Nello sport, come nella vita, ci sono storie capaci di ribaltare ogni pronostico e di trasformare le difficoltà in straordinari punti di forza. Quella di Viviana Cozzani è senza dubbio una di queste. Dalla vittoria della medaglia d’oro nello slalom gigante ai Giochi Mondiali Invernali Special Olympics di Torino 2025 alla determinazione dimostrata fin da bambina, il suo percorso è una testimonianza d’ispirazione e riscatto.
Viviana Cozzani: una vittoria costruita nel tempo
“È stato molto bello partecipare a questi mondiali perché mi sono divertita tanto, è stato emozionante, molto bello.”
Commenta Viviana ai microfoni di risorse.news. L’oro conquistato è un risultato che porta con sé anni di impegno, allenamenti, ostacoli superati e nuove consapevolezze. L’atleta nata a Roma, cresciuta sportivamente a Viterbo, ha rappresentato il Lazio alla manifestazione internazionale, diventando protagonista di una delle storie più significative della spedizione italiana.
Come racconta la sua storia, pubblicata sul progetto “Io Adotto un Campione”, il percorso di Viviana non è stato privo di difficoltà. Fin dall’infanzia, la famiglia ha dovuto affrontare un lungo cammino per comprendere le sue necessità e trovare le opportunità più adatte alla sua crescita. La musica, le attività artistiche e, soprattutto, lo sport sono diventati nel tempo strumenti preziosi per esprimere capacità, interessi e personalità.
L’avvicinamento allo sci non è stato immediato. Le prime lezioni sono state difficili, segnate dalla paura e dalla fatica, ma la perseveranza ha aperto la strada a progressi che inizialmente sembravano lontani. Un percorso che ha insegnato a Viviana non soltanto a sciare, ma anche ad affrontare le proprie insicurezze e a conquistare una maggiore autonomia.
“Voglio mandare il messaggio che lo sport fa bene a tutti quanti.”, esclama l’atleta come ultima cosa ai nostri microfoni.

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Dal 1998 a Torino 2025: l’incontro con Special Olympics
Per comprendere fino in fondo il significato della vittoria dell’atleta, occorre tornare indietro nel tempo, al 1998. È allora che Viviana incontra per la prima volta il mondo di Special Olympics, partecipando ai Giochi regionali di Fiuggi.
Quell’esperienza segna l’inizio di un percorso destinato a cambiare il suo rapporto con lo sport e con gli altri. La partecipazione alle gare, le premiazioni e le relazioni con gli atleti contribuiscono progressivamente a rafforzare la sua autostima e il desiderio di migliorarsi. Quella che inizialmente era soprattutto un’occasione per stare insieme diventa anche una sfida personale, nella quale imparare a misurarsi con i propri limiti e a riconoscere le proprie possibilità.
Dal 1998 al 2025 passano ventisette anni. In mezzo ci sono allenamenti, competizioni, esperienze condivise e traguardi che, all’inizio del percorso, potevano apparire difficili da immaginare. La storia di Viviana Cozzani mostra come lo sport possa diventare molto più di un’attività fisica: un ambiente nel quale costruire relazioni, sperimentare l’autonomia e trovare nuovi obiettivi.
È proprio in questa prospettiva che si inserisce il lavoro di Special Olympics, movimento internazionale nato per offrire alle persone con disabilità intellettive opportunità concrete di allenamento e competizione sportiva.
Special Olympics: lo sport come strumento di inclusione
Fondata a livello internazionale nel 1968 da Eunice Kennedy Shriver e attiva in Italia dal 1983, Special Olympics è un’organizzazione globale riconosciuta dal CONI e dal CIP. Il suo obiettivo prioritario è promuovere una cultura dell’inclusione attraverso lo sport, superando stereotipi e valorizzando il potenziale di ciascun atleta.
Per rendere questo modello accessibile su tutto il territorio nazionale, l’elemento chiave risiede prima di tutto nella preparazione degli operatori sul campo. Intervenuta ai microfoni di Risorse.news, Alessandra Palazzotti, Direttore Nazionale di Special Olympics Italia, ha spiegato come la priorità assoluta sia oggi puntare sulla formazione dei tecnici all’interno delle associazioni sportive, affinché possano accogliere adeguatamente chiunque desideri praticare un’attività motoria:
«…in modo che possano accogliere i potenziali atleti che vogliono fare sport e che hanno una disabilità intellettiva e fisica quindi sicuramente lavorare sulla formazione, questo credo sia il primo passo»
Un cammino culturale in continua evoluzione
Il percorso verso una piena metodologia inclusiva nella formazione sportiva di base è ancora lungo, ma i progressi compiuti negli anni rimangono innegabili. Ai microfoni della nostra testata, la Direttrice Nazionale ha ricordato come in passato gli studenti con disabilità venissero sistematicamente esonerati dalle ore di educazione fisica a scuola, venendo fatti entrare persino con un’ora di ritardo pur di non farli partecipare alle attività con la classe.
Oggi la prospettiva è totalmente cambiata, come dimostrano le storie dei tantissimi atleti coinvolti nelle grandi manifestazioni internazionali:
«Insomma, adesso stiamo celebrando Viviana che ha fatto i giochi mondiali di Special Olympics insieme ad altri 1.503 da tutto il mondo. Insomma, di passi avanti se ne sono fatti tantissimi, però hanno ancora tanto da lavorare.»
L’esperienza di Viviana Cozzani e il lavoro costante di Special Olympics, attraverso Alessandra Palazzotti, confermano così come lo sport rappresenti una risorsa sociale imprescindibile, in grado di trasformare vecchie barriere culturali in occasioni di crescita e condivisione per l’intera comunità.








