Daniele Terenzi, Anna Fusco e Raffaele Capperi uniti per “togliere le etichette” alla Partita del Cuore Pro

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Daniele Terenzi, Anna Fusco e Raffaele Capperi uniti per "togliere le etichette" alla Partita del Cuore Pro

C’è un filo rosso, invisibile ma solidissimo, che unisce la danza, il cinema e il campo da calcio. Un legame che non dipende dalle discipline, ma dalla determinazione di chi le pratica. Lo dimostra con chiarezza la recente edizione della Partita del Cuore Pro, l’evento dedicato allo sport inclusivo e paralimpico promosso da Roma Calcio Amputati e Academy ProAbile

Tra sessioni gratuite di discipline integrate e il fischio finale del match amichevole tra VIP, istituzioni e atleti di caratura internazionale come Arturo Mariani e Simone Perrotta (clicca sui link per le interviste), a parlare sono state soprattutto le storie.

Per l’occasione risorse.news ha raccolto le voci di tre protagonisti: il danzatore Daniele Terenzi, l’attrice e modella Anna Fusco e l’attivista Raffaele Capperi.

Tre storie diverse per percorsi professionali, biografie e caratteristiche. I tre condividono altresì il medesimo nucleo di valori: il rifiuto categorico delle etichette, il superamento delle barriere culturali prima ancora che strutturali e la ferma convinzione che la disabilità vada finalmente normalizzata come parte integrante della diversità umana. 

L’Agenda in Senato e il valore della formazione: la visione di Daniele Terenzi

L’intervista parte da una riflessione istituzionale. Proprio nei giorni precedenti la manifestazione, la Camera dei Deputati ha ospitato la presentazione dell’Agenda della Disabilità, un traguardo che Daniele Terenzi definisce senza esitazione «un obiettivo raggiunto, perché condiviso».

Terenzi, che dopo un incidente ha conquistato traguardi importantissimi arrivando fino a danzare alla cerimonia d’apertura delle Paralimpiadi, ci spiega come l’Agenda racchiuda i temi centrali dell’inclusione, ponendo un accento fondamentale sulla formazione. Secondo l’étoile, è necessario formare sempre più persone per far sì che anche i welfare aziendali e le normative permettano a chi ha una disabilità di essere, appunto, “proabile”.

Alla domanda su quali siano i cliché e le barriere ancora da abbattere, Terenzi va dritto al punto: «Bisogna un pochino normalizzare quella che è la disabilità. Non fare differenze, e per far questo bisogna allenare, attraverso la cultura e l’organizzazione quotidiana, a realizzare quello che è un superamento delle barriere che sono prima mentali e poi fisiche».

Il suo intero percorso si condensa in un vero e proprio motto di vita, applicabile sia alla danza che alla quotidianità: «“Togliere le etichette”. Togliendo le etichette possiamo far sì che le persone siano persone. Io, ad esempio, tolgo l’etichetta e sono un danzatore». Eventi come la Partita del Cuore Pro sono fondamentali proprio per questo, perché, conclude Terenzi, mostrano la disabilità a 360 gradi e avvicinano i giovani, con o senza disabilità, a uno sport dove si include chiunque.

 

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Dialogo, arte e competenza: la determinazione di Anna Fusco

Anche per Anna Fusco, attrice e modella, il passaggio dell’Agenda della Disabilità alla Camera, rappresenta un segnale forte: significa che la società sta finalmente ascoltando e che l’attivismo sta portando a un dialogo allargato, utile a ridurre la categorizzazione.

Sul piano sportivo, Fusco loda l’unicità della Roma ProAbile, un’attività che definisce bellissima perché non categorizza, augurandosi che nascano molte altre realtà simili in cui praticare uno sport “tutti uguali, tutti insieme“. Il suo impegno nel cinema si muove sulla stessa lunghezza d’onda, mirato a dare a chiunque la possibilità di raggiungere i propri sogni senza limiti. 

Ai giovani che temono di approcciarsi allo spettacolo o allo sport a causa di una disabilità, l’attrice consiglia di non mollare mai e di spingere sul dialogo: «La comunicazione, il dialogo è importante tra una persona che non vive la mia caratteristica e una persona che la vive. È importante conoscersi e capire che si può arrivare insieme da qualche parte».

C’è però un punto cruciale che l’attrice tiene a sottolineare, prima del fischio iniziale della Partita del Cuore PRO: la necessità di avere figure tecniche preparate. Ricordando i suoi anni passati a fare nuoto, racconta con ironia di come nessuno fosse in grado di indirizzarla correttamente per evitare che, non avendo una mano, deviasse continuamente da una parte. La svolta è arrivata solo grazie alla Federazione Paralimpica: «Ho trovato persone veramente specializzate e a conoscenza della situazione, così mi hanno insegnato ad andare dritta. Se ci fosse più conoscenza in generale delle nostre caratteristiche fisiche, anche da parte degli istruttori, lo sport diventerebbe sempre più aperto e accessibile a tutti».

Anna Fusco, protagonista della partita del Cuore Pro
Anna Fusco, protagonista della partita del Cuore Pro

Mettersi nei panni dell’altro: l’emozione di Raffaele Capperi

A chiudere il cerchio è Raffaele Capperi, che porta il punto di vista di chi quel campo lo ha vissuto con intensità e un pizzico di sana competizione. La partita si è conclusa con un pareggio, ma l’attivista ci tiene a ricordare che, in contesti simili, l’unica cosa che conta davvero è divertirsi.

Per Capperi la giornata è stata speciale proprio perché capace di unire lo sport e l’inclusione sociale sotto un unico grande obiettivo: dare a tutti l’opportunità di fare attività fisica. Ma l’aspetto che lo ha colpito di più, sul piano personale ed empatico, è stato un altro: «È stato molto bello il fatto di aver provato anche le stampelle, cioè quello di immedesimarsi nei panni di chi vive la vita in gamba, perché noi siamo bi-gambe, come diceva Arturo».

Giocare con le stampelle non è affatto semplice, confessa Capperi, ma l’esperimento ha avuto un valore sociale immenso. Poter sperimentare direttamente la realtà altrui e riuscire a immedesimarsi nell’altro è, a tutti gli effetti, il nucleo più profondo del concetto di inclusione.

Dalla sinergia tra queste tre testimonianze emerge il vero bilancio della Partita del Cuore Pro. Non si è trattato soltanto di un evento sportivo o di una vetrina di solidarietà, ma di un laboratorio culturale a cielo aperto. Abbattere i cliché significa questo: smettere di guardare alla disabilità con gli occhi del pregiudizio o della straordinarietà, per iniziare a guardarla attraverso la lente della normalità, del diritto allo sport e, soprattutto, della dignità della persona.

 

 

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