Oltre i record e le vittorie, Binaghi (FITP) difende il ruolo sociale del tennis e lancia la sfida sulle infrastrutture

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Oltre i record e le vittorie, Binaghi (FITP) difende il ruolo sociale del tennis e lancia la sfida sulle infrastrutture

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8 uomini e 2 donne tra le prime 101 posizioni delle rispettive classifiche tennistiche. Imprese leggendarie, come l’oro in doppio alle Olimpiadi di Sara Errani e Jasmine Paolini o il successo di Jannik Sinner a Wimbledon, solo per citarne due. I trionfi seriali in Coppa Davis e in Billie Jean King Cup. L’organizzazione delle ATP Finals con i migliori 8 re del circuito maschile e pure l’atto conclusivo della Davis. Ma soprattutto, circoli tennis e campi da padel presi d’assalto.

Il movimento della racchetta italiana sta vivendo la sua golden age. Il presidente Angelo Binaghi potrebbe crogiolarsi per questa situazione ed invece il numero uno della Federtennis non si ferma: alza l’asticella.

Come i suoi alfieri sui campi da tennis, costruisce il prossimo punto con attenzione, consapevolezza del valore del movimento e determinazione. E quando è chiamato a rispondere, come avvenuto in occasione del panel dell’Osservatorio Valore Sport dedicato all’impatto e alla legacy dei grandi eventi sportivi, gioca profondo, forte dei suoi numeri.

I numeri è inutile citarli oggi – ha  contestualizzato Angelo Binaghi -, perché crescono esponenzialmente di giorno in giorno. Grosso modo posso dire che sia sulle Nitto ATP Finals che sugli Internazionali d’Italia abbiamo, rispetto al record dello scorso anno, un aumento tra il 20 e il 40% dell’incasso dalla biglietteria, del numero di biglietti ed abbonamenti venduti.

Il nostro canale SuperTennis ha raddoppiato gli ascolti anno su anno, 2025 su 2024. Questi sono in genere i due termometri che noi prendiamo in considerazione per misurare settimanalmente quello che è il valore percepito del nostro sport al di fuori del nostro ecosistema. I nostri tesserati lo scorso anno sono aumentati di 120.000 unità e, rispetto al record del 2025, in questi primi mesi abbiamo altri 70.000 tesserati in più”.

È tennis mania, ma le infrastrutture riescono a rispondere alla crescente domanda?

Il boom, però, presenta anche il rovescio della medaglia: mancano strutture in grado di rispondere all’incremento di domanda. Anche il tennis, come altre discipline, deve fronteggiare l’atavico problema italiano del deficit strutturale. Ma Angelo Binaghi non è uno che attende. Una soluzione la trova sempre. Nel caso specifico, accanto alla Federtennis si schiera l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale

Il deficit strutturale relativo agli impianti lo stiamo affrontando insieme al Credito Sportivo – ha sottolineato il numero uno del tennis italiano al Salone d’Onore del CONI -. Abbiamo varato un nuovo strumento, il primo nella storia dello sport in Italia, che in buona sostanza consente alle nostre società sportive e alle nuove che si creano nei territori dove siamo scoperti – perché questa è la differenza fra noi e il calcio: noi abbiamo aree d’Italia nei piccoli e medi comuni molto più scoperte delle loro, mentre nelle aree metropolitane, come a Roma, ci sono più campi da tennis e di padel che campi di calcio, com’è ovvio che sia – di poter avere i soldi per fare nuovi campi da tennis, da padel, da pickleball o nuove coperture di questi campi, a tasso zero e senza spese. Non le sembra poco? E renderli in 10 anni.

Non è mai successo. Credo che questa sia una buona leva per attrarre investimenti privati molto più cospicui, quindi è una leva finanziaria importante, che consente nel modo più veloce possibile di adeguare l’offerta di campi da tennis e padel alla domanda che è impazzita”.

Il modello tennis osservato anche dalla Lega Serie A di calcio

Binaghi guarda al calcio, ma anche la Serie A, come ammesso candidamente dal suo presidente Ezio Simonelli, osserva attentamente la crescita del tennis. Il mondo del pallone cerca di carpire i segreti dell’expolit della racchetta e studia il modello  di business e di promozione dello sport da parte della Federtennis. Del resto, i numeri generati dalle due discipline non sono mai stati così simili.  

 

“19,2 milioni di appassionati contro 21,5. Significa che il calcio, rispetto al tennis, ha un bacino superiore di circa il 10% – ha puntualizzato il Presidente della FITP -. Come numero di praticanti – e per noi è più importante il valore di quest’ultimi rispetto a quello degli appassionati – il tennis e il padel annoverano 6,2 milioni praticanti contro i 6,5 del calcio.

Quindi siamo sotto un po’ meno di circa il 5-6%, con la grande differenza che loro per motivi vari sono in decremento leggero da qualche anno, mentre noi continuiamo a crescere da 20 anni a questa parte. Vogliamo rimanere secondi tutta la vita nel tennis? Sinner ci ha insegnato: nello sport, si gioca per vincere”.

Il successo, però, genera invidia

In un campo la FITP ha già superato il calcio. Nel 2025, infatti, come riportato da un’analisi economico finanziaria, il tennis ha generato il valore della produzione più elevato tra tutte le Federazioni. 

Il boom, ricontrato nei ricavi, nei successi sportivi, nei biglietti venduti e nell’allargamento della base, alimenta l’invidia di chi non riesce a stare al passo con il movimento tennistico.

Questa l’ha sempre avuta, perché il tennis è sempre stato visto come uno sport d’élite, lo sport dei ricchi. Tutte fesserie – ha sentenziato Binaghi, prima di passare al contrattacco -. Qualche cretino di collega, assurto poi a maggiori successi, mi ricordo che due anni fa, in una riunione del CONI o del Comitato Paralimpico, disse addirittura che noi avevamo perso ogni scopo sociale.

Noi, un milione e mezzo di tesserati, 6 milioni e mezzo di praticanti! Un dirigente che presiede una federazione di 5.000-6.000 tesserati dice a noi che abbiamo perso gli scopi sociali. Noi che investiamo nella scuola più di tutti, abbiamo fatto un canale televisivo per diffondere in tutta la società il tennis. Questo è l’emblema dell’idiozia che spesso caratterizza la dirigenza sportiva“.

 

Credits foto di copertina: ufficio stampa TEHA

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