I “Nasi Rossi” e la terapia del sorriso: il coraggio di sapersi donare agli altri

Qualche giorno fa, mio figlio all’uscita del cinema, dopo aver visto l’ennesimo film Marvel, mi ha chiesto: “Papà ma esistono davvero i supereroi?”

La domanda mi ha lasciato un po’ perplesso, perché non sai mai, da genitore, quanta vita reale devi raccontare al tuo bambino o lasciare che una parte di questa la scopra da solo.

Con questo dubbio ancora nella testa ho incontrato Loredana Mancini e Davide Caliò, rispettivamente presidente e vice presidente dell’associazione “Clownterapia – Regalerò un sogno“, l’associazione crotonese dei nasi rossi, che prestano il loro servizio di volontari nell’ospedale della città.

La prima domanda che sorge naturale quando ci si trova davanti due “nasi rossi” è anche la più banale: da dove nasce questa loro passione?

Questa passione – ci racconta Loredana – nasce dalla voglia di dare sollievo ai sofferenti. Una cosa che ti senti dentro, quando hai qualcosa che vuoi donare agli altri. Nel mio caso poi, il tutto è nato dalle parole che mi dicevano gli amici, ma che bel sorriso, sei sempre sorridente, e allora la domanda è sorta spontanea dentro di me: perché non sorridere a chi ne ha veramente bisogno? E così che naturalmente sono andata in ospedale per conoscere questa realtà associativa che già c’era, e comprendo subito che quello è il mio spazio naturale: andare a dare sorrisi a chi soffre. Ma posso garantire che sono i sofferenti che danno a me molto di più di quanto io possa e riesca a dare loro.

A tutti capita di sentirsi depressi, giù, magari falliti per aver mancato un obiettivo, ma quando riesci a donare un sorriso ti senti meglio, i tuoi sentimenti negativi spariscono, perché mentre tu doni, ricevi“.

Davide è uno dei veterani tra i nasi rossi crotonesi, lui ha partecipato anche alla fondazione dell’associazione.

I nasi rossi dell’associazione Regalerò un sogno: “Il potere della clownterapia”

Io vengo dalla parrocchia, ma ad un certo momento, dopo tanti anni, mi sono sentito pronto per fare qualcosa di più concreto e mi sono trovato, casualmente, al cinema a vedere il film Patch Adams, e lì ho trovato l’ispirazione. Stavo cercando un modo per dare concretezza ai tanti anni di fede passati in parrocchia, e quando ho provato la prima volta ad entrare in una corsia di ospedale per portare un sorriso, mi sono sentito bene.

Ricordo ancora la prima volta, quando in due siamo entrati nel reparto di pediatria, è stato fantastico soprattutto nel percepire ciò che i piccoli pazienti ti donavano quando ricevevano il nostro sorriso. Noi abbiamo iniziato da pediatria, ma a Crotone è un reparto piccolo, e allora abbiamo cominciato a salire ai piani superiori e soprattutto ad andare dagli anziani, e lì si è aperto un altro mondo. Abbiamo così scoperto che la clownterapia è riduttiva se applicata solo ai bambini, con gli anziani funziona anche meglio“.

Sono partiti in due, poi sono piano piano cresciuti, hanno formato l’associazione e oggi contano una trentina di volontari.

Nasi rossi - clownterapia

Oggi in che reparti prestate il vostro servizio?

Pediatria, dove tutto è cominciato – continua Loredana – poi in geriatria, prima del Covid andavano anche in oncologia, ginecologia, ortopedia, adesso stiamo lavorando per avere le autorizzazioni per tornare anche in questi reparti. In questi giorni ci hanno chiesto di andare anche in nefrologia, dove ci sono spesso bambini, ma ancora ci sono tutti gli iter autorizzativi da compiere. Nonostante la fine della pandemia, gli attuali regolamenti ci limitano. Fosse per noi andremmo in tutti i reparti“.

Quant’è difficile indossare quei nasi rossi davanti al dolore?

A pediatria siamo avvantaggiati perché comunque i bambini hanno le mamme vicino, mentre a geriatria e a oncologia è realmente difficile. Persone anziane, spesso anche sole, e malati terminali sono una prova complicata da superare, le prime volte – ci confida Loredana – entravo nella stanza ma non riuscivo a starci e andavo subito via.

Poi ci sono stati degli episodi che ci hanno spronato ad andare avanti a cancellare la frase: non ce la faccio. Perché vedi che anche se la gente sta male, anche se torvi il dolore, anche se trovi la persona che sta andando via, ci siamo resi conto che come ci vedevano sorridevano e soprattutto ci ringraziavano, magari con un filo di voce o, nei casi più gravi, con un piccolo gesto della mano

I racconti si fanno più forti e senza entrare nel dettaglio di esperienze che hanno segnato i nasi rossi pitagorici, la loro forza emerge dalle loro parole e anche l’accortezza e la gentilezza con cui fanno questo servizio.

Qualche volta – racconta ancora Loredana – ci rendiamo conto che non è il momento giusto per stare con il malato e allora entriamo nelle stanze semplicemente a salutare, lasciando un palloncino a forma di cuore attaccato alla flebo, per poi ritrovarlo, qualche giorno dopo, sempre lì magari solo più sgonfio, ma l’aver ritrovato il palloncino dove l’abbiamo attaccato è il segnale che la nostra presenza non è passata inosservata, al di là del sorriso alle persone riusciamo a dare sempre qualcosa“.

Cosa serve per diventare un naso rosso?

Serve ben poco – ci spiega Davide – basta un po’ di umiltà, saper essere sé stessi. Io non mi sento un artista, mi invento sul momento quello che posso dare a quella persona. Ieri per esempio c’era un bambino nervosissimo, e anche la mamma era nervosa perché quel bambino solare che giocava sempre, con quella flebo attaccata al braccio, aveva perso la voglia di sorridere. Sono stato lì un’ora, non volevo muovermi da lì fino a quando non avrebbe sorriso. Dopo tanti tentativi, alla fine, è tornato allegro. Non mi sono inventato nulla, l’unica cosa è che non ho mollato“.

C’è un’esperienza particolare che volete raccontarci?

Ce ne sono tante – risponde Davide – ma veramente tante. Ma ce n’è una particolare che riguarda una ragazzina di quindicina anni ricoverata in ospedale. Come siamo entrati nella sua stanza, non abbiamo fatto nulla giuro, lei si è messa a ridere come una pazza, e ha continuato a ridere per tutto il tempo che siamo stati lì. A noi è sembrato tutto normale, finché la mamma, scioccata, nel senso positivo, è venuta da noi per chiederci: ma che avete fatto? Mia figlia era in uno stato depressivo da più di un mese, in uno stato di chiusura mentale, non parlava, non mangiava…

Questo episodio è molto significativo per me, perché avvalora la mia tesi che per essere naso rosso non serve molto, non serve essere artisti, attori, serve solo esserci“.

“Il nostro lavoro anche nelle RSA”

L’attività dell’associazione non si limita al solo ospedale…

Vero, noi – continua Davide – andiamo anche nelle RSA, nelle case per anziani, e vi assicuro che anche qui viviamo realtà difficili dove ritrovare il sorriso non è facile, perché incontriamo spesso anziani abbandonati a sé stessi“.

Quanto coraggio ci vuole per essere nasi rossi?

Tanto” risponde Loredana, “tantissimo” gli fa eco Davide.

Quindi qualcosa di speciale bisogna averla per fare questo servizio.

Bisogna superare le proprie paure, ripeto non è facile, anche perché non sempre ci troviamo persone davanti che vogliono i nostri sorrisi. Un paziente potrebbe stare male, aver passato una pessima nottata, o più semplicemente non aver voglia di avere gente accanto. E in questi casi non si devono forzare le persone perché otterremo un effetto contrario a quello che ci siamo preposti. Ecco perché la nostra associazione si è data una sola regola: nelle corsie si entra in punta di piedi e non si chiede mai come stai, che poi è la base della terapia del sorriso“.

“A noi basta poco: un camice bianco, qualche attrezzo e la voglia di entrare in un reparto dell’ospedale”

Parliamo un po’ dell’associazione ora.

La nostra – spiega Loredana – è un’associazione di volontariato, non siamo una onlus, non chiediamo soldi, le nostre entrate vengono dalle serate di beneficenza e servono solo a pagare le assicurazioni, prevista per legge, e per comprare di quel materiale che ci serve in ospedale. Ma in realtà per essere un naso rosso serve ben poco, un camice bianco, qualche attrezzo e la voglia di entrare in un reparto dell’ospedale, una cosa che potrebbe fare qualunque cittadino”.

L’associazione non si muove solo a Crotone.

Purtroppo a Catanzaro – Loredana – non c’è una realtà di nasi rossi e allora ci hanno contattato dall’ospedale per andare a oncologia pediatrica con i bambini che fanno day hospital. Non riusciamo ad andarci spesso, ma quando possiamo andiamo. Ci hanno chiamato anche da Reggio Calabria, ma il percorso è lungo e non riusciamo a raggiungere tutti i posti, anche perché siamo volontari, non abbiamo sovvenzioni e quindi ognuno di noi ha anche il proprio lavoro. Ci dispiace perché vorremmo essere ovunque, ma questo, purtroppo non è sempre possibile“.

Ringraziamo Loredana e Davide per il tempo che ci hanno dedicato e soprattutto per le emozioni che ci hanno trasmesso.

Ed io li ringrazio in modo particolare, perché ora che tornerò a casa, potrò finalmente rispondere a mio figlio, e gli dirò semplicemente: “Sì amore, i supereroi esistono davvero, ma non hanno mantelli, corazze, non usano martelli e non sono verdi, ma hanno, molto semplicemente, un camice bianco e un naso rosso“.

 

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