Volontariato e giovani nisseni: la missione di Casa Rosetta 

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Giorgio De Cristoforo con i giovani volontariato SCU

Che percezione hanno i nostri giovani del volontariato?”. Un attimo di silenzio, poi il professor Rosario Cigna, sociologo dell’associazione Casa Rosetta, ha esordito: “Permettimi di ribaltare la prospettiva. Tu mi chiedi che percezione hanno loro… io, invece, ti chiedo: che percezione abbiamo noi dei giovani?”.

Per rispondere, ha sfoderato alcune citazioni che sembrano tratte da un talk show odierno: “La gioventù ama il lusso, è maleducata, si burla delle autorità”; “Non c’è speranza se i giovani prenderanno il potere”; “I ragazzi non ascoltano più i genitori. La fine del mondo è vicina”. In realtà sono parole scritte migliaia di anni fa: da Socrate, da Esiodo, da un sacerdote egiziano del 2000 a.C. e persino su una tavoletta babilonese.

Volontariato e giovani: uno sguardo che va oltre i pregiudizi

Questo ci dice che il pregiudizio nei confronti dei giovani è eterno”, ha spiegato il sociologo. “È dentro di noi, anche nelle nostre famiglie. A volte sono i genitori stessi a vedere i figli come alieni, senza riconoscere che è il mondo adulto ad aver contribuito al disagio che vivono. Oggi i ragazzi vivono paure nuove: il cambiamento climatico, la pandemia, la precarietà del lavoro. Sentono dire che non avranno mai una pensione. E spesso affrontano tutto questo in silenzio”.

Sul pregiudizio ha poi continuato: “Serve a proteggerci, a non guardare il dolore. Ogni volta che un figlio dice di star male, un genitore ha due possibilità: affrontarlo, oppure fuggirlo, negarlo. Allora spesso subentra il giudizio, non si affronta quella sofferenza e questo porta a distorcere la realtà”.

È questo il punto più profondo che il sociologo vuole mettere in evidenza: “Il rapporto con il volontariato passa dal rapporto che abbiamo col dolore. Se impariamo a riconoscerlo in noi, possiamo empatizzare con gli altri. Altrimenti, resteremo prigionieri dei luoghi comuni. E se vogliamo davvero capire come stanno i giovani, cosa pensano del volontariato, serve uno sforzo in più. Serve non fermarsi alla superficie, ma andare in profondità, vederli e camminare accanto a loro”.

Chiarita la necessità di accantonare il pregiudizio, il professor Cigna si è così espresso: “Quando hanno l’occasione di fare esperienza diretta – come con il Servizio Civile, ndr – si apre per loro un mondo nuovo”, ha detto. “C’è un’apertura verso l’altro che, a volte, è persino più autentica di quella di molte generazioni precedenti”.

Spesso non è mancanza di volontà – ha precisato poi – ma di contesto. Non è ignoranza colpevole: è che non tutti hanno avuto accesso a queste esperienze. Forse è il tessuto sociale in cui sono inseriti che non promuove abbastanza il volontariato, o lo promuove per pochi”.

Il Servizio Civile diventa, in questo senso, una porta d’ingresso fondamentale ma le motivazioni iniziali dei ragazzi sono diverse: “Per tanti inizia come un’opportunità pratica: un primo passo nel mondo del lavoro, una forma di autonomia. Anche chi partecipa per motivi economici si trova spesso di fronte a qualcosa di inatteso. Come raccontano quasi tutti i ragazzi, questa esperienza diventa un’occasione di crescita profonda: per scoprire sé stessi, prima ancora che per aiutare gli altri”.

Dove si impegnano di più: i settori che attirano i giovani nisseni

Tra i tanti ambiti del volontariato, ce n’è uno che, nel territorio nisseno, esercita una forza attrattiva particolarmente intensa: le comunità terapeutiche per le dipendenze patologiche. Così si è espresso sul tema il prof. Cigna: “Dipendenze da alcol, sostanze, gioco. È qui che vediamo un coinvolgimento forte, probabilmente per una prossimità esperienziale. I ragazzi vivono da vicino il dramma delle dipendenze e dell’abuso di sostanze, è parte della loro realtà. Spesso riguarda coetanei, amici, compagni di scuola o persone incontrate nei locali. I nostri ragazzi non sono ingenui: vedono, capiscono, percepiscono.

E forse sentono una paura profonda per qualcosa che potrebbe anche toccare loro stessi. E allora in questi contesti c’è una condivisione del dolore, da cui nasce il desiderio di capire, di contribuire”.

Accanto al tema delle dipendenze, esistono anche altre aree d’intervento che riscuotono interesse: “C’è buona partecipazione anche nell’ambito delle disabilità, delle comunità residenziali, delle case famiglia, dei servizi diurni, ma il coinvolgimento più profondo resta quello legato alle dipendenze”, ha affermato il sociologo.

Casa Rosetta - giovani volontari

Volontariato e futuro: può diventare una scelta di vita?

La risposta di Rosario Cigna è chiara: “Sì, assolutamente. E succede già. Una ragazza laureata in Lingue, con una magistrale, ha iniziato il Servizio Civile, scoprendo un mondo che non conosceva. Allora ha cambiato tutto, si è iscritta a Scienze dell’educazione e della formazione, perché quell’esperienza le aveva fatto conoscere una dimensione umana, profonda, e ha deciso di farne la sua vita”. È un cambiamento che riguarda anche chi viene da contesti più tecnici: “Molti giovani – ha aggiunto – scoprono una vocazione inaspettata, capace di cambiare il loro percorso. Non lo avevano previsto, è il contatto con certe realtà a spingerli a cambiare rotta”.

Il professore si è poi soffermato sulla parola missione: “Oggi si parla di missione anche nel marketing aziendale, con l’inglesismo mission, ma questo concetto nasce nei contesti come il nostro. La vera missione è dare risposte a chi è rimasto indietro. Don Milani parlava di ultimi. Padre Sorce e il dottor De Cristoforo – rispettivamente fondatore e attuale presidente di Casa Rosetta, ndr – hanno sempre creduto che la crescita delle giovani generazioni passasse da qui”.

Sul volontariato Cigna ha dunque osservato: “Non è tempo perso. È investimento. È formazione. È un percorso di cittadinanza attiva. Altrove può essere visto come manodopera a basso costo. Qui no: qui è uno strumento centrale”.

Casa Rosetta: un miracolo nisseno diventato esempio mondiale

Dove si sviluppa questo contatto tra volontariato e i giovani della provincia nissena, così forte da cambiare le loro prospettive? In una realtà di Caltanissetta che ha saputo parlare al mondo: l’associazione Casa Rosetta.

Fondata nel 1985 in una Sicilia povera e dimenticata, su iniziativa di don Vincenzo Sorce – ha raccontato il sociologo Rosario La Cigna – Casa Rosetta è un vero miracolo del nostro territorio. Tutto è cominciato con un prete e un gruppo di ragazzi che si prendevano cura di persone con disabilità, all’inizio in modo empirico, poi con metodo e formazione. Da lì sono nati professionisti, terapeuti, educatori”.

Dopo la scomparsa di padre Sorce, la presidenza è passata al giornalista Giorgio De Cristoforo, già caporedattore centrale de La Stampa, che ha contribuito a rafforzare e far crescere ulteriormente l’associazione, anche dal punto di vista economico. “Il nostro obiettivo – ha sottolineato – è garantire un futuro solido a questa missione”.

Oggi Casa Rosetta è un punto di riferimento nazionale e internazionale. Presente in Piemonte e a Roma, è attiva nel campo delle dipendenze patologiche con tre comunità convenzionate con le ASP siciliane: Terra Promessa e La Ginestra a Caltanissetta — quest’ultima accoglie anche donne con figli — e L’Oasi a Caltagirone, specializzata nel trattamento dell’alcolismo. A queste si affianca un centro ambulatoriale per il gioco d’azzardo patologico, finanziato con fondi propri, e un centro di ascolto e aggregazione per adolescenti a rischio attivo a Caltanissetta, con estensioni in altre località siciliane.

Nel campo della disabilità, l’associazione gestisce quattro centri di riabilitazione neuropsicomotoria (a Caltanissetta, Mussomeli, Mazzarino e Riesi), due case famiglia per persone con HIV/AIDS (a Caltanissetta e Partinico), due per minori in difficoltà (a Ragusa e Roma) e due per disabili psichici (a Caltanissetta e Mussomeli). A questi si aggiungono un centro di consulenza psicologica e un laboratorio di genetica familiare, entrambi con sede a Caltanissetta. Gli interventi sono garantiti da équipe multidisciplinari composte da psicologi, sociologi, educatori e specialisti nei disturbi del comportamento alimentare. L’organico attuale conta 240 dipendenti, oltre la metà dei quali donne.

Sul piano internazionale, Casa Rosetta è attiva da trent’anni in Brasile, dove ha avviato una realtà oggi autonoma: un centro di riabilitazione, una casa famiglia e due comunità per tossicodipendenti. Dal 2005 è presente anche in Tanzania, a Tanga, con una casa famiglia che accoglie bambini orfani affetti da AIDS.

La onlus occupa un ruolo di grande spessore anche sul piano delle relazioni sovranazionali. Collabora con enti internazionali, partecipa a bandi europei, ed è interlocutore del Dipartimento di Stato americano per la prevenzione delle dipendenze. Per l’Italia è, invece, responsabile della piattaforma ISSUP, rete globale dedicata allo studio e alla prevenzione delle dipendenze patologiche.

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