Indice articolo
“Che bravo bambino, così composto… E invece no, smetto di stare fermo mi alzo e corro, smetto di essere bravo e inizio ad essere bambino”
Le emozioni, protagoniste del nostro vivere quotidiano, sono difficili da accettare e, talvolta, vengono soppresse, portandoci a star male. Not Still (la mostra continua qui), installazione immersiva, realizzata dalla Comunità Terapeutica “Basaglia”, attraverso foto e video di Stefano Bernardi – psichiatra e fotografo – racconta attraverso l’esperienza visiva e sonora (il concept sonoro è a cura di Valentina Baldassarre e Stefano Bernardi) l’importanza delle emozioni e della salute mentale. Non per chi le vede da fuori, ma per chi le vive da dentro. Not still si è tenuta presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dall’1 all’11 ottobre 2026 e potrebbe anche avere un seguito.
Il disturbo mentale non è un’etichetta e non prevale sulla persona. Non still vuole contrastare questo preconcetto, perché è la persona al centro del proprio mondo. La Comunità Terapeutica Basaglia (struttura residenziale della UOC Salute Mentale Distretto 6 della ASL Roma 2) di cui è responsabile Andrea Daverio, psichiatra e psicoterapeuta, ha avuto un ruolo fondamentale in Not Still: la voce dei ragazzi è stata protagonista e testimonianza della mostra, valorizzando l’esperienza immersiva del visitatore.
Not Still: un’incessante e continuo movimento
Un movimento incessante, uno stato di sospensione percettiva: così Not Still parla al pubblico descrivendo il disturbo mentale come uno stato non immobile, non fermo, un mutare continuo. Stefano Bernardi ha riferito a risorse.news: “volevo che il visitatore, entrando nella mostra, potesse essere messo nella stessa condizione degli ospiti della Comunità Terapeutica”, un modo, ha quindi spiegato, non solo di poter vedere e vivere per la prima volta le foto, ma anche di arricchire la propria esperienza con la voce delle ragazze e dei ragazzi della Comunità.
“I ragazzi hanno aperto e hanno reagito a queste foto ipotizzando chi fosse la persona ritratta – ha proseguito il fotografo – dando inoltre dei nomi ai personaggi. Poi, hanno ritrovato in queste foto le loro emozioni presenti e passate, immaginando cose ancora non successe. Infine, hanno scritto dei racconti e le voci che sentite nella mostra partono proprio da queste emozioni scritte e registrate in un audio“.
Tuttavia, i soggetti rappresentati nelle immagini di Not Still non sono i ragazzi della Comunità, sono persone esterne che hanno voluto dare il proprio contributo all’iniziativa: “Quasi tutti i partecipanti sono irriconoscibili perché l’intento di queste foto è di essere indefinite e di alludere al non cosciente. C’è un solo volto perfettamente riconoscibile che è di una modella che si è prestata al ritratto, Christa Bingwa”.

Infatti, l’ultima foto della sequenza riguarda questo ritratto: il volto di una donna, immobile e a primo impatto con uno sguardo perso e fermo; ma non è così. Si può notare come in quello sguardo il mondo interno non sia affatto fermo, ma in un continuo e incessante cambiamento.
Bernardi ha concluso raccontando le origini di Not Still: “L’idea è quella di fare un percorso che porti ad un’immagine. Un percorso indefinito che porti a un’immagine definita. È il messaggio che vogliamo dare con questa mostra: non vogliamo parlare della malattia e della sofferenza, ma vogliamo proporre un concetto di salute mentale che è quello di una ricerca continua”.
“L’oscurità non è sempre brutta, si può trovare qualcosa di bello: Il pensiero gioisce di esistere, insieme alle farfalle che volano davanti agli occhi che restano chiusi” (Traduzione dal polacco)
10 ottobre: Giornata Mondiale della Salute Mentale
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si tiene ogni anno il 10 ottobre, vale la pena sottolineare e ricordare che provare emozioni, anche se negative, non corrisponde all’avere un disturbo. Piangere, essere tristi, avere paura o provare rabbia fa parte della vita: sono esperienze che si possono vivere quotidianamente e vanno riconosciute, non evitate o considerate automaticamente patologiche.
A tal proposito, Bernardi ha voluto sottolineare: “Noi dobbiamo veicolare un messaggio che stare male può essere normale. Le emozioni sono sane. Questa sembra un’espressione banale o molto semplice, ma dobbiamo emozionarci. Stare bene non significa non provare emozioni, non stare male, non piangere. Vorrei porre l’attenzione su due aspetti: da un lato i disturbi mentali non sono malattie incurabili; dall’altra non tutte le emozioni negative vanno interpretate come segnali di un disturbo”.
Quindi, i disturbi mentali non sono debolezze né condizioni inevitabili, ma possono essere trattati e chiedere aiuto non è segno di fallimento. E anzi, il rischio è quello di imbattersi nell’isolamento, perché chiudersi in se stessi, smettere di riconoscere e condividere ciò che si prova, rinunciando alla vita sociale e alla propria salute mentale può trasformare un momento di crisi in un pericolo più serio. Parlare, rivolgersi a persone fidate e a specialisti quando il disagio persiste è un atto di cura verso se stessi.
“Tante cose non sono mie perché i mondi terribili e violenti da cui vengo non me lo hanno permesso; magari è proprio oggi il momento, magari è questo il premio: muoversi, piangere, cambiare, fare mie nuove idee, trasformarsi, non stare fermi: riscoprire che saper giocare è come non morire mai”.

*Le citazioni presenti nell’articolo sono delle ragazze e dei ragazzi della Comunità Terapeutica Basaglia e fanno parte del progetto Not Still.







