Il Terzo settore italiano si trova oggi a un punto di svolta. Pur restando un pilastro fondamentale per la coesione sociale e la partecipazione civica, la governance delle sue organizzazioni mostra segnali di invecchiamento e un basso livello di ricambio generazionale. A offrire un primo quadro dettagliato di questa dinamica è l’indagine “Verso una nuova leadership del Terzo settore”, realizzata da Percorsi di Secondo Welfare insieme all’Osservatorio Statistico sul Terzo Settore dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, nell’ambito del premio nazionale “GenP – Giovani che partecipano”, promosso da Acri.
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Leadership giovane: numeri ancora esigui, ma significativi
Dalla ricerca emerge che solo il 7,1% degli Enti del Terzo settore italiani è guidato da un legale rappresentante di età pari o inferiore ai 35 anni, su un totale di circa 134.815 organizzazioni iscritte al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) nel secondo semestre del 2025.
Questa percentuale, per quanto modesta, non deve essere sottovalutata: dove i giovani assumono ruoli di leadership, si registrano modelli di governance più inclusivi, un maggiore equilibrio di genere e un forte radicamento territoriale, tratti che riflettono un approccio innovativo alla gestione delle organizzazioni non profit.
Radicamento territoriale e nuove energie
Un elemento particolarmente interessante riguarda la geografia della leadership giovanile: la presenza di leader under 35 è più alta nelle regioni del Mezzogiorno (circa l’8%), con un picco del 9,7% in Calabria, e nelle regioni di Valle d’Aosta (9,6%) e Trentino-Alto Adige (11,7%). Inoltre, nel 71% dei casi i giovani legali rappresentanti operano nella stessa provincia in cui è situata l’organizzazione, suggerendo un forte legame con le comunità locali.
La maggior parte degli ETS guidati da under 35 è di recente costituzione: il 74% è nato dopo il 2010, e quasi la metà di questi dopo il 2020, segno che i giovani tendono a creare nuove realtà associative piuttosto che inserirsi nei circuiti esistenti.
Innovazione e inclusività: un diverso modo di fare Terzo settore
La presenza giovanile porta con sé dinamiche organizzative e culturali rilevanti. Negli enti guidati da under 35, infatti, la quota di leadership femminile è molto più alta rispetto al totale, con il 59,3% di ETS under 35 con almeno una donna come legale rappresentante, rispetto a una media del 29,7% nel complesso degli ETS. Questo dato indica una maggiore apertura verso modelli di governance paritari e inclusivi.

Inoltre, i giovani leader si orientano maggiormente verso il settore della cultura e del tempo libero, mentre risultano meno presenti nei servizi sociali rispetto alla media nazionale. Questo potrebbe indicare un rinnovato interesse per forme di impegno civico e partecipativo che vadano oltre i tradizionali ambiti di assistenza, contribuendo a ridefinire il ruolo e le priorità del non profit italiano nei prossimi anni.
Il ruolo del premio “GenP – Giovani che partecipano”
Il premio nazionale “GenP – Giovani che partecipano”, attraverso il quale è stata realizzata l’indagine, non si limita a fotografare la situazione: rappresenta anche uno strumento di “prize philanthropy”, cioè di valorizzazione di esperienze innovative che mettono al centro la partecipazione giovanile nelle organizzazioni non profit.
Alla prima edizione hanno partecipato oltre 400 progetti provenienti da tutta Italia, con tre realtà premiate per il loro impegno concreto nel promuovere il protagonismo giovanile, la cultura, il benessere e la rigenerazione delle comunità. Queste esperienze testimoniano come i giovani non solo vogliano partecipare, ma siano già capaci di farlo con idee originali e impatto sociale.






