Oltre lo stereotipo: perché il giornalismo deve cambiare narrazione sulla disabilità

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Oltre lo stereotipo: perché il giornalismo deve cambiare narrazione sulla disabilità

Incidente stradale: quattro morti, di cui uno in carrozzina. Perché specificare? Non sono morte 4 persone? Perché comunque il giornalista rincorre il lettore con questa narrazione molto stereotipata, che piace perché siamo abituati. Ecco, bisogna cambiare: la disabilità è solamente una condizione”.

Le parole di Giovanni Ferrero puntano a essere il manifesto di una vera e propria rivoluzione. Ai microfoni di Risorse.news, il presidente della CPD (Consulta per le Persone in Difficoltà) ha spiegato come il mondo dell’informazione debba cambiare radicalmente passo: se si scrive un articolo sulla disabilità ha senso raccontarla, ma se la disabilità non c’entra nulla con il fatto di cronaca, semplicemente non se ne deve parlare.

Questa forte presa di posizione è arrivata in un contesto istituzionale d’eccezione, la sala stampa della Camera dei Deputati, a margine della conferenza stampa “AGENDA DELLA DISABILITÀ: Persone, Organizzazioni e Linguaggi che cambiano il mondo della disabilità”, dove è stato presentato l’innovativo Corso di Alta Formazione dell’Agenda della Disabilità Italia. Un percorso formativo che mira a ridefinire i temi dell’inclusione e del “Disability Management.

Ribaltare il modello aziendale: la disabilità come valore di business

In Italia i corsi sul tema non mancano, ma quasi tutti si focalizzano sulle procedure standard dell’inserimento lavorativo protetto. La proposta della CPD, invece, vuole scardinare questa logica partendo da molto più lontano.

A questo proposito, Ferrero ha spiegato che l’obiettivo del corso è ribaltare completamente la prospettiva attuale, superando il concetto assistenziale dell’inserimento lavorativo fine a se stesso e spostando il focus del discorso su pilastri strategici quali policy, cultura, “compliance normativo-societaria”, comunicazione e modelli di business.

Il vero limite culturale risiede nel fatto che oggi gli imprenditori non riescono a vedere le persone con disabilità come risorse perché, a monte, non le considerano nemmeno come potenziali consumatori. Secondo il presidente della CPD è proprio questo l’ostacolo culturale da abbattere: nel momento in cui un imprenditore comprende che progettare un bene o un servizio accessibile è una scelta economicamente vantaggiosa, poiché intercetta un target di consumatori con disabilità ad oggi ignorato, diventerà automatico per lui considerare quelle stesse persone anche come potenziali lavoratori.

 

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Oltre il recinto: l’eredità di Osiride Ferrero entra nelle aziende

La presentazione del corso coincide altresì con la quarta edizione del Premio intitolato a Osiride Ferrero, storico presidente della CPD e padre dell’attuale direttore. Portare la conferenza alla Camera testimonia la crescente importanza del premio, ma la vera novità di quest’anno è l’apertura della categoria rivolta alle aziende.

Ferrero ricorda come fu proprio suo padre, a suo tempo, a indicargli la strada, esortandolo a superare i confini tradizionali del Terzo settore, della politica e della pubblica amministrazione.

Il direttore ha ricordato come il padre sottolineasse sempre che i dipendenti di un’azienda sono innanzitutto cittadini: riuscire a innescare un cambiamento culturale all’interno del contesto lavorativo significa far sì che quel cittadino, che è anche padre, si faccia veicolo degli stessi valori al di fuori delle mura aziendali. Una reazione a catena capace di generare un impatto sociale profondo, di cui il fondatore sarebbe stato oggi estremamente orgoglioso.

Una svolta collettiva, non solitaria

Nonostante l’entusiasmo per il traguardo raggiunto a livello istituzionale, Giovanni Ferrero ha preferito non fare troppi reclami. Alla domanda se tutto questo rappresenti la svolta definitiva per l’Agenda della disabilità, il presidente sceglie la via della concretezza.

Svolta” è una parola importante, ammette, e gli strumenti messi sul mercato sono pensati proprio per innescare una trasformazione profonda, ma nessun cambiamento reale può essere calato dall’alto o completato in solitudine.

Ferrero ha infatti concluso precisando di non voler parlare di una svolta assoluta, quanto piuttosto di un percorso che può essere compiuto solo insieme alle organizzazioni e per le organizzazioni, a patto che ci sia quella reciproca fiducia che dovrebbe sempre unire il mondo produttivo al Terzo settore.

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