STEM e giovani nel 2026: tra luci (poche, ma eccellenti) e ombre

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Giovani e materie STEM: un tema agitato che coglie l’Italia impreparata, poco equilibrata e sicuramente incosciente rispetto all’importanza degli studi scientifici. Tenendo presente, anche e soprattutto, l’ispessimento della bolla IA che sta inglobando, in maniera sempre più pressante, ogni aspetto del mondo del lavoro.

Spesso, la questione viene approfondita guardando solo all’orientamento verso il proseguimento degli studi e alle competenze acquisite dai diplomati; ma sarebbe utile partire da molto prima, dai banchi di scuola, per cercare di capire dove si annidi il problema. Ammesso che di problema si possa parlare, perché eventi come EUCYS 2026, ovvero l’European Union Contest Young Scientists, dimostrano invece quanto le nostre ragazze e i nostri ragazzi possano puntare in alto. 

STEM tra i banchi di scuola: a che punto siamo

Per avere chiara la situazione, è bene prendere in esame i dati prodotti dagli INVALSI relativi alla questione materie scientifiche tra i banchi di scuola. Già in età adolescenziale accade qualcosa: le giovani e i giovani studenti entrano in conflitto con le discipline esatte ancor prima di definire il proprio percorso universitario. Inoltre, è proprio in questa fase di costruzione del futuro studente, del futuro lavoratore, che avviene anche un altro fatto: iniziano a manifestarsi le discrepanze, le ragazze sono meno avvezze dei ragazzi. 

Andando più a fondo: solo il 49% degli studenti all’ultimo anno delle scuole superiori ottiene una preparazione che possa dirsi adeguata in matematica; un dato che registra una flessione verso il basso rispetto agli anni precedenti. 

Quanto invece al gender gap, il Rapporto va ancora più a ritroso negli step accademici, fino ad arrivare alle scuole elementari. Pare infatti che il divario sia visibile già a partire dai 7 anni di età e aumenta, progressivamente, fino poi alle scuole superiori e oltre. 

Ma perché accade? Anche in questo caso, la risposta non è propriamente sorprendente: è grazie a una autovalutazione che le bambine, poi ragazze, tendono a svalutare le proprie competenze e i risultati ottenuti nelle materie scientifiche rispetto ai ragazzi. Una questione che resta culturale; generalmente, famiglie e ambiente scolastico tendono ancora a indirizzare le giovani verso gli studi umanistici e i ragazzi verso quelle ritenute – erroneamente e superficialmente – più appropriate alle proprie abilità.

Un faro nella notte: il successo degli italiani all’EUCYS 2026

Ci sono sempre due modi di vedere un bicchiere: mezzo pieno e mezzo vuoto. È noto. Allora, riavvolgiamo il nastro e torniamo a quel 49%: gli studenti adeguatamente preparati in matematica al termine degli studi liceali. Comunque un numero, non è rassicurante, ma è un numero che rappresenta delle persone, che dà voce alla curiosità, che mette in luce le attitudini e la bravura di alcune menti nostrane. 

Ne rappresentano un esempio i cinque studenti italiani che hanno presentato tre tra i progetti finalisti all’EUCYS 2026. Un contest europeo, prestigioso, che porta la firma della Commissione Europea, e che fa da specchio al presente perché si possa guardare al futuro con ottimismo. Idee all’avanguardia e progetti ben congeniati; questo è quanto emerso dalla 37esima edizione della kermesse dedicata ai giovani e alle scienze. 

L’Italia si è distinta grazie alle opere di Tommaso, Frida e Abdoellah del Liceo aeronautico Locatelli di Bergamo, autori di uno studio di ingegneria dedicato al linguaggio delle piante; di Jacopo, 5° anno del Convitto nazionale Vittorio Emanuele II di Roma, autore del progetto sulla leucemia, e di Nicola del 4° e ultimo anno alla scuola germanica di Genova, che ha portato uno studio sul radon uno degli EUROforum prize.

Questi giovani, portati in Germania da FAST – Federazione delle Associazioni Scintifiche e Tecniche con il concorso “I giovani e le scienze”, hanno ritirato quattro premi d’eccezione, distinguendosi per i concetti innovativi dapprima immaginati e poi messi nero su bianco, trasformandoli in attuabili, reali. 

I progetti

“PlantLeaf: parola alle piante” è il titolo del progetto di Abdoellah El Makkaoui (2010), Frida Tirari (2009), Tommaso Vaninetti (2009) che è valso loro l’opportunità di rappresentare l’Unione europea a Regeneron ISEF di Los Angeles il prossimo maggio. L’idea iniziale, spiegano, era andare a indagare le risposte delle piante oltre le loro caratteristiche visibili, analizzando segnali interni generati in reazione a stimoli ambientali. Ispirandosi a recenti studi sul comportamento delle piante, gli studenti del Locatelli esplorano se esse producano segnali misurabili e replicabili che possano essere rilevati e interpretati.

Il progetto che porta la firma di Jacopo Martelli è invece “Luxemia”: vale a dire un sistema di supporto decisionale clinico basato sull’intelligenza artificiale per l’ottimizzazione del trattamento della leucemia pediatrica. 

Un tema quello portato alla luce da Martelli delicatissimo che merita un interesse marcato considerato che ogni anno in Italia circa 500 bambini ricevono una diagnosi di leucemia linfoblastica acuta e i medici devono prendere decisioni critiche: quale terapia scegliere? Intensificare il trattamento rischiando effetti collaterali gravi o mantenere un approccio standard rischiando la recidiva? Oggi, spiega lo studente, queste scelte si basano su sistemi che considerano pochi fattori e non riescono a prevedere con precisione quali bambini sono davvero ad alto rischio. Luxemia è un sistema di intelligenza artificiale che aiuta oncologi pediatrici a prendere decisioni più precise e personalizzate.

Un progetto acuto che guarda con concretezza all’implementazione dell’IA nel mondo della medicina pediatrica, al solo scopo di supportare il lavoro svolto dai medici. 

“Dall’impatto del Radon alla previsione futura: le diverse sfumature della radioattività ambientale” è invece il titolo della proposta di Nicola Trucco (2009). Il tema qui è la radioattività ambientale, altro aspetto di questo presente di cui ci si occupa davvero poco. Nicola approfondisce l’indagine del fenomeno fisico, misurando diverse combinazioni delle radiazioni alfa, beta e gamma, nonché la concentrazione del gas radon. 

Le stelle nelle STEM

A dimostrazione del fatto che 49 è una percentuale importante, c’è il numero nel numero: perché di questo 49 fa parte 1, Frida che sogna di frequentare medicina e che proprio al liceo ha scoperto un’attrazione importante verso la chimica e la biologia; c’è 2 Jacopo che crede fortemente che formazione umanistica e scientifica non siano mondi separati, ma prospettive complementari che permettono di comprendere e affrontare meglio problemi complessi. Per il futuro vuole studiare Computer Science e Biologia Computazionale al MIT. E c’è 3, 4, 5… finché questo numero tenda al massimo. Tenda alle stelle.

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