Sulla rotta Washington-Bruxelles-Kiev-Mosca, gli scenari cambiano rapidamente. Mosse e contromosse. Accuse reciproche e risposte taglienti. Negoziati che faticano a decollare a causa di clausole onnicomprensive. Dichiarazioni che non appianano la distanza. Anzi, ribaltano in un attimo ciò che sembrava plausibile fino a una settimana fa, come il piano a quattro livelli per proteggere l’Ucraina, da attuare in caso di cessate il fuoco.
Emmanuel Macron e Keir Starmer sono convinti che il Cremlino non sia interessato a una vera tregua e stia pianificando ulteriori attacchi contro obiettivi ucraini sensibili. A margine del “vertice dei volenterosi” di Parigi, giovedì 27 marzo, oltre a dichiarare che l’Europa non revocherà le sanzioni alla Russia finché non ci sarà una proposta di pace sul tavolo, hanno sottolineato il loro concreto sostegno a Kiev e annunciato che una squadra franco-britannica sarà pronta ad addestrare l’esercito ucraino del futuro.
I due leader non hanno menzionato per il momento il coinvolgimento degli Stati Uniti, sebbene, prima del vertice, avessero avuto modo di illustrare le loro intenzioni a Trump. Non è ancora chiaro quando la squadra franco-britannica dovrebbe iniziare le operazioni. Alcuni media hanno riferito che la posa della prima pietra del progetto guidato da Macron e Starmer potrebbe essere effettuata ad aprile, con la speranza che entro quella data venga raggiunto un cessate il fuoco.
L’Italia ha esitato. La posizione rimane e rimarrà sempre la stessa: nessuna partecipazione delle forze militari italiane sul territorio ucraino senza l’ombrello delle Nazioni Unite. Su questo punto, il premier Giorgia Meloni è rimasto irremovibile anche al termine dell’incontro di Parigi. La pensano così anche gli altri primi ministri della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”.
Da oltre tre mesi, come sottolineato dal Ministro della Difesa Guido Crosetto ai media nazionali, il governo italiano, in ogni sede, ribadisce che l’unica soluzione possibile e praticabile è quella di una missione di peacekeeping guidata dal Palazzo di Vetro. In alternativa, l’intervento italiano avverrebbe attraverso una missione internazionale, non solo europea, ma sempre sotto la copertura legale delle Nazioni Unite. Anche la condizione per operare non è cambiata: deve essere firmato un accordo di pace. Un cessate il fuoco non è sufficiente.
Il piano a quattro livelli per proteggere l’Ucraina annunciato nelle ultime settimane prevederebbe in primo luogo la formazione di un contingente di peacekeeping, sempre sotto l’egida delle Nazioni Unite, con caschi blu sudamericani e asiatici pronti a dispiegarsi sul confine orientale. Poi, spetterebbe ai volontari e agli alleati proteggere il territorio occidentale che separa l’Ucraina dall’UE. Dopodiché, ci sarebbero le due fasi finali rappresentate rispettivamente dal supporto militare ucraino e dal supporto logistico e tecnologico fornito dagli Stati Uniti.
Mentre lo scenario della fase tre – quello che avrebbe dovuto prevedere la preparazione dell’esercito ucraino a uno scenario senza guerra – ha così subito una decisa accelerazione, diventando urgente e primario per l’asse franco-britannico, su tutti gli altri punti restano ancora molti nodi da sciogliere. Davanti ai microfoni e alle telecamere dei giornalisti presenti alla conferenza stampa di chiusura dell’ultimo vertice di Parigi, Macron ha tirato in ballo anche Xi Jinping. L’auspicio del presidente francese è che il leader cinese svolga al più presto un ruolo attivo nel favorire la pace in Ucraina.
Visti i dialoghi tra Pechino e Mosca, e considerate le sue passate iniziative e il suo ruolo di membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la Cina, secondo il pensiero di Macron, dovrebbe essere interessata a giocare una partita del genere. C’è solo un dettaglio, un dettaglio non trascurabile. L’ambasciatore di Pechino presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, come ricordato dal Ministro Crosetto, appoggerebbe sostanzialmente la linea italiana. Condividerebbe ciò che il governo Meloni ritiene indispensabile: missione sotto l’egida dell’ONU, solo dopo la firma della pace.
L’altro punto su cui Meloni non scende a compromessi è il coinvolgimento degli Stati Uniti nei prossimi impegni della “coalizione dei volenterosi”. Sebbene Trump riceva briefing da Macron quasi quotidianamente, il Primo Ministro italiano auspica che una delegazione di Washington possa partecipare ai futuri incontri. Anche su questo punto, l’Italia ha ricevuto sostegno da altri Stati europei. Giorgia Meloni, grazie alle sue capacità diplomatiche, è riconosciuta come la cerniera, il ponte tra le due sponde dell’Atlantico.
A maggior ragione in questa fase, in cui i rapporti tra la Casa Bianca e Bruxelles non sono proprio idilliaci a causa della questione dei dazi. A sostenere la linea italiana è anche l’ex Presidente del Consiglio europeo e attuale Primo Ministro della Repubblica di Polonia, Donald Tusk.
L’articolo è stato pubblicato anche sul sito “The conservative“: LINK
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