Il linguaggio cambia la società: la Costituzione aggiorna le parole e guarda a una nuova cultura della disabilità

Attualità

Condividi su:

Il via libera unanime della Commissione Affari Costituzionali del Senato alla modifica degli articoli 3 e 38 della Costituzione rappresenta molto più di un semplice intervento lessicale. Sostituire “minorati” con “persone con disabilità” significa riconoscere che le parole non sono neutre, ma contribuiscono a costruire la percezione della realtà e il grado di inclusione di una società.

Le parole non sono mai soltanto parole. Raccontano il tempo in cui vengono pronunciate, riflettono il modo in cui una comunità guarda alle persone e, spesso, anticipano i cambiamenti culturali destinati a diventare patrimonio collettivo. È in questa prospettiva che va letto il via libera unanime della Commissione Affari Costituzionali del Senato al disegno di legge che modifica gli articoli 3 e 38 della Costituzione, sostituendo il riferimento alla “disabilità” e cancellando il termine “minorati”, espressione ormai figlia di un’altra epoca.

Si tratta del primo passo di un iter parlamentare che punta ad aggiornare il testo costituzionale, adeguandolo a un linguaggio rispettoso della dignità della persona e coerente con i principi dell’inclusione.

Disabilità in Costituzione: la soddisfazione del Ministro Locatelli

Il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha accolto con soddisfazione l’approvazione del provvedimento, sottolineando come il cambiamento lessicale rappresenti soltanto l’inizio di una trasformazione più ampia. “Il passaggio dalla mera capacità residua di lavorare alla valorizzazione della persona è fondamentale per garantire a tutti una migliore qualità della vita, a partire dal linguaggio, fino alle disposizioni normative e a una spinta culturale che veda la persona con le sue potenzialità e senza fermarsi ai limiti“, ha dichiarato.

Una riflessione che va ben oltre il diritto costituzionale. Da anni, infatti, il dibattito internazionale evidenzia come il linguaggio contribuisca a determinare l’inclusione o l’esclusione sociale. Termini un tempo ritenuti normali oggi risultano inadeguati perché trasmettono una visione centrata sul deficit della persona anziché sulla sua individualità.

Persone first language

Non è un caso che anche la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità abbia introdotto un cambio di paradigma: non più la persona definita dalla propria condizione, ma la persona prima di tutto, con i suoi diritti, le sue capacità e le sue aspirazioni. È il principio della cosiddetta person first language, che negli anni ha influenzato legislazioni, pubbliche amministrazioni e mezzi di comunicazione.

L’evoluzione del linguaggio non riguarda esclusivamente il mondo della disabilità. Negli ultimi decenni il lessico istituzionale e giornalistico si è progressivamente adattato ai cambiamenti culturali, abbandonando termini percepiti come discriminatori o stigmatizzanti in favore di espressioni più rispettose delle persone e delle loro condizioni.

Naturalmente il cambiamento delle parole, da solo, non basta. Nessuna modifica terminologica può sostituire politiche efficaci, servizi adeguati o diritti realmente esigibili. Tuttavia il linguaggio rappresenta il punto di partenza di ogni trasformazione culturale. Le norme scritte nella Carta costituzionale hanno anche una funzione simbolica: indicano i valori sui quali si fonda la Repubblica e orientano il modo in cui le istituzioni e i cittadini interpretano quei principi.

Sostituire una parola ha un significato profondo

Per questo motivo la sostituzione di una parola apparentemente tecnica assume un significato profondo. Eliminare un termine come “minorati”, nato in un contesto storico ormai superato, significa riconoscere che la persona non può essere identificata dai propri limiti. Significa affermare che il rispetto passa anche dalla scelta delle parole.

La Costituzione italiana, dunque, continua a evolversi insieme alla società. Non cambia soltanto il lessico: cambia lo sguardo con cui il Paese sceglie di raccontare sé stesso e i suoi cittadini. Ed è proprio da questo nuovo modo di nominare le persone che può prendere forma una cultura sempre più inclusiva, capace di mettere al centro la dignità, l’uguaglianza e il valore di ogni individuo.

Foto copertina – ID SHUTTERSTOCK 1738795529 | Photographer Daniele Cossu

Ultimi Articoli

Condividi Articolo