Non è solo una questione di medaglie al collo o di record cronometrici. Lo sport è la risposta più concreta a crisi che colpiscono la salute mentale, la coesione sociale e l’economia delle famiglie. Giovedì 26 marzo, la Sala Tevere della Regione Lazio ha ospitato la presentazione del piano “Lo sport per tutti. Investimenti, impiantistica e accesso alla pratica sportiva: il modello Lazio” (qui per leggere l’articolo sulla conferenza).
Dall’incontro è emersa una strategia chiara: investire nell’impiantistica per migliorare la qualità della vita. Risorse.news, ha raccolto le testimonianze di chi lo sport lo vive sulla propria pelle: stiamo parlando dei campioni del Team Illumina di Sport e Salute, Alessia Filippi e Manuel Bortuzzo.
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Alessia Filippi: «Lo sport mi ha salvata dalla strada»
L’ex campionessa mondiale di nuoto ha aperto il suo discorso, ricordando le sue radici a Tor Bella Monaca. La sua storia è l’esempio concreto di come un impianto sportivo in periferia possa cambiare il destino di un adolescente. “Nasco e cresco in una periferia di Roma, a Tor Bella Monaca, e lo sport mi ha salvata. Mi ha aiutata a uscire da un quartiere dove si potevano intraprendere strade negative” ha esordito Filippi.
Oggi, da madre e tecnico, Alessia vede con preoccupazione il fenomeno del drop-out, l’abbandono sportivo che avviene spesso con l’inizio delle scuole medie. Ai nostri microfoni, ha voluto lanciare un appello alle famiglie: “Un ragazzo che fa sport sa che ha due ore di tempo per studiare e si concentra in quelle due ore. Un ragazzo che non fa sport disperde il pomeriggio nella merendina, nel messaggino.”
Per la Filippi, lo sport non toglie tempo allo studio, ma insegna a gestirlo, offrendo una protezione contro lo stress e i disagi giovanili: “Un ragazzo che fa sport non arriva a un livello di mal sopportazione scolastica. Ha i piedi per terra e sa che l’obiettivo si raggiunge solo lavorando tutti i giorni.”
Il valore della resilienza e l’abbattimento delle barriere
Se Alessia Filippi parla di prevenzione sociale, Manuel Bortuzzo incarna la resilienza fisica e mentale. Per il campione paralimpico, essere un “ambassador” della Regione è una missione che va oltre la rappresentanza. “Abbiamo una grossa responsabilità”, ci ha spiegato Manuel, “mostrare nel modo più semplice che si può migliorare la qualità della vita grazie allo sport.”
Bortuzzo ha portato un esempio concreto di come un atleta possa generare un effetto domino positivo, citando l’incontro con Beatrice, una bambina in sedia a rotelle che, ascoltando un suo intervento, ha deciso di iniziare a nuotare fino ad arrivare ai campionati italiani. Ma per far sì che queste storie si ripetano, servono strutture adeguate.
Sebbene la media del Lazio sia superiore ad altre zone d’Italia, c’è ancora strada da fare. “Dobbiamo sempre mostrare la criticità e le difficoltà sul momento”, ha ribadito Manuel, sottolineando come la tecnologia e i nuovi investimenti stiano rendendo accessibili discipline prima impensabili, come il golf: “Il Marco Simone è stato reso completamente accessibile: adesso c’è il paragolf, ci sono le protesi per gli amputati. Vedere che il nostro esempio porta le persone a uscire di casa è motivo d’orgoglio.”
Una soluzione concreta: il Voucher Lazio e la gestione del tempo
Uno dei pilastri del “Modello Lazio” è il Voucher Sportivo, uno strumento fondamentale per contrastare l’esclusione legata alle difficoltà economiche. Alessia Filippi, che è stata testimonial di questa iniziativa, ha sottolineato come il supporto finanziario alle famiglie sia essenziale in un momento storico delicato: “So cosa significa avere delle difficoltà economiche per portare i propri figli a fare sport. Non ce lo possiamo nascondere: dobbiamo incentivarli.”
Il piano regionale non punta solo a costruire nuove mura, ma a creare un ecosistema in cui scuola e sport convivano. La “simbiosi” citata dalla Filippi è la chiave per formare cittadini migliori. Lo sport insegna a cadere e a rialzarsi, un concetto fondamentale per una generazione che spesso vive l’ansia della perfezione e del successo immediato. “Si può sbagliare, lo sport mi ha insegnato a inciampare… al massimo una sbucciatura sul ginocchio, ma poi ci si rialza e si va avanti” ha detto con saggezza l’atleta.






