Il 18 novembre scorso, il Senato ha fatto da cornice alla presentazione di un Disegno di Legge (Ddl) che supera la semplice modifica normativa per proporsi come una vera e propria riforma culturale e sociale.
Chiamata informalmente “Legge Bove” in onore dell’ex centrocampista della Roma e della Fiorentina, Edoardo Bove, l’iniziativa si pone un obiettivo ambizioso e vitale: cancellare l’ignoranza sul primo soccorso e, di conseguenza, salvare le 65.000 vite che ogni anno in Italia vengono perse a causa del mancato o tardivo intervento in caso di emergenza extra-ospedaliera.
Il provvedimento, voluto e sostenuto dai senatori Carlo Calenda e Marco Lombardo, risponde a una duplice urgenza: quella morale, dettata da tragedie note come quelle di Davide Astori o del giovane calciatore Mattia Giani (deceduto nell’aprile del 2024), e quella statistica, che evidenzia come l’Italia sia drammaticamente in ritardo rispetto ad altri Paesi europei in termini di diffusione delle competenze salvavita.
L’origine della legge è connessa alla fragilità esposta dal mondo dello sport: il tempo, come spesso ripetono gli specialisti, è il fattore cruciale. La rapidità e l’efficacia delle prime azioni compiute nei minuti immediatamente successivi a un arresto cardiaco o a un’ostruzione delle vie aeree determinano, nella maggior parte dei casi, la differenza tra la vita e il decesso o danni cerebrali permanenti. Senza un intervento immediato, le possibilità di sopravvivenza calano drasticamente ogni minuto che passa.
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Un nuovo modello di competenza civica
In questo contesto, la legge non intende solo migliorare la risposta emergenziale, ma costruire un “tessuto di sicurezza” diffuso, dove l’aiuto non sia assegnato unicamente al personale sanitario, ma diventi invece un’azione di competenza civica di base.
Il calciatore Edoardo Bove ha agito da potente veicolo mediatico e morale, trasformando la sua notorietà in una spinta per l’utilità pubblica e ponendo l’accento sulla grande disinformazione che genera incertezza e la paura di agire, spingendo molti a tirarsi indietro in momenti cruciali per timore di sbagliare. L’obiettivo è formare una cittadinanza non più passiva di fronte al pericolo.
Il cuore pulsante del disegno di legge si concentra strategicamente su tre fronti distinti ma interconnessi: formazione diffusa, capillare diffusione degli strumenti e abbattimento delle barriere economiche.
L’obbligo formativo: alfabetizzazione salvavita per le nuove generazioni
Il primo e forse più determinante capitolo del Ddl riguarda l’educazione. L’idea portante è quella di inserire l’insegnamento delle nozioni di primo soccorso in modo sistematico e obbligatorio all’interno dei percorsi scolastici e formativi del Paese. L’obbligo formativo è previsto per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, dove l’obiettivo è fornire alle nuove generazioni le competenze necessarie per riconoscere un’emergenza e agire prontamente.
Inoltre, la proposta ambisce a rendere il superamento di un corso base di primo soccorso come un requisito fondamentale per ottenere la patente, un modello già adottato con successo in nazioni come la Germania e l’Austria. Questa misura garantirebbe che milioni di nuovi maggiorenni entrino nella vita adulta con una competenza salvavita certificata. Allo stesso modo, si ipotizza di estendere l’obbligo di questa preparazione anche ai percorsi legati alle Scienze Motorie e ad altre professioni ad alto rischio di esposizione a infortuni o malori, garantendo che i futuri operatori sportivi e i professionisti della salute fisica siano i primi soccorritori qualificati nei loro rispettivi ambiti.
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La diffusione dei DAE e la leva fiscale
Il secondo pilastro è la promozione della diffusione dei Defibrillatori Automatici Esterni (DAE). Sebbene la normativa attuale abbia già imposto la presenza di questi apparecchi nelle strutture sportive, il testo intende spingere la loro installazione in ogni luogo ad alta frequentazione. Il DAE è un dispositivo in grado di resettare un cuore in fibrillazione e, se usato nei primissimi minuti, moltiplica le probabilità di sopravvivenza.
Per agevolare una diffusione maggiore e superare la barriera economica che spesso ne impedisce l’acquisto, il disegno di legge interviene sul fronte fiscale. L’intervento più significativo è la proposta di una drastica riduzione dell’IVA sui defibrillatori, dall’attuale 22% a un più accessibile 5%.
Una scommessa sulla consapevolezza civica
L’ampio sostegno politico riscosso, superando le tradizionali divisioni tra maggioranza e opposizione, è un segnale forte e incoraggiante. La tutela della vita e l’innalzamento degli standard di sicurezza per i cittadini hanno costituito un terreno comune sul quale l’intera classe dirigente ha saputo convergere con fermezza. L’impegno di Edoardo Bove e l’attenzione mediatica che ne deriva fungono da promotore per un cambiamento atteso da troppo tempo.
La sfida ora è trasformare questo disegno legislativo in una realtà concreta, garantendo che i fondi e le risorse siano allocati per la formazione di massa e l’acquisto degli strumenti necessari. Solo così si potrà elevare in modo sostanziale il livello di sicurezza sanitaria e di consapevolezza civica dell’intera comunità italiana. La Legge Bove è, in definitiva, una scommessa sulla capacità degli italiani di diventare la prima linea di difesa per la salute propria e altrui. La sua approvazione non significherebbe solo l’introduzione di una nuova norma, ma la nascita di una generazione di soccorritori consapevoli, capaci di salvare vite ovunque si trovino.
Foto copertina: Riconoscimento editoriale Shutterstock / ID Foto: 2623118731 / Autore: Raffaele Conti 88



