Una lezione di vita con Sami Modiano alla presentazione del suo nuovo libro

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Il 18 luglio non è una data a caso per Sami Modiano, superstite dell’Olocausto sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau

Lo scorso 16 giugno, durante la presentazione del volume “Così siamo diventati fratelli. L’amicizia che salvò Sami e Piero”, Modiano, oltre a raccontare la trama, il messaggio profondo del libro e l’amicizia che lo lega con l’amico Piero, ha svelato il profondo significato del 18 luglio nella sua esistenza. 

Tale data infatti non solo segna la sua nascita a Rodi nel 1930, ma anche una terribile coincidenza, avvenuta il giorno esatto del suo quattordicesimo compleanno, il 18 luglio del 1944, giornata in cui è iniziata la sua odissea infernale.

A Ostia una lezione di vita per tutti

La presentazione del volume non si è solo limitata a un semplice evento letterario, ma si è invece trasformata in una profonda lezione di vita e di memoria collettiva

L’appuntamento, tenutosi presso il Centro federale del Polo Natatorio di Ostia, ha visto una partecipazione significativa, a testimonianza dell’importanza del messaggio trasmesso da Sami Modiano. Oltre ai ragazzi del Servizio Civile Universale e dell’Agenzia Italiana per la Gioventù, erano presenti anche giovani atleti e dirigenti sportivi.

A presenziare all’evento c’era altresì il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che ha sottolineato il valore profondo del saggio: “Questo libro insegna molto del vivere quotidiano, anche se immerso in quello che è successo 80 anni fa. Il senso di questa giornata è fare tesoro di quello che riusciremo a prendere, ognuno con la propria sensibilità, ognuno con la propria umanità.” 

L’iniziativa rientra inoltre nel più ampio progetto “I Viaggi della Memoria”, ideato e promosso proprio dal Ministro Abodi, che vide lo stesso Sami Modiano essere presente alla visita del campo di concentramento di Auschwitz nel 2024.

Trasmettere la memoria della Shoa: Sami Modiano dialoga con il Ministro Abodi ed il mondo dello sport

La trama del saggio

Dalla serenità di Rodi alla prima discriminazione

Nell’introdurre il racconto, Sami Modiano è partito ricordando la sua infanzia nella “bellissima isola” di Rodi. Lo ha descritto come un “periodo idilliaco”, segnato dalla presenza di una famiglia amorevole formata dai suoi genitori, Giacobbe e Diana (deceduta prima della deportazione), e della sorella maggiore Lucia. L’isola, aggiunge, non era solo la sua casa, ma anche un luogo dove la comunità ebraica gli “insegnava molte cose“. 

Nell’isola delle rose” (così definita dal superstite 95enne) erano presenti ben quattro comunità principali: ebraica, greco-ortodossa, turco-musulmana e italiana cattolica, tra le quali si “muoveva liberamente” e senza “mai sentirsi diverso“. Con gli altri bambini, a prescindere dalla loro provenienza, “si lavorava, si stava insieme senza sentirsi diversi uno dall’altro.” Un’armonia che, purtroppo, sarebbe stata presto infranta.

Il primo incontro del giovane Sami con la discriminazione avvenne a scuola nel 1938, durante la seconda elementare. Convocato da un suo maestro, gli venne comunicato, con grande dispiacere, che avrebbe dovuto lasciare l’istituto per sempre. 

Queste scena, confessa Sami Modiano, rappresenta ancora oggi il momento più difficile” della sua infanzia”. Da quel momento, fin da bambino, si rifiutò di accettare di essere considerato “diverso, un rifiuto che porta con sé ancora oggi, all’età di 95 anni:

Vedete, io già da bambino, a otto anni, mi rifiutavo di essere diverso, non l’ho accettato allora che avevo otto anni e non l’accetto ancora oggi che ho 95 anni“”

L’inizio della deportazione e l’arrivo a Birkenau

La situazione a Rodi peggiorò drasticamente con l’arrivo dei tedeschi, in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943. Sami Modiano ha descritto come la comunità ebraica avesse già “subito leggi razziali” e vivesse in “grandissima difficoltà“. 

Il 18 luglio 1944, la tragedia purtroppo si concretizzò. I tedeschi si presentarono nel quartiere ebraico, dove erano rimaste circa 1800-2000 persone e fu detto loro di prepararsi per un “viaggio lungo a scopo lavorativo”. Un inganno per nascondere la vera intenzione quindi: “ce l’hanno detto in modo gentile ma da quel momento in poi è cominciata la nostra tragedia“, ha ricordato il superstite originario di Rodi.

Successivamente, il 23 luglio quasi 2000 ebrei furono costretti a salire su tre battelli con un viaggio che segnò l’inizio dello spostamento più lungo nella storia delle deportazioni naziste dall’Europa.

Dopo essere approdati ad Atene, dopo quasi 10 giorni di navigazione, seguirono 13 giorni di treno in condizioni disumane, direzione Auschwitz-Birkenau. Nelle stive, gremita da 80-90 persone, il caldo di luglio era “tremendo” e l’aria irrespirabile a causa del mal odore presente. Sami ricorda con affetto e commozione la premura di suo padre, che teneva saldamente la sua mano e quells della sorella Lucia, mentre “le persone cercavano di arrangiarsi, dando precedenza ad anziani e donne”, e Modiano stesso cominciò a osservare “cose che non era abituato a vedere.

Il 16 agosto, il treno di Sami Modiano arriva a Birkenau, dove le porte dei vagoni furono spalancate violentemente da soldati tedeschi, che imposero ai prigionieri di scendere con ordini perentori.

Una volta scesi, uomini e donne furono divisi. Giacobbe Modiano, cercando disperatamente di non lasciare la figlia sedicenne, finse di non capire l’ordine. Nonostante si fosse “difeso come un leone”, tre soldati tedeschi lo “massacrarono di manganellate” davanti agli occhi innocenti del giovane Sami e della sorella Lucia.

L’incontro con Piero e la successiva rottura del silenzio: “non volevo perché sapevo che non mi avrebbero creduto

Il racconto di Sami Modiano si è poi spostato sull’incontro, avvenuto tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 1944, con l’amico Piero.

Per caso, incontro questo ragazzo, che ha due anni più di me, parla italiano, come me, lui è di Roma”: i due giovani, durante la loro detenzione nel lager D del campo di concentramento, trovarono conforto nel condividere le loro storie, ricordando i giorni felici della loro infanzia prima della guerra. 

Questo scambio intimo fu fondamentale per entrambi. Il libro, come aggiunto dallo stesso Modiano, approfondisce altresì le atrocità del lavoro che svolgevano insieme e le vicende successive avvenute nei campi di concentramento.

Arrivati al termine della conferenza, Sami Modiano fa un balzo in avanti nel tempo, dopo il ritorno dai campi di sterminio. Durante questo periodo si chiuse in un “silenzio totale“, temendo di non essere creduto e che questo avrebbe aggiunto ulteriore dolore: Non volevo parlare, non volevo perché sapevo che non mi avrebbero creduto, e per me sarebbe stato un dolore di più non essere creduto”.

Però fu proprio l’amico Piero, quando si videro a distanza di 50 anni, a spronarlo con insistenza nel raccontare la sua storia: “parla Sami, devi rompere anche te il tuo silenzio“, gli ripeteva. Nonostante le iniziali esitazioni e per non deludere quell’amicizia “fraterna” finalmente accettò e nel 2005 decise di accompagnare, insieme allo stesso Piero e alla moglie Selma, 300 studenti delle scuole superiori di Roma in un viaggio della memoria. 

Sami Modiano, di quella giornata, ha ricordato di aver rivissuto ogni singolo dettaglio del suo periodo di prigionia:

non mi ero dimenticato neanche di una virgola. Ho rivisto di nuovo mio papà nella rampa della morte che difendeva sua figlia, ho visto ancora la mano di mia sorella, ho visto tutto, non avevo dimenticato niente, erano passati 60 anni e mi erano venute tutte le scene davanti agli occhi“: Quell’esperienza finalmente lo spinse a rompere definitivamente il suo silenzio.

L’incontro con un sopravvissuto dell’Olocausto è stato un privilegio per tutti i presenti, dai più piccoli ai più grandi. Le parole di Modiano hanno offerto una vera e propria lezione di vita, servendo a ricordare a tutti una delle pagine più tristi della storia dell’uomo e, soprattutto, a far sì che tutto ciò non accada mai più.

 

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