Negli ultimi tempi si sta assistendo a una profonda trasformazione nei flussi turistici internazionali, che vede i territori montani e l’entroterra imporsi come veri e propri centri di sperimentazione avanzata. Lontano dalle rotte più affollate, stanno prendendo forma le formule inedite di ospitalità rigenerativa del turismo rurale.
In queste realtà, l’idea di stare bene non viene ridotta a un semplice servizio commerciale, rappresenta altresì una componente importante del tessuto locale, in grado di unire l’armonia del paesaggio, l’identità delle comunità residenti, la cultura del posto e la qualità complessiva della vita di tutti i giorni.
Un confronto riguardo questo tema ha trovato spazio nella cornice ideale dell’Innovation Area di Rimini Wellness, l’evento internazionale di riferimento per benessere. È proprio qui che ha preso vita il dibattito “Turismo rurale e benessere dei territori: l’innovazione nelle aree interne e montane che parte dai borghi”, che ha avuto come relatore di punta Fausto Faggioli, Presidente della Commissione Nazionale Turismo della Confederazione Italiani nel Mondo (CIM).
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Il manifesto di Faggioli: i borghi come laboratori di futuro
Durante il suo accorato intervento, Fausto Faggioli ha delineato una visione ribaltata della ruralità, ponendo l’accento sulla dimensione antropologica e intersettoriale dello sviluppo locale. Le sue parole hanno tracciato la strada per un nuovo umanesimo territoriale:
«I borghi sono veri l laboratori di futuro. Quanto è diverso vivere nei borghi rispetto che nelle città dove il traffico prevale. I borghi sono più tranquilli, la gente parla. Il rapporto umano e la qualità della vita è molto meglio.».
Il Presidente ha insistito fortemente sulla necessità di superare la frammentazione degli interventi. Non basta più fare “cose” isolate, ma occorre mettere in rete l’agricoltura, l’artigianato, i servizi sociosanitari, lo sport e la cultura attraverso una strategia intersettoriale che metta al centro il capitale umano e le relazioni interpersonali, unici veri attrattori capaci di fare la differenza rispetto all’alienazione urbana.
L’intervista rilasciata a risorse.news
A margine dei lavori del panel, i microfon risorse.news hanno intercettato Fausto Faggioli per approfondire le sfide operative, i dati di mercato e il ruolo cruciale delle nuove generazioni nel contrasto allo spopolamento delle aree interne.

Il turismo rurale viene sempre considerato una leva strategica per valorizzare i borghi italiani. Quali sono le politiche e le iniziative che oggi ritiene indispensabili per rendere il turismo rurale competitivo a livello internazionale senza perdere autenticità e sostenibilità?
“Sì, in effetti è questo. Il turismo rurale ha una grande potenzialità. Alcuni dati che credo sia importante anche darli: pensate che nel 2030, lo dice il WTO, il Tavolo Mondiale dell’Economia, il turismo sfiorerà i 2 miliardi di persone, 2 miliardi. Pensate, ma dove li mettiamo? Abbiamo Venezia con i tornelli, Firenze a numero chiuso. La ruralità ha, per i prossimi 20 anni, una prateria di lavoro straordinario, perché vende autenticità, vende identità.
In un mondo dove tutto è sviluppato in una logica di marketing spinto, compri due paghi uno, non è questo. Noi invece vendiamo fiducia, vendiamo un benessere. Pensate che le persone dimenticheranno di quello che abbiamo detto, le persone dimenticheranno anche di quello che abbiamo fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le abbiamo fatte sentire. Il turismo rurale non è più “cosa mi offri”, ma “come mi fai sentire”
Come possono essere i borghi quell’elemento chiave per far diminuire la fuga di cervelli che purtroppo, i Italia, è un fenomeno sempre più in aumento?
“Ai giovani voglio dire anche questo, lo diceva un certo Proust, diceva: “Anziché cercare nuove terre, dovremmo avere nuovi occhi. Ecco, i giovani hanno una grande opportunità se ci credono, se si impegnano, se lo vogliono sviluppare. Qui c’è un trend molto positivo, do solo un dato piccolo ma significativo.
All’ultima borsa di Milano, la BIT, borsa del turismo, la domanda per il mondo rurale è a quota 100, l’offerta Italia è a quota 5%. Quindi abbiamo un 95%… o ci organizziamo, o questo mercato va ai cugini francesi, spagnoli… No, ci organizziamo con i giovani. Oggi non è più il grande che mangia il piccolo. Oggi è il veloce che mangia il lento, e la velocità ce l’hanno i giovani.”
La velocità delle idee contro “il turismo dei tornelli”
L’analisi di Faggioli si conclude con un forte richiamo pragmatico basato sui dati macroeconomici. Di fronte a proiezioni globali che vedono il turismo mondiale sfiorare i 2 miliardi di viaggiatori entro il 2030, le grandi città d’arte italiane rischiano il collasso biologico e strutturale. In questo contesto, le aree rurali possiedono una “prateria di lavoro straordinario” per i prossimi vent’anni.
Il vero nodo da sciogliere, tuttavia, è colmare lo spaventoso divario tra la domanda e l’offerta nazionale. Se alla BIT di Milano la richiesta di turismo rurale tocca livelli altissimi, l’offerta strutturata in Italia si ferma ad un misero 5%. Faggioli lancia dunque una sfida aperta per evitare che questo immenso valore economico venga intercettato dai competitor europei come Francia e Spagna: la chiave di volta risiede nella velocità d’azione e d’innovazione dei giovani.






