Soffia il vento del cambiamento

Giornate lunghe e calde. Soffia il vento dell’estate con la sua aria che potrebbe portare alta pressione, quindi bel tempo, in alcuni settori fondamentali della nostra società. A beneficiarne potrebbero essere, in primis, il mondo dello sport e dell’istruzione. Le previsioni indicano un sano ottimismo. Se si vanno a leggere e ad interpretare con attenzione sia le isobare sia i dati raccolti nelle ultime settimane, c’è la concreta possibilità che il solstizio d’estate porti con sé non solo una nuova stagione, ma un doveroso cambiamento.

1° luglio, la Riforma dello Sport entra in vigore

Attesa a lungo, forse fin troppo, sta per entrare in vigore la tanto agognata riforma dello sport. Come una folata violenta, spazzerà via quel mondo che abbiamo conosciuto. A partire dal primo luglio, data del suo varo, i suoi principali effetti si faranno sentire sul lavoro sportivo. L’esperienza dolorosa del Covid ha scoperchiato il vaso di pandora dello sport. La politica è stata costretta a mettere a fuoco un settore che era poco illuminato, rendendosi conto che era giunto il momento di conferire dignità e tutele a coloro che lavorano in un settore cruciale per la tenuta sociale del Paese, per la promozione dei corretti stili di vita, per la lotta alle devianze e per il miglioramento della qualità della vita dei suoi cittadini.

Lo sport è pronto al cambiamento

Anche per questo, tra maggioranza ed opposizioni non ci sono state frizioni. Tutti sono convinti della bontà del nuovo testo di legge che è ispirato dai principi della tutela dei lavoratori, della semplificazione per i datori di lavoro, della trasparenza, della sostenibilità del comparto e della dignità. Qualcuno aveva provato invano a chiedere di procrastinare ancora l’entrata in vigore. Il Ministro Abodi, invece, è rimasto fermo sul primo luglio. Si parte e, se dovessero essere necessari dei correttivi, ci sarebbero sempre tempi e modalità per intervenire in corsa e correggere il tiro.

Le principali novità del testo le abbiamo annunciate nei primi giorni del mese, praticamente subito dopo la conferenza congiunta dei Ministri Abodi e Calderone, titolari dei dicasteri dello Sport e del Lavoro. Su alcuni punti, però, è necessario ritornare.

Tutto sulla Riforma

I lavoratori sportivi (atleti, allenatori, istruttori, direttori tecnici, direttori sportivi, preparatori atletici, arbitri o direttori di gara) potranno essere inquadrati secondo le tipologie di contratto subordinato, autonomo o di collaborazione coordinata e continuativa. A seconda dei compensi ricevuti rientreranno in tre tipologie di cluster. Chi dichiara di guadagnare per le sue prestazioni (il cui limite orario settimanale è fissato in 24 ore) fino a 5 mila euro annui, che potrebbero salire fino a 6.800 € se si considerano i rimborsi spese da 150 euro mensili, non dovrà versare alcun contributo. Secondo i dati forniti dai Ministri, all’interno di questa platea esentasse rientrano l’82% dei lavoratori sportivi. Lo scaglione tra i 5.000 e i 15.000 euro annui, invece, verserà solo i contributi previdenziali (per i primi 5 anni è previsto un taglio del 50%), mentre per chi supera i 15.000 euro i versamenti riguarderanno sia i contributi previdenziali sia quelli fiscali.

Tra le ulteriori novità che verranno introdotte, meritano di essere elencate l’istituzione di un Osservatorio, che dovrà vigilare sull’impatto della riforma, e l’interoperatività tra i diversi registri. Il Registro delle Attività Sportive, ad esempio, dialogherà con il libro unico del lavoro.

È ancora presto per dire se la Riforma sarà corretta strada facendo, ma quello che è certo è che il testo approvato dal Parlamento può già da ora realizzare quanto il Ministro Abodi ed il mondo dello sport desiderano. Più che di una previsione, in questo caso si può parlare di un auspicio per un comparto che rappresenta una delle difese immunitarie della società.

Il vento dell’istruzione per contrastare la deriva sociale dei cittadini più giovani

Oltre allo sport, a contrastare determinati antigeni che concorrono alla deriva sociale dei cittadini più giovani ci pensa anche l’istruzione. L’Italia non ha ancora migliorato i dati sulla dispersione scolastica, ma sta assistendo ad un aumento del numero di matricole all’università.

Alla vigilia della maturità è doveroso inviare un pensiero a coloro che si apprestano a svolgere l’esame che chiude un ciclo, un percorso di studi ed una fase della vita di mezzo milione di studenti.

I 100 anni dell’esame di maturità

Dal 1923, ovvero da quando 100 anni fa il Ministro Giovanni Gentile introdusse la prova di maturità, questa è la notte di lacrime e preghiere, di Dante e Ariosto, di ripassi e pensieri. Mercoledì 21 giugno, primo giorno d’estate, si partirà con la prova scritta d’italiano e con le sette tracce da scegliere. Poi, il giorno successivo, sarà la volta della tanto temuta seconda prova. Quindi, l’orale, prima di staccare la spina per il meritato e dovuto riposo.

Alla vigilia dell’autunno, infine, 329.817 maturandi entreranno nelle Facoltà italiane. Il dato fornito dal Ministero dell’Università e della Ricerca fa registrare un incremento di 7.152 unità rispetto all’anno scorso. Quel 2,2% in più sul 2022 è confortante, soprattutto dopo la battuta d’arresto nelle immatricolazioni iniziata nel 2021. Significa che qualcosa sta cambiando, che sta soffiando un nuovo vento nonostante la crisi economica, il caro affitti ed altri fattori. Significativo è che a guidare la riscossa siano soprattutto gli atenei del sud.

La sfida per un’Italia più competitiva

Avere più studenti all’università vuol dire provare a rendere più competitiva l’Italia in determinati settori. Rispetto alla Germania, all’Irlanda o ai Paesi scandinavi, siamo in notevole e colpevole ritardo nei settori dell’ICT, dell’elettronica avanzata, del biomedicale, delle nanotecnologie o dell’automotive. Se riuscissimo a recuperare il passo, potremmo far crescere il sistema economico del Paese, non solo il PIL.

Abbiamo bisogno dei giovani, dello loro idee, della loro intraprendenza, della loro trasversalità, del loro pensiero positivo e della loro voglia di cambiare la società. Sì, quella società che oggi si sta perdendo dietro alla visione passiva di uno schermo e al narcisismo di influencer che vogliono imporsi come modelli.

 

Fiducia, certo, nel cambiamento. Questa è la parola d’ordine che il vento caldo dell’estate ci sta soffiando sul viso.

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