Come cantano i Righeira, “L’estate sta finendo” e per quasi sette milioni di studenti e studentesse è tempo di tornare tra i banchi di scuola. L’anno scolastico 2025/2026 porta con sé un pacchetto di novità che promette di ridisegnare diverse regole, dalla Maturità al voto di condotta, fino a un divieto più stringente sull’uso degli smartphone. Le sfide non mancano, ma l’obiettivo dichiarato dal ministro Valditara è investire sulla qualità dell’istruzione e sulla formazione di cittadini consapevoli.
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Il voto di condotta non sarà più un semplice numero
Lo scopo del Ministro dell’Istruzione e del Merito è chiaro: riportare l’attenzione sul valore del comportamento e del rispetto delle regole. Le novità più incisive riguardano in particolare gli studenti delle scuole superiori. A partire da quest’anno, chi otterrà un voto di condotta pari a 5 sarà automaticamente bocciato, a prescindere dal rendimento nelle altre materie. È una mossa che segna un cambio di rotta decisivo, mirata a responsabilizzare gli studenti e a dare un peso concreto al loro comportamento.
Inoltre, chi invece si vedrà assegnare un 6 in condotta non potrà tirare un sospiro di sollievo: per essere ammesso all’anno successivo, dovrà infatti superare una prova (tema o elaborato) sulla “cittadinanza attiva” a settembre, un’analisi critica del proprio comportamento. Ma la riforma non si limita alle sanzioni: premia anche il merito. Un voto di 9 o 10 inciderà positivamente sul calcolo dei crediti per l’esame di Maturità, riconoscendo che il rispetto delle regole e la partecipazione attiva sono parte integrante della formazione di un cittadino.
Vietare gli smartphone a scuola migliorerà la concentrazione?
Una delle decisioni più discusse di questo inizio anno scolastico è l’estensione del divieto di utilizzare gli smartphone anche nelle scuole superiori. Come annunciato dalla circolare del Ministro Valditara, i telefoni dovranno rimanere spenti e riposti durante l’orario delle lezioni, comprese le pause. Il provvedimento non riguarda solo l’uso ricreativo, ma anche quello a fini didattici, poiché il Ministero ritiene che i dispositivi digitali siano una costante fonte di distrazione.
L’obiettivo è duplice: da un lato si vuole rafforzare l’attenzione in classe e la qualità delle relazioni tra studenti, e dall’altro si vuole combattere fenomeni come il cyberbullismo e le registrazioni non autorizzate. La decisione ha generato un acceso dibattito. Se alcuni la considerano un passo indietro, altri la vedono come un intervento necessario per arginare la dipendenza dai dispositivi digitali, un problema crescente tra gli adolescenti. Sebbene il divieto sia nazionale, ogni scuola avrà la libertà di stabilire le proprie regole per farlo rispettare.
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Il nuovo “esame di maturità“
C’è chi invece è pronto a svolgere l’ultimo primo giorno di scuola. Gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori si preparano ad affrontare l’appuntamento più atteso del loro percorso: l’esame di maturità. Le novità annunciate dal Ministero puntano a una riforma che valorizzi non solo le nozioni, ma l’intero percorso formativo degli alunni.
Il colloquio orale, in particolare, si prepara a diventare una prova multidisciplinare, integrando esperienze di PCTO (ex alternanza scuola-lavoro) ed educazione civica, con l’obiettivo di valutare competenze trasversali come autonomia e pensiero critico.
Valditara ha inoltre espresso la volontà di riportare il tradizionale nome “esame di maturità“, per sottolineare il forte valore simbolico di questo momento di crescita. Infine, per contrastare le proteste silenziose dello scorso anno, è stata introdotta una regola più rigida: lo studente che si rifiuterà deliberatamente di partecipare al colloquio rischia la bocciatura. Tuttavia, i docenti saranno tenuti a distinguere tra una protesta consapevole e un blocco emotivo, offrendo in questo secondo caso modalità alternative per agevolare l’esame.
Caro-scuola: prezzi in aumento e stop agli sconti sui libri
Per milioni di famiglie italiane, il rientro a scuola si sta traducendo in un’autentica stangata economica. Un’analisi dell’Unione Nazionale Consumatori, basata su dati Istat, mette in luce un forte aumento dei prezzi che coinvolge sia i libri che i materiali di cancelleria.
Penne e matite, ad esempio, hanno registrato un incremento del 6,9% nell’ultimo anno e un impressionante +24,2% rispetto al 2021. Anche quaderni e risme di carta segnano una crescita del 20,3% dal 2021, mentre il costo dei testi scolastici è salito in media del 2,8% solo nell’ultimo anno. L’aumento si estende anche agli alloggi universitari, con un rincaro del 19,8% dal 2021.
Di fronte a questo scenario, il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, ha lanciato un appello al governo per rivedere la legge del 2011, che limita al 15% lo sconto sui libri di testo. Un vincolo che, a suo dire, ostacola le famiglie e andrebbe rimosso per permettere ribassi più consistenti, come accadeva in passato.
Il Governo raccoglie l’assist e si prepara a mettere in atto delle azioni a tutela delle famiglie. L’ipotesi più accreditata è che presto si arrivi ad includere nella detrazione del 19% delle spese sostenute per iscrizione, gite, mensa e trasporto scuolabus anche i libri di testo, gli zaini e tutto l’occorrente per andare a scuola.
Al momento, nonostante il quadro negativo, le famiglie possono adottare alcune strategie per contenere le spese. L’acquisto di libri usati offre sconti fino al 50%, mentre la grande distribuzione e l’online permettono di risparmiare fino al 15%. Inoltre, è possibile valutare l’uso di e-book, quando concesso dalle scuole, o rimandare l’acquisto di zaini e astucci a dopo l’inizio delle lezioni, preferendo prodotti meno costosi e meno legati alle mode del momento.
Bolzano apre i battenti l’8 settembre
L’inizio della nuova stagione scolastica non è fissato in una data unica, ma segue un calendario differenziato da regione a regione. Sebbene per la maggior parte del Paese la campanella suonerà lunedì 15 settembre 2025, diverse regioni hanno optato per un avvio anticipato.
La Provincia Autonoma di Bolzano è la prima ad aprire i cancelli l’8 settembre, seguita da Piemonte, Veneto, Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta il 10. L’11 settembre sarà la volta del Friuli Venezia Giulia, mentre il 12 toccherà alla Lombardia. Calabria e Puglia, invece, posticiperanno l’inizio al 16 settembre.




