Tensioni sociali d’autunno in Europa: casa e scuole riaccendono le piazze di Spagna e Francia

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L’autunno europeo si preannuncia carico di tensione sul fronte sociale. Se la temperatura è determinata dalle mobilitazioni di massa e dalle proteste di piazza, allora è facile prevedere una stagione a dir poco turbolenta. Quanto sta accadendo in Spagna e in Francia non ha spaccato o messo in discussione solo il fronte politico, ma ha aperto una riflessione profonda e globale sul welfare e sui diritti sociali fondamentali. Decine di migliaia di cittadini spagnoli e francesi, molti dei quali giovani e giovanissimi, hanno dato vita a una serie di manifestazioni contro la classe dirigente dei rispettivi Paesi, giudicata colpevole di non difendere i diritti all’abitazione e allo  studio.

Con un clima che man mano è diventato sempre più incandescente, alimentato da animi esacerbati e disperazione, le proteste hanno preso anche una deriva incontrollata. Nelle città iberiche e transalpine non sono mancati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. I momenti drammatici non hanno fatto altro che spostare altrove le ragioni di chi è sceso in piazza per far sentire la sua voce o per difendere una giusta causa. Dalle politiche a supporto dei cittadini, delle persone più fragili e delle future generazioni, si è passati a parlare di violenza, di episodi da condannare incondizionatamente e, nel caso spagnolo, anche di crisi di governo e di elezioni anticipate.

L’emergenza abitativa al centro delle tensioni spagnole

A far deflagrare le rimostranze degli spagnoli e la loro veemente contestazione contro la classe dirigente è stato un episodio che è diventato uno dei simboli di questo autunno caldo sul fronte sociale: lo sfratto di Maricarmen, una donna di 87 anni, impossibilitata a pagare l’affitto dell’abitazione in cui viveva da 70 anni, che nel frattempo era quintuplicato. Le immagini dell’anziana portata via in barella, deceduta in ospedale qualche giorno dopo e a poche ore dall’autorizzazione al rientro nella sua abitazione, hanno scosso l’opinione pubblica, causando un effetto domino e scoperchiando il vaso della crisi abitativa e della speculazione edilizia.

Dal 23 settembre, giorno dell’allontanamento coatto dell’anziana, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza, facendo tintinnare le chiavi in segno di protesta e scagliandosi con parole e slogan contro il governo di Pedro Sánchez e i politici. 

La mobilitazione popolare ha acceso i riflettori sui prezzi fuori controllo degli affitti, sull’attività dei cosiddetti fondi avvoltoio, capaci di costruire e acquistare interi quartieri e di dettare le politiche di prezzo, e sullo scontro generazionale. Nonostante un PIL in crescita del 2,6% (la Banca di Spagna ha rivisto al rialzo il valore complessivo del prodotto interno lordo), lavoratori e studenti faticano a rendersi indipendenti. 

La pressione popolare ha indotto il governo Sánchez a varare un piano d’urgenza sulla questione abitativa. La sua bocciatura in Parlamento ha dimostrato quanto sia difficile intervenire su un tema così complesso come quello del mercato immobiliare e, soprattutto, ha causato la caduta dell’esecutivo, con il premier costretto a convocare le elezioni anticipate (29 novembre).

Spagna: tutto sul Piano casa di Pedro Sánchez

Sciolto il Parlamento, Sánchez ha fatto approvare dal Consiglio dei Ministri, al lavoro solo per la gestione degli affari correnti, due decreti legge sul piano casa. Le 21 misure proposte per fronteggiare la crisi abitativa sono pressoché identiche a quelle che avevano spaccato la sua flebile maggioranza. 

La Spagna ha così provveduto a dare ossigeno alle famiglie in condizione di vulnerabilità sociale ed economica, prorogando di due anni la scadenza dei contratti d’affitto (la condizione si applica solo a chi è in regola con i pagamenti; inoltre è vietato effettuare l’aumento del canone di affitto durante questo periodo), bloccando gli sfratti esecutivi fino al 2030 e introducendo sgravi fiscali nella dichiarazione dei redditi per quanto riguarda la quota dell’affitto. Inoltre, oltre a cercare di arginare il proliferare dei contratti di affitto di breve durata, sono state varate misure fiscali volte a “premiare” i locatori che decidono di affittare i propri immobili a prezzi calmierati o accessibili e stanziate risorse per l’acquisto della prima casa. Grazie alla linea di credito statale di 10 miliardi di euro, lavoratori, giovani e famiglie a basso reddito possono accedere a prestiti agevolati fino a 50.000 euro, a tasso zero e senza interessi, per l’acquisto della loro prima dimora. 

 

280 milioni di euro in garanzie statali sono stati poi dirottati nella costruzione di nuovi complessi residenziali, con l’intento di abbattere i tempi di consegna delle case popolari. Anche il Terzo settore è stato coinvolto nelle misure sull’emergenza abitativa. Il governo ha destinato 400 milioni di euro per sostenere le iniziative delle imprese del non profit che offrono o gestiscono alloggi a canone sociale.

Dalla Spagna alla Francia, dal diritto alla casa al diritto all’educazione

Se in Spagna il popolo è sceso in piazza per l’emergenza abitativa, in Francia sono stati gli studenti a prendersi la scena, facendo sentire la loro voce e chiedendo l’attenzione di Macron. Quelle che dovevano essere delle proteste pacifiche si sono trasformate in scontri con le forze dell’ordine. Le immagini di violenza urbana, tanto a Parigi quanto nel sud del Paese, e dei danni causati ad edifici pubblici e privati hanno fagocitato i buoni motivi per migliorare il sistema d’istruzione transalpino. 

I punti che hanno guidato le contestazioni sono molteplici e ruotano intorno ad un fatto: la scuola in Francia non è un ascensore sociale, ma si sta trasformando in un luogo in cui vengono evidenziate le disuguaglianze sociali. Dalla carenza di docenti, visto che all’appello mancherebbero 4.000 insegnanti, al sovraffollamento delle classi e al taglio delle risorse per i corsi di recupero pomeridiani, passando per la presenza ridotta di professionisti sanitari in grado di rispondere alle esigenze di supporto psicologico richieste dai teenager, sono molteplici i punti che descrivono un sistema pronto a collassare. 

Ma il vero nodo è rappresentato dalla riforma di Gabriel Attal, ex Premier ed in precedenza Ministro dell’educazione nazionale e della gioventù. La suddivisione di studenti in gruppi a seconda del livello di conoscenza della lingua francese e della matematica è il vero pomo della discordia.

L’altra questione spinosa, invece, si chiama Parcoursup, la piattaforma digitale utilizzata da maturandi e diplomati per candidarsi alle università francesi, agli istituti tecnici o per accedere ad altri programmi di istruzione superiore. L’accesso a una facoltà, ad esempio, sarebbe deciso da un algoritmo e assomiglierebbe più a un colpo di fortuna che a una valutazione meritocratica. Parcoursup è diventato un fattore di ansia, depressione, disturbi emotivi e disagio negli studenti.

Dopo settimane di tensione, il Governo è sceso a compromessi. Se il Ministro dell’Istruzione, Edouard Geffray, ha proposto la linea dura sul fronte dei danni causati dagli scontri, chiedendo che a pagare il conto siano i genitori degli studenti, sul fronte della carenza del corpo docente si è mostrato più conciliante. Ha promesso l’inserimento di 3.000 insegnanti nelle scuole. Inoltre, il Governo di Sebastien Lecornu, sta pensando di inserire degli scostamenti nel bilancio 2027 per tradurre le richieste degli studenti in azioni concrete. 

Ma ai giovani transalpini tutto questo non basta. E forse, a pochi mesi dalle presidenziali, la questione dell’educazione potrebbe diventare uno dei temi della campagna elettorale. 

 

Le proteste in Spagna e Francia hanno acceso campanelli d’allarme in tutta Europa. Al di là della diversa natura delle contestazioni che hanno scosso l’opinione pubblica, l’aspetto che i governi europei non dovrebbero sottovalutare riguarda i diritti inviolabili dei cittadini. Su questioni come il diritto all’abitazione e all’istruzione non bisogna trincerarsi. Anzi, bisogna essere capaci di proporre soluzioni e interventi in grado di garantire il bene comune e il principio di uguaglianza.

 

 

Immagine di copertina – Credits: ID Shutterstock 2850094633 | Photographer: Oscar Gonzalez Fuentes

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