Indice articolo
Guarda il video servizio: Il cinema come atto politico, Corrado Fortuna a Venezia racconta l’anima nera del corto “All In”
Quando un regista grida “azione”, gli attori non iniziano soltanto a recitare. Avviano un’operazione più profonda e complessa che va oltre l’interpretazione di un semplice copione. Le loro battute devono aprire gli occhi allo spettatore. Servono ad accompagnarlo nella comprensione di un fatto o di un argomento. Sono scritte affinché chi assiste alla proiezione di un film sviluppi un pensiero critico, acquisisca consapevolezza su un tema e rifletta. Il linguaggio cinematografico è in grado di educare le masse. Corrado Fortuna lo sa bene. L’attore siciliano lo ha spiegato perfettamente a Venezia, in occasione del panel “Cinema e Terzo settore” in cui sono state proiettate le prime immagini di “All In”, un cortometraggio che si addentra nelle dinamiche dei comportamenti compulsivi e negli effetti causati dalla ludopatia.
“Viviamo in un Paese devastato dalle dipendenze – commenta Corrado Fortuna -. Tutti noi abbiamo almeno una persona accanto la cui vita è afflitta da una dipendenza, che sia ludopatia, cocaina o alcol. Contemporaneamente, però, in Italia tendiamo a stigmatizzare la salute mentale: è necessario trovare un equilibrio di consapevolezza tra queste due problematiche. Questo cortometraggio, come ogni opera cinematografica, è un atto politico, perché interviene nella società nel momento stesso in cui viene proiettato”.

Corrado Fortuna su “All In”: “A me è arrivato un copione bellissimo”
Corrado Fortuna non è un attore che non si fa ingabbiare da un personaggio e da un copione. Fornisce sempre il suo personalissimo contributo. Sul set diretto da Adelmo Togliani ha offerto il suo punto di vista nel dare vita a Mario, un padre di famiglia ossessionato dal gioco e sofferente, problematico e disfunzionale, falso e perdente, ma soprattutto un uomo che alla fine non si riscatterà.
“A me è arrivato un copione bellissimo – ammette Corrado Fortuna, parlando del cortometraggio che è espressione di Winner – Non serve scommettere per vincere, un progetto promosso da Ciao Lab, OPES ed Eurosport aps e realizzato con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali -, un copione che mi dava la possibilità di interpretare un personaggio inusuale per me: un uomo cattivo, negativo, che non ha redenzione fino alla fine del film e che antepone la sua dipendenza a tutto il resto”.

“Cerco sempre di cominciare a immaginare i personaggi partendo dalla fisicità – prosegue l’attore che ha esordito sul grande schermo con My Name is Tanino -. Il nostro corpo subisce la nostra mente quanto più possibile, quanto più possiamo immaginare. La depressione, che è spesso causa o conseguenza delle dipendenze, si manifesta sul corpo: ci rende sporchi, brutti, storti e disinteressati all’igiene.
Quindi, partendo da questa curvatura del corpo e da questa trascuratezza, ho costruito poi tutto il resto. Questa è chiaramente soltanto una mia interpretazione, non pretendo che si possano raccontare tutti i ludopatici così. La prima immagine che mi si è palesata in mente è stata quella di un uomo il cui corpo è schiacciato dalla propria mente”.
“Il personaggio – continua l’attore – si costruisce insieme. Io cerco di portare le mie idee, adattando le battute per sentirle mie e ragionando quasi in maniera autoriale. È un metodo che applico da sempre e che oggi, complice l’esperienza, mi viene concesso di mettere in atto molto spesso”.

Mario non è l’unico personaggio negativo. Nella trama scritta da Gianni Quinto c’è un’altra figura cupa, drammaticamente spregiudicata e negativa: Morena, la bookmaker impersonata da Elda Alvigini.
“Alla fine questi due personaggi si fanno da specchio – conclude Fortuna – sono due facce della stessa medaglia”.
A partire dalla negatività dei due personaggi e dalla luce emanata da Luca, il figlio di Mario interpretato dal giovane Tobia Marini, “All In” è un corto che sorprende. Provoca una reazione. Soprattutto, invita lo spettatore a meditare e ad interessarsi ad una dipendenza comportamentale di cui si parla ancora poco.






