Perché Sanremo è Sanremo. Non è soltanto un modo di dire, ma una sintesi efficace di ciò che la 76ª edizione del Festival di Sanremo rappresenta oggi per l’economia e per il turismo culturale italiano. I numeri parlano chiaro: oltre 250 milioni di euro di valore della produzione attivato, circa 96 milioni di euro di impatto sul PIL nazionale e 1.310 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno generati lungo la filiera.
Secondo le stime diffuse dal Ministero del Turismo durante lo svolgimento della manifestazione, il valore economico complessivo sul territorio avrebbe superato i 200 milioni di euro, con un incremento del 9,2% rispetto all’edizione precedente. A questi si aggiunge un’eredità immateriale stimata in 150 milioni di euro tra copertura mediatica internazionale e valorizzazione del brand territoriale.
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L’analisi economica: un moltiplicatore che attiva l’intera filiera
L’analisi di EY-Parthenon ha stimato per l’edizione 2026 un valore della produzione pari a 252,1 milioni di euro, con un moltiplicatore di 2,47: ogni euro speso ne genera quasi due e mezzo lungo la catena economica.
Il contributo maggiore deriva da pubblicità e sponsor (175,6 milioni di euro), seguiti dalle spese organizzative (48,2 milioni) e dalla spesa di spettatori e professionisti (28,3 milioni). L’impatto sul PIL è pari a 95,9 milioni di euro.
Il settore più coinvolto è quello della produzione cinematografica, televisiva e musicale, ma le ricadute interessano anche ospitalità, ristorazione, marketing, consulenza, servizi amministrativi e attività immobiliari. È il segno di un evento che non si esaurisce sul palco dell’Ariston, ma attiva una rete economica capillare.
Turismo e permanenza media: i dati pre-festival del Ministero
Durante la manifestazione, il Ministero del Turismo ha diffuso stime che indicavano 7.250 arrivi (+7,3%) e quasi 40 mila presenze (+14,3%), con una permanenza media in crescita da 5,1 a 5,5 giorni. La spesa diretta sul territorio è stata stimata in 44 milioni di euro, di cui 25 destinati alla filiera turistica.
“La vera forza della manifestazione risiede nella sua eredità”, aveva dichiarato la ministra Daniela Santanchè agli organi di stampa. “Il fatto che la voce più rilevante dell’impatto complessivo sia costituita dai 150 milioni generati dalla copertura mediatica e dalla valorizzazione del brand conferma come il Festival sia una vetrina costante che promuove l’Italia nel mondo ben oltre la durata dell’evento”.
Chi sono i principali viaggiatori durante il festival? Secondo le rilevazioni, al primo posto si collocano le coppie, che rappresentano il 58% del totale. Seguono, a pari merito, i viaggiatori singoli e i nuclei familiari, entrambi attestati al 19%. Si tratta di un pubblico organizzato e consapevole: il soggiorno viene pianificato con un anticipo medio di circa 56 giorni. Quanto alle strutture ricettive, quasi due terzi dei visitatori confermano la preferenza per l’hotel, a testimonianza di una domanda orientata verso soluzioni tradizionali e di qualità.
Il bilancio post-festival: la visione della Regione Liguria
A manifestazione conclusa, l’assessore regionale al Turismo Regione Liguria, Luca Lombardi, ha tracciato un bilancio complessivo ai microfoni di Riviera Time, nella Time Glass del Festival: “Questa manifestazione ha un impatto economico per la Liguria di 250 milioni di euro e genera 1.350 posti di lavoro. Direi una roba non da poco”.
Per Lombardi il Festival è un asset strategico e identitario: “Pensate di mettere questo Festival da un’altra parte: uno dice ‘ho partecipato a Sanremo, ho vinto a Sanremo’. È ovvio che dobbiamo per forza conservarlo”.
Un aspetto centrale è proprio la dimensione mediatica. I dati di ascolto diffusi dalla Rai dimostrano che la cartolina istituzionale della Regione Liguria è stata vista complessivamente da 38.876.557 telespettatori.
Una clip accompagnata dalla frase “Heart to heart”, pensata per richiamare l’unicità dell’esperienza ligure e uno stile di vita fondato su sobrietà, autenticità ed essenzialità, elementi sintetizzati nella campagna “LaMiaLiguria”.
La Liguria, nel frattempo, ha superato i 21 milioni di presenze turistiche complessive, con un incremento di un milione rispetto all’anno precedente. Il Festival si inserisce in una strategia più ampia che punta su borghi, outdoor ed esperienze autentiche, dimostrando come un grande evento possa fungere da acceleratore per l’intero sistema turistico regionale.
Turismo culturale e sviluppo territoriale: la lezione di Sanremo
Il turismo culturale è una forma di viaggio motivata dal desiderio di vivere il patrimonio di una destinazione, non solo attraverso musei e monumenti, ma anche tramite eventi, tradizioni e patrimonio immateriale. Negli ultimi anni si è trasformato: da esperienza contemplativa a esperienza partecipativa, dove il visitatore cerca autenticità e coinvolgimento.
In questo scenario, il Festival di Sanremo è un esempio emblematico. Non è soltanto una gara musicale, ma un racconto identitario che genera valore economico, reputazione e visibilità internazionale.
Il caso Sanremo dimostra come il turismo culturale possa diventare leva strategica di sviluppo territoriale: rafforza la brand identity, favorisce la destagionalizzazione, svolgendosi a febbraio, e amplia l’attrattività internazionale grazie alla forte esposizione mediatica.
La sfida ora è consolidare questo modello con politiche di lungo periodo, investimenti sostenibili e una misurazione sempre più puntuale degli impatti.
Perché Sanremo è Sanremo. Ma soprattutto perché dimostra che cultura, economia e turismo possono dialogare in modo virtuoso, generando crescita, occupazione e sviluppo territoriale sostenibile.
Articolo a cura di Federica Chiovini
Immagine di copertina: ID Shutterstock 2561940817 | Photographer: Andrea Izzotti




