Lo sport, una chiave per l’inclusione sociale in Europa 

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L'inclusione sociale attraverso lo sport

Gli scorsi 12, 14 e 16 febbraio a Roma, presso il Novotel in zona EUR, si sono tenuti i primi tre incontri del progetto “Youth Workers Exchange Programme – Training Course on Inclusion in and Through Sport”, un workshop nel quale rappresentanti di Italia, Spagna, Slovenia, Francia e Turchia hanno dibattuto a proposito della propria situazione attuale circa l’inclusione sociale di persone con disabilità ed affrontato l’adozione di nuovi strumenti per migliorarla.

Gli stati partecipanti e la propria situazione attuale dell’inclusione sociale

Il primo giorno è servito a fare luce sullo scenario che ogni singolo Paese si trova ad affrontare. I commenti dei partecipanti hanno evidenziato differenze infrastrutturali e metodologiche. L’inclusione delle persone con disabilità all’interno di un club sportivo viene curata e favorita in maniera completamente differente a Roma, Madrid, Lubiana, Parigi e Istanbul.

Pertanto in una nazione con meno di 2,5 milioni di persone, di cui meno del 10% vive almeno con una disabilità, il novero di strutture inclusive è davvero esiguo. In Italia, Spagna e Francia c’è una situazione leggermente migliore rispetto alla Slovenia. Le criticità, però, non mancano neppure nei tre Paesi mediterranei. Barriere architettoniche e discriminazione la fanno ancora da padrone. In Turchia, nonostante l’adesione alla Convenzione ONU, l’accesso alle attrezzature e l’inclusione sono ancora obiettivi difficili da raggiungere.

Se la giornata del 12 ha restituito un’immagine di un’Europa che si approccia all’inclusione in mille maniere, quella del 16 si è trasformata in un mero momento di riflessione. La domanda a cui i leader europei hanno provato a rispondere è stata la seguente: quali attività migliorerebbero l’inclusione sociale di soggetti a rischio emarginazione sociale? 

 

L'inclusione sociale attraverso lo sport
“Youth Workers Exchange Programme – Training Course on Inclusion in and Through Sport” per l’inclusione sociale attraverso l’attività sportiva

Le varie proposte per il miglioramento dell’inclusione sociale

Per ovviare ad alcune problematiche riscontrate, i rappresentanti di Italia, Spagna, Francia, Slovenia e Turchia hanno presentato dei progetti che migliorerebbero la situazione attuale.

Francia: un workshop atto a aumentare il benessere e la confidenza dei diversamente abili

I francesi hanno mostrato come possibile iniziativa un workshop chiamato “YouthStation”. Gruppi composti da ragazzi e ragazze con disabilità, facilitatori e staff sportivo metterebbero a punto degli incontri in cui si concentrerebbero su attività ricreative e sessioni di benessere per aumentare la confidenza e l’employability.

Spagna: lo yoga possibile attività ricreativa per aumentare l’inclusione sociale

Dalla Spagna, invece, è giunta l’idea di creare una sessione di un’ora e trenta minuti di yoga per persone con disabilità chiamata “Yoga for all”. In questo corso i partecipanti potrebbero aumentare la propria confidenza, la propria salute fisica e il proprio benessere in generale, migliorando anche il proprio metodo di integrazione nella società. Si andrebbe a creare anche una base di conoscenze che sicuramente risulterebbe utile nel caso i vari partecipanti continuassero a fare lezioni di yoga.

Slovenia: costruire una living library per aumentare la consapevolezza

Il gruppo sloveno ha avanzato il progetto “Inclusion in motion”, grazie al quale si promuoverebbe l’inclusione sociale attraverso delle sessioni sportive alternative e sperimentali, per un gruppo di giovani misti tra normodotati e non. Il training course, della durata di 3 giorni, contribuirebbe a costituire una living library per aumentare la consapevolezza di coloro che partecipano, oltre al fatto che creerebbe un’empatia verso chi viene considerato “diverso”.

Turchia: il VR, la boccia e il basket per l’inclusione

Il team turco, il più numeroso presente all’incontro, ha proposto tre possibili attività per migliorare il più possibile la loro situazione sociale.

La prima proposta, chiamata “Move the avatar feel the sport”, consisterebbe nel creare un ambiente di realtà virtuale in cui persone con disabilità possono esercitarsi con il VR o attraverso gli esports nelle varie attività sportive proposte.

La seconda invece è “Participate, play and empower”. Puntando su delle sessioni basate sull’allenamento e potenziamento degli arti superiori, consentirebbe a giovani tra i 14 e i 29 anni con paralisi cerebrale di fare una pratica sportiva adattata.

La terza è l’”Inclusive Sport Day”, una serie di eventi che nell’arco di un mese promuoverebbero la disciplina del basket, adattandola alle varie disabilità dei partecipanti.  

Italia: lo sport in gruppo inclusivo

Il gruppo italiano, infine, ha illustrato il progetto “Sport Unity” per includere maggiormente le persone con disabilità relazionali e intellettuali grazie agli sport di gruppo. L’idea è quella di dare vita a delle partite in cui ogni team potrà contare sull’apporto di atleti neurotipici e neurodivergenti. Da una parte, l’obiettivo è quello di ridurre il gap di differenze che ci sono attualmente; dall’altra, invece, è quello di creare un ambiente sicuro in cui poter far germogliare nuove amicizie e, allo stesso tempo, abbattere barriere che, purtroppo, sono ancora oggi presenti.

Articolo scritto con il contributo di Lorenzo Toscani, volontario SCU di OPES

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