Quasi 370 mila organizzazioni attive, oltre 949 mila lavoratori e una presenza sempre più decisiva nella risposta ai bisogni sociali. Il nuovo censimento Istat racconta un Terzo settore in buona salute, protagonista della coesione sociale e sempre più centrale nelle politiche di welfare del Paese.
C’è un’Italia che spesso non fa rumore, ma che ogni giorno tiene insieme comunità, territori e persone fragili. È l’Italia del Terzo settore, composta da associazioni, cooperative sociali, fondazioni, organizzazioni di volontariato ed enti non profit che operano nei quartieri, nei piccoli comuni e nelle grandi città.
L’ultima fotografia scattata dall’Istat attraverso il censimento 2024 restituisce l’immagine di un comparto vivo, in crescita e capace di adattarsi alle trasformazioni sociali ed economiche del Paese. Le istituzioni non profit attive in Italia sono infatti 368.367, in aumento dell’1,6% rispetto al 2019. Ancora più significativo il dato relativo all’occupazione: i dipendenti sono 949.200, con una crescita del 10,1% nell’ultimo quinquennio.
Numeri che confermano come il Terzo settore non sia più soltanto un insieme di realtà animate dal volontariato, ma un vero e proprio motore economico e sociale capace di generare occupazione qualificata, servizi e valore collettivo.
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La crescita della solidarietà organizzata
L’aspetto più interessante che emerge dal censimento riguarda la natura delle attività svolte. Oltre due terzi delle organizzazioni non profit italiane, il 66,6%, operano con finalità solidaristiche, rivolgendosi alla collettività e perseguendo obiettivi di interesse generale.
Si tratta di una presenza diffusa che interviene in settori sempre più strategici per il benessere sociale. Il 48,3% delle organizzazioni si occupa di sostegno ai soggetti deboli, il 43,3% promuove e tutela diritti, mentre il 43,1% è impegnato nella cura e valorizzazione dei beni comuni.
Dietro queste percentuali si nasconde una rete capillare che affronta ogni giorno emergenze e fragilità spesso invisibili. Quasi 49 mila organizzazioni lavorano direttamente con persone che vivono situazioni di disagio: oltre la metà si occupa di disabilità fisica o intellettiva, quasi un terzo sostiene persone in difficoltà economica o lavorativa e oltre un quarto segue minori in condizioni di vulnerabilità.
La crescita del settore appare quindi strettamente collegata alla capacità di intercettare bisogni nuovi e complessi, che né il mercato né il welfare pubblico riescono da soli a soddisfare.
Terzo settore: un pilastro della cittadinanza attiva
Il censimento evidenzia anche un’altra dimensione spesso sottovalutata: il ruolo del Terzo Settore nella costruzione della partecipazione democratica.
Le organizzazioni non profit non si limitano infatti all’erogazione di servizi. Sempre più spesso diventano luoghi di coinvolgimento civico, confronto e costruzione di comunità.
Il 32,1% degli enti ha realizzato campagne di informazione e sensibilizzazione, il 12,6% ha promosso azioni collettive con il coinvolgimento diretto dei cittadini, mentre l’8,6% ha elaborato proposte per nuove politiche pubbliche. Una quota analoga ha svolto attività di monitoraggio e analisi su fenomeni sociali emergenti.
Questi dati confermano una tendenza ormai consolidata: il Terzo Settore non è soltanto un soggetto che interviene dopo l’emergenza, ma un attore che contribuisce a leggere i cambiamenti della società e a orientare le scelte pubbliche.
La forza delle relazioni
Se esiste una caratteristica che distingue il non profit da altri settori economici, è la sua capacità di costruire relazioni.
Secondo l’Istat, nove organizzazioni su dieci hanno sviluppato rapporti strutturati con stakeholder, istituzioni e comunità locali. Le reti rappresentano oggi uno degli asset più importanti per generare inclusione e innovazione sociale.
I soci restano il principale punto di riferimento per il 74,7% delle organizzazioni, ma cresce in modo significativo il rapporto con le amministrazioni pubbliche. Le collaborazioni con i Comuni raggiungono il 79,3%, mentre aumentano le relazioni con scuole, università, enti di ricerca, Regioni e aziende sanitarie.
Si tratta di un dato particolarmente rilevante perché testimonia l’evoluzione del modello di welfare territoriale italiano: sempre più spesso le risposte ai bisogni sociali nascono dalla collaborazione tra enti pubblici e organizzazioni del Terzo Settore, in una logica di coprogettazione e corresponsabilità.
La sfida della trasformazione digitale
Accanto alle opportunità, il censimento mette in luce anche alcune criticità.
La digitalizzazione continua a rappresentare una sfida per una parte del comparto. Circa il 18,7% delle organizzazioni non è ancora connesso a Internet e non utilizza strumenti digitali. Tuttavia, il quadro generale è decisamente positivo.
Oggi l’81,3% delle organizzazioni utilizza una connessione Internet e il 69,5% impiega almeno una tecnologia digitale, contro il 49,7% rilevato nel 2021. Una crescita che evidenzia una forte accelerazione del processo di innovazione.
Le applicazioni mobili vengono utilizzate dal 72,5% degli enti e il 61,8% ricorre a piattaforme digitali per la gestione delle attività, la comunicazione o la raccolta fondi.
La transizione digitale non rappresenta soltanto un adeguamento tecnologico, ma una condizione sempre più necessaria per ampliare l’impatto sociale, migliorare i servizi e rafforzare la capacità organizzativa degli enti.
Un patrimonio strategico per il futuro del Paese
I dati Istat raccontano un Terzo settore che continua a crescere nonostante le difficoltà economiche, l’aumento dei bisogni sociali e la complessità delle sfide contemporanee.
In un’Italia segnata dall’invecchiamento della popolazione, dalle nuove povertà, dalle fragilità educative e dalle disuguaglianze territoriali, il non profit si conferma una delle infrastrutture sociali più solide del Paese.
La crescita dell’occupazione, l’aumento delle attività solidaristiche, il rafforzamento delle reti territoriali e l’accelerazione della trasformazione digitale dimostrano che il Terzo settore non è un comparto residuale o complementare, ma un protagonista sempre più centrale dello sviluppo nazionale.
La vera sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa crescita quantitativa in una maggiore capacità di incidere sulle politiche pubbliche, favorendo modelli di welfare più inclusivi, partecipati e sostenibili. Perché dietro ogni numero del censimento non ci sono soltanto organizzazioni, ma milioni di persone che ogni giorno scelgono di costruire comunità, solidarietà e futuro.






