Quando lo sport sceglie da che parte stare: un patto di coscienza contro l’antisemitismo

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Un’alleanza tra istituzioni e comunità ebraica per riportare lo sport alla sua essenza più autentica: rispetto, memoria e inclusione. Il protocollo firmato dal ministro Andrea Abodi con Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Comitato Olimpico Nazionale Italiano e Comitato Italiano Paralimpico, rappresentati rispettivamente dai presidenti Livia Ottolenghi, Luciano Buonfiglio e Marco Giunio De Sanctis, segna l’inizio di un percorso concreto per contrastare l’antisemitismo e trasformare lo sport in un presidio attivo di cultura e responsabilità.

C’è un momento in cui lo sport smette di essere solo competizione e diventa scelta. Scelta di campo, scelta di valori, scelta di umanità. È in questo solco che nasce il protocollo d’intesa contro l’antisemitismo sottoscritto lo scorso 24 aprile, all’interno della Biblioteca Chigiana di Palazzo Chigi, dal Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi insieme all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, al Comitato Olimpico Nazionale Italiano e al Comitato Italiano Paralimpico.

Non è un atto formale. È una presa di posizione. È la volontà, chiara e non più rimandabile, di dire che certi cori, certi simboli, certi silenzi non possono più trovare spazio sugli spalti, nei campi, nelle palestre. Perché lo sport, quando dimentica il rispetto, tradisce sé stesso.

Quando lo sport sceglie da che parte stare: un patto di coscienza contro l’antisemitismo Un’alleanza tra istituzioni e comunità ebraica per riportare lo sport alla sua essenza più autentica: rispetto, memoria e inclusione. Il protocollo firmato dal ministro Andrea Abodi con Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Comitato Olimpico Nazionale Italiano e Comitato Italiano Paralimpico segna l’inizio di un percorso concreto per contrastare l’antisemitismo e trasformare lo sport in un presidio attivo di cultura e responsabilità.

La memoria che diventa impegno

Dentro questo protocollo c’è molto più di un insieme di azioni. C’è la memoria di una storia che non può essere archiviata. C’è la consapevolezza che l’antisemitismo non è un relitto del passato, ma una ferita che può riaprirsi ogni volta che si abbassa la guardia.

Per questo, il coinvolgimento dell’UCEI non è solo simbolico: è sostanza, è guida, è radice culturale. È il ponte tra ciò che è stato e ciò che non deve più accadere. Portare questa memoria nello sport significa trasformarla in responsabilità quotidiana.

Dichiarazione d’intenti per contrastare l’antisemitismo: educare per cambiare davvero

Il cuore dell’accordo batte nella formazione. Non slogan, ma percorsi concreti. Non reazioni, ma prevenzione. Atleti, tecnici, dirigenti, giovani: tutti chiamati a diventare custodi attivi di una cultura diversa.

Sotto il coordinamento del CONI e del CIP, il sistema sportivo italiano si assume il compito più difficile e più necessario: educare. Perché è lì, nelle nuove generazioni, che si gioca la partita più importante. Quella che non assegna medaglie, ma costruisce coscienze.

Lo sport come linguaggio universale

Lo sport parla a tutti. Non ha bisogno di traduzioni. Ed è proprio per questo che può diventare uno degli strumenti più potenti contro l’odio. Ogni gesto corretto, ogni rispetto dell’avversario, ogni mano tesa è un messaggio che va oltre il risultato.

In un tempo in cui le divisioni sembrano moltiplicarsi, questo protocollo rappresenta una scelta controcorrente: fare dello sport un luogo che unisce, non che divide. Un terreno in cui le differenze non diventano barriere, ma ricchezza.

Un inizio, non un traguardo

La firma è solo il primo passo. La sfida vera comincia adesso: trasformare le parole in azioni, gli impegni in comportamenti, le intenzioni in cultura diffusa.

Perché alla fine, lo sport non è mai solo gioco. È specchio della società. E oggi, con questo patto, prova a riflettere la sua parte migliore.

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