Guarda il video servizio sul turismo accessibile contenente il commento di Giovanni Ferrero
Tre giorni intensi e pieni di storie, approfondimenti e riflessioni sul turismo accessibile, ma anche di parole destinate, con i loro significati e la loro forza, a ribaltare paradigmi e ad abbattere barriere non solo culturali. Il summit mondiale sul turismo accessibile si è chiuso martedì 7 ottobre, lasciando in eredità una spinta propulsiva necessaria ad innescare il cambiamento e a rispondere alle esigenze delle persone con disabilità.
La CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà, organizzando il forum in Italia, è come se avesse completato un disegno iniziato nel 2007. L’allora presidente, Paolo Osiride Ferrero, con lungimiranza ed anticipando i tempi, aveva lanciato Turismabile, un progetto proprio sul turismo accessibile, realizzato con il coinvolgimento dell’assessorato al turismo della Regione Piemonte.
Turismo accessibile, un approccio che la CPD, grazie a Paolo Osiride Ferrero, ha iniziato a coltivare nel 2007
“Quando all’epoca abbiamo iniziato a parlare di turismo accessibile con l’allora assessore Alberto Cirio, oggi Presidente della Regione Piemonte – ricorda Giovanni Ferrero, diretto della CPD – non sapevamo dove ci avrebbe portato quella strada. Sicuramente, eravamo consapevoli che bisognava fare qualcosa per migliorare l’accessibilità turistica. Nel 2007, c’era il vuoto assoluto, si mappavano solo gli alberghi. Una persona con disabilità poteva solo prenotare l’albergo. Quindi, avevamo solo la struttura adatta o meno. Una cosa anacronistica”.
“Questa 3 giorni ci ha fatto capire veramente che sono stati fatti passi da gigante – ammette il direttore della Consulta per le Persone in Difficioltà – però, mancano ancora quei 100 metri per fare meta. Noi ci troviamo in questa situazione: c’è ancora quel poco da compiere, che non è così poco, perché non abbiamo più la stessa energia del 2007, per arrivare alla vetta.
Qual è questa vetta? La vetta di poter fare in maniera che le persone, ad esempio in carrozzina, sedendosi davanti al computer o stando al cellulare, possano, sulla base delle loro esigenze, capire dove andare in vacanza. Questo può succedere se gli operatori mettono in condivisione le informazioni. Così si customizza l’esperienza del viaggio. Oggi, è possibile. Manca poco ed abbiamo gli strumenti. Si chiamano Intelligenza Artificiale”.

La necessità di togliere parole, anziché aggiungerle
L’AI, l’intelligenza artificiale, e il progresso tecnologico sarebbero in grado di rivoluzionare l’esperienza di viaggio, elaborare in poco tempo dati complessi, appianare ostacoli e semplificare il concetto di turismo accessibile. Magari, rimuovendo proprio l’aggettivo accessibile.
“Togliamo la parola accessibile – suggerisce Ferrero – perché solo la persona stessa può dire se una struttura o un museo è accessibile oppure no. Togliere la parola accessibile è un po’ come togliere la parola inclusione, che vuol dire tutto e niente. Io dico sempre partecipazione. Per partecipare, devo conoscere. Con la conoscenza c’è la customizzazione, c’è il percorso personalizzato”.
Tre immagini per la tre giorni di Torino, la scelta di Giovanni Ferrero
Ogni grande evento, che sia vissuto con partecipazione emotiva o interesse, lascia sempre nei partecipanti delle immagini indelebili. Per Giovanni Ferrero, questi sono i tre frame della tre giorni.
“Tre immagini. Una è personale, perché non mi aspettavo che il Presidente Cirio e poi l’Assessore regionale rendessero omaggio ad una persona che ha lavorato sul turismo accessibile prima di tutti e che era il Presidente della Consulta, Paolo Osiride Ferrero, colui che ha permesso alla Regione Piemonte di essere in prima fila nella cultura dell’accessibilità – ammette Giovanni Ferrero, figlio di Paolo Osiride, presidente della CPD -. Non dimentico neppure i ringraziamenti alla mia squadra ed il riconoscimento fatto dai Ministri Santanchè e Locatelli, che hanno riconosciuto il percorso che abbiamo fatto”.

“La seconda – prosegue il Direttore – è vedere 35 paesi presenti. Il mondo si è riunito a Torino per parlare di turismo accessibile. Spesso, qua in Italia, facciamo fatica a mettere insieme due regioni per farle dialogare su un tema così rilevante”.
“La terza – conclude Ferrero – è proprio la passione che questo mondo, rappresentato per il 70% dal Terzo settore, ci mette. Tante volte ci sono delle sfide che se fossero affidate al settore profit non otterrebbero alcun risultato o non sarebbero neppure state realizzate, perché non avrebbero reso un ritorno economico nell’immediato. Invece, il non-profit, per fortuna, non guarda al budget, ma contempla il valore delle azioni intraprese, mettendoci passione”.
La prossima destinazione del summit mondiale sul turismo accessibile sarà annunciata nei prossimi mesi. Da Torino, però, si ritorna con la consapevolezza che manca davvero poco ad un turismo che sia per tutti. Ossia, cucito addosso alle esigenze di ogni singola persona.


