Sempre più aziende italiane scelgono di investire nel volontariato aziendale e nel volontariato di competenza, coinvolgendo dipendenti e territori in progetti sociali, ambientali e di inclusione. Un fenomeno in forte crescita che sta trasformando il ruolo dell’impresa: non più soltanto motore economico, ma protagonista attiva del cambiamento sociale.
C’è un’Italia che, silenziosamente, sta cambiando il modo di fare impresa. Un’Italia in cui sempre più aziende scelgono di non limitarsi al profitto, ma di restituire valore ai territori, alle comunità e alle persone. È il fenomeno del volontariato aziendale, una realtà in forte crescita che sta trasformando il rapporto tra mondo produttivo e Terzo settore.
I numeri parlano chiaro: nel 2025 oltre 75mila imprese italiane hanno coinvolto i propri dipendenti in attività di volontariato, con un aumento di circa 10mila aziende rispetto all’anno precedente. Un dato che racconta una crescita concreta e ormai strutturale del fenomeno.
Ma il dato forse più interessante riguarda il cosiddetto “volontariato di competenza”. Non si tratta soltanto di dedicare tempo a iniziative sociali, ma di mettere a disposizione capacità professionali, know-how, esperienza tecnica e competenze specifiche a favore degli enti del Terzo Settore. Sono quasi 3mila le imprese che oggi promuovono questo modello, offrendo ai propri lavoratori la possibilità di contribuire concretamente a progetti sociali attraverso il proprio bagaglio professionale.
Volontariato aziendale e di competenza: una rivoluzione culturale prima ancora che organizzativa
Il dipendente non è più soltanto una risorsa produttiva, ma diventa parte attiva di un processo di cambiamento sociale. E le aziende, da semplici attori economici, iniziano a trasformarsi in comunità capaci di generare impatto positivo.
Secondo i dati richiamati da Unioncamere e Fondazione Terzjus, il fenomeno sta crescendo soprattutto tra le piccole imprese, con un incremento del 17,6%. Un elemento sorprendente che dimostra come la responsabilità sociale non sia più una prerogativa esclusiva delle grandi multinazionali, ma un valore sempre più diffuso anche nel tessuto produttivo locale.
E non si parla soltanto di beneficenza. Il volontariato aziendale oggi rappresenta uno strumento strategico di welfare interno, team building e crescita professionale. Le imprese che investono in questi percorsi registrano spesso un aumento del senso di appartenenza dei dipendenti, un miglioramento del clima aziendale e una maggiore capacità di attrarre talenti, soprattutto tra le nuove generazioni, sempre più attente ai valori etici delle organizzazioni per cui lavorano.
Negli ultimi anni, inoltre, molte iniziative hanno assunto una forte dimensione ambientale e territoriale. Emblematico il caso di Legambiente, che nel 2025 ha coinvolto 13.500 volontari provenienti da 264 aziende in progetti di riqualificazione urbana, pulizia di aree verdi e tutela ambientale in tutta Italia.
Il fenomeno cresce anche perché il Terzo settore italiano vive una fase di espansione importante. Secondo il rapporto Terzjus, aumentano volontari, donazioni e occupazione, segnale di una società civile che continua a cercare nuove forme di partecipazione e collaborazione.
Eppure le potenzialità sono ancora enormi. Molte aziende, infatti, non conoscono pienamente gli strumenti fiscali e le opportunità normative legate al volontariato aziendale. Secondo recenti analisi, oltre il 70% delle imprese ignora i vantaggi fiscali disponibili per queste attività.
In un tempo segnato da individualismo, crisi economiche e trasformazioni sociali profonde, il volontariato aziendale sembra allora indicare una strada diversa: quella di un’impresa più umana, più connessa ai territori e più consapevole del proprio ruolo sociale.
Perché oggi fare impresa non significa soltanto produrre reddito. Significa anche produrre relazioni, comunità e futuro.




