato con chiarezza questo “passaggio di competenze“. 

Secondo Andreana, il cuore dell’operazione risiede nel desiderio profondo di ogni atleta di poter indossare la maglia della propria squadra del cuore, un simbolo potente di appartenenza che accelera il processo di inclusione.

Tuttavia il numero uno del CIP Lazio ha posto l’accento su un aspetto cruciale: l’importanza di una “osmosi di competenze e sensibilità“. L’ingresso della FIGC nel mondo paralimpico non deve essere un’annessione fredda, dichiara il responsabile del comitato regionale, ma uno scambio reciproco dove il CIP e la nuova Federazione costruiscano insieme un modello d’eccellenza.

Giuseppe Andreana, presidente del Comitato Regionale CIP Lazio
Giuseppe Andreana, presidente del Comitato Regionale CIP Lazio

 

Verso un futuro senza barriere

La sfida per i prossimi anni sarà quella di garantire che la crescita del calcio paralimpico non avvenga a discapito delle altre discipline, ma che anzi diventi un ponte per avvicinare sempre più persone allo sport, indipendentemente dalle loro condizioni o abilità. Il calcio “di tutti” è più che realtà, ora spetta ai dirigenti, ai tecnici e alla società civile assicurarsi che nessuno venga “lasciato in panchina”.

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