Dalle scuole dell’infanzia alle superiori, il Friuli Venezia Giulia sta costruendo un modello nel quale l’attività motoria non è più considerata un elemento accessorio, ma una componente stabile dell’offerta formativa. Il progetto regionale ha già coinvolto circa nove istituti comprensivi su dieci e quasi 2.500 classi, con oltre 1.600 classi raggiunte anche dalle federazioni sportive.
Lo sport entra a pieno titolo nella scuola. Non come semplice attività complementare, non come parentesi rispetto alla didattica, ma come strumento educativo capace di contribuire alla crescita fisica, psicologica e sociale dei ragazzi.
È questa la direzione intrapresa dal Friuli Venezia Giulia con il progetto “La Regione per lo sport nelle scuole”, un’iniziativa che punta a rendere strutturale il rapporto tra sistema scolastico e mondo dello sport.
Il percorso nasce dal quadro normativo regionale e, in particolare, dall’articolo 27 della legge regionale 13/2018, modificato dalla legge regionale 12/2025, che promuove il potenziamento dell’attività motoria e sportiva in tutte le scuole, riconoscendola come parte integrante dell’offerta formativa e prevedendo un coordinamento degli interventi a livello regionale.
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Dalla sperimentazione a un vero modello regionale
Il passaggio più significativo è culturale prima ancora che organizzativo: l’attività motoria viene inserita stabilmente nel percorso educativo degli studenti, dalla scuola dell’infanzia fino alla scuola secondaria di secondo grado.
Il 12 maggio 2026, a Udine, la Regione ha dedicato al progetto un convegno rivolto a dirigenti scolastici, docenti e operatori sportivi, con l’obiettivo di fare il punto sulla prima applicazione della normativa e sulle opportunità messe a disposizione delle scuole. All’iniziativa hanno collaborato CONI FVG, CIP FVG, Ufficio scolastico regionale, Università degli Studi di Udine, Università degli Studi di Trieste e Sport e Salute.
Il progetto rappresenta la prosecuzione e l’evoluzione delle esperienze maturate negli anni precedenti, compresi i programmi del “Movimento in 3S”, ma introduce una logica più strutturata e organica.
L’obiettivo, dunque, non è semplicemente aumentare il numero di ore dedicate all’attività fisica. È costruire una vera alleanza educativa tra scuole, istituzioni, federazioni, associazioni sportive, università, sistema sanitario e famiglie.
I numeri della prima applicazione
I primi risultati raccontano un’adesione particolarmente ampia.
Nel corso dell’anno scolastico 2025/2026 il programma ha coinvolto circa nove istituti comprensivi su dieci, arrivando a quasi 2.500 classi. Parallelamente, le federazioni sportive hanno promosso nelle scuole attività di orientamento alle discipline olimpiche e paralimpiche, raggiungendo più di 1.600 classi.
Sono numeri importanti perché dimostrano come lo sport possa diventare una politica scolastica capace di raggiungere una platea ampia e diversificata.
Ma il progetto non si ferma alla pratica sportiva.
Accanto all’educazione motoria trovano spazio percorsi di educazione alimentare, inclusione e sviluppo psicosociale, attraverso la collaborazione con il mondo universitario e sanitario. L’approccio è quindi multidimensionale: il movimento viene considerato una leva per promuovere il benessere complessivo della persona.
Investire nello sport significa investire nelle competenze
Un altro elemento interessante riguarda il coinvolgimento dei giovani laureati in Scienze motorie.
La nuova impostazione regionale ha consentito l’attivazione di 75 contratti, rafforzando la presenza di competenze specialistiche nelle palestre e nelle aule del primo ciclo scolastico.
È un aspetto che merita attenzione perché lega direttamente due esigenze: da una parte la necessità della scuola di disporre di professionalità adeguate per accompagnare bambini e ragazzi nell’attività motoria; dall’altra la possibilità di creare opportunità professionali per giovani qualificati.
Lo sport, quindi, diventa anche un possibile punto di incontro tra formazione, occupazione e politiche educative.
La “Regione per lo sport nella Scuole”, in arrivo una seconda graduatoria per l’anno scolastico 2026/2027
Il percorso non si è esaurito con la prima sperimentazione.
Il 31 luglio 2026 il Comitato regionale CONI Friuli Venezia Giulia ha pubblicato la seconda graduatoria relativa al progetto “La Regione per lo Sport nelle Scuole” per l’anno scolastico 2026/2027. La graduatoria è arrivata al termine delle procedure previste dalla manifestazione di interesse pubblicata il 16 luglio e ha consentito di proseguire il percorso di abbinamento tra le scuole ancora disponibili e il progetto.
È un passaggio apparentemente amministrativo, ma in realtà rivela un elemento fondamentale: l’iniziativa sta entrando nella sua fase di consolidamento e non viene trattata come un intervento episodico.
La prospettiva è quella della continuità.
Lo sport come strumento di inclusione
La forza di questo modello sta anche nella possibilità di utilizzare lo sport per affrontare alcune delle principali fragilità che interessano il mondo giovanile.
L’attività fisica può favorire socializzazione, rispetto delle regole, capacità di collaborazione, consapevolezza del proprio corpo e relazione con gli altri. In una fase nella quale le difficoltà legate alla crescita, all’isolamento e alla socialità dei giovani rappresentano una sfida sempre più complessa, la scuola può diventare uno dei luoghi privilegiati per costruire risposte preventive.
Non a caso, anche nel dibattito regionale è stato sottolineato il valore dello sport come strumento di rafforzamento e crescita dei giovani e come elemento capace di favorire socializzazione e prevenzione dei fenomeni negativi.
La sfida è allora quella di evitare che lo sport scolastico venga interpretato soltanto come ricerca della prestazione.
Prima dell’atleta viene la persona. E proprio la scuola può essere il luogo nel quale questa impostazione trova la sua massima espressione.
Un modello che guarda oltre la scuola
Il progetto del Friuli Venezia Giulia offre, in questo senso, uno spunto interessante anche per il resto del Paese.
Portare lo sport dentro la scuola in maniera strutturale significa riconoscere che l’educazione non passa soltanto attraverso libri, lezioni e verifiche. Passa anche dal corpo, dalla relazione, dal gioco, dalla cooperazione e dalla capacità di misurarsi con i propri limiti.
Significa, inoltre, costruire ponti tra mondi che troppo spesso procedono separatamente: scuola, sport, sanità, università e famiglie.
Il Friuli Venezia Giulia sta provando a trasformare questi mondi in una rete.
E i primi numeri sembrano indicare che la direzione sia quella giusta: quasi 2.500 classi coinvolte, oltre 1.600 raggiunte dalle federazioni sportive e circa il 90% degli istituti comprensivi aderenti nella prima applicazione.
La vera innovazione, però, non sta soltanto nei numeri.
Sta nell’idea che lo sport non debba aspettare la fine della scuola per entrare nella vita dei ragazzi.
Può e deve essere parte della loro formazione.
Perché educare al movimento significa educare al benessere, alla relazione, alla responsabilità e alla cittadinanza. E quando lo sport diventa parte integrante del percorso scolastico, non si sta semplicemente formando un possibile futuro atleta: si sta contribuendo a formare una persona più consapevole, autonoma e capace di vivere dentro una comunità.






