A quattro anni dal 2030 quali obiettivi di sviluppo sostenibile sono stati raggiunti dall’Italia? Su quanti, invece, il nostro Paese è, purtroppo, in notevole e colpevole ritardo? Il rapporto Istat (clicca qui per consultare l’ebook) sui 17 Sustainable Development Goals (SDGs) dell’Agenda 2030 contribuisce a fornirci una fotografia chiara sul percorso che l’Italia sta facendo.
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Obiettivi Agenda 2030: rispetto ad un anno fa, l’Italia fa un passo indietro in “Pace, giustizia e istituzioni solide” e pure “Istruzione”
Rispetto ad un anno fa, la metà (51%) delle 243 misure statistiche considerate risulta in miglioramento, mentre un 25% registra una situazione di stabilità e il restante 24% un peggioramento. Significativi segni meno si trovano davanti al Goal 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide) e del Goal 4 (Istruzione). I numeri della rappresentanza femminile e giovanile in Parlamento, così come l’affollamento delle carceri e il deterioramento delle competenze degli studenti, uniti alla contrazione della quota dei laureati, hanno fatto fare un passo indietro all’Italia. Lo stesso dicasi per l’obiettivo 1 sulla povertà zero.
Le note positive, invece, arrivano su tutto il fronte del Goal 17 (Partnership per gli obiettivi), mentre si notano segnali incoraggianti dal Goal 10, per l’attenuazione delle disuguaglianze distributive, e dall’obiettivo 2 (Fame zero), grazie al cambio di passo osservato in alcune misure di sostenibilità dell’agricoltura. Sono rimasti stabili, infine, gli indicatori dei Goals 15 (Vita sulla terra), 6 (Acqua) e 14 (Vita sott’acqua).
Il quadro rispetto a 10 anni fa
Se si sposta il punto di osservazione indietro nel tempo, emerge un quadro senza dubbio positivo. Nel corso degli ultimi 10 anni, le misure statistiche relative agli obiettivi di sviluppo sostenibile sono migliorate, anche se, complessivamente, necessiterebbero di un boost. Il 53,8% degli indicatori presenta un segno più, ma a preoccupare è quell’11,3% che ha registrato una pericolosa e preoccupante frenata. I traguardi ottenuti nei Goals 12 (Consumo e produzioni responsabili), 6 (Acqua) e 11 (Città sostenibili) sono peggiorati, mentre tendenze positive si rintracciano negli obiettivi 10 (Ridurre le disuguaglianze), 5 (Parità di genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 7 (Energia).
I risultati delle Regioni sul fronte Agenda 2030
Il rapporto offre anche uno spaccato degli ultimi 365 giorni inerente alle asimmetrie regionali rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Strutturando le misurazioni secondo la tradizionale tassonomia delle 5 P, ossia il raggruppamento degli indicatori relativi alle aree People, Prosperity, Planet, Peace e Partnership, si notano divari rilevanti nel Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze). Calabria, Campania e Sicilia evidenziano marcate vulnerabilità nel reddito e nel rischio povertà, rispetto ai capofila: provincia autonoma di Bolzano, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta.
Lo stesso dicasi nel Goal 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), con le tre regioni del meridione sopra indicate penalizzate dal tasso di disoccupazione (50,3%, 50,8% e 51,4% sono i tassi di persone occupate rispettivamente in Calabria, Campania e Sicilia, a differenza di una media nazionale del 67,6%, considerata la fascia di popolazione tra i 20 e i 67 anni) e dal numero di NEET (se la media nazionale è pari al 13,3%, in Sicilia, Campania e Calabria i NEET toccano rispettivamente quota 22,8%, 21,5% e 20,9%).
I risultati che arrivano dall’area Planet, vale a dire gli obiettivi 14 (Vita sott’acqua) e 15 (Vita sulla terra), mostrano invece un Mezzogiorno in grado di raggiungere risultati migliori rispetto all’Italia settentrionale.
Sviluppo sostenibile: Italia vs UE 27
La sostenibilità è anche uno dei pilastri delle politiche comunitarie. Così, se si analizzano gli 82 indicatori selezionati dall’EU-SDG Indicator set di Eurostat, si evince che nel 49% dei casi l’Italia è in posizione di svantaggio rispetto alla media continentale. Rispetto al 2015, il Belpaese ha tuttavia evidenziato un miglioramento, con la percentuale di indicatori favorevoli che è passata dal 28% all’attuale 34%.
Gli obiettivi 12 (Consumo e produzioni responsabili), 2 (Fame zero), 5 (Parità di genere), 7 (Energia) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide) collocano il nostro Paese al di sopra della media dei 27 componenti dell’UE. L’Italia si trova al di sotto della media nei Goals 15 (Vita sulla terra), 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), 11 (Città sostenibili) e 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), nei quali, come riporta il report di sostenibilità, la quota di indicatori critici è “particolarmente elevata”.





