“Lo sport vero insegna che si può perdere, senza essere dei falliti” recita una delle battute di “All in” la pellicola, diretta da Adelmo Togliani, che ha debuttato lo scorso 28 ottobre alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
Dodici parole, quelle con cui abbiamo aperto questo articolo, che racchiudono l’essenza dell’intero cortometraggio. “All in” è la storia di Mario (interpretato da Corrado Fortuna), un uomo comune, ordinario, il cui corpo (volto scavato, capelli spenti, occhi disperati), la cui anima sono totalmente ostaggio della ludopatia. Ed è suo figlio, Luca (Tobia Marini), a farne le spese, ma anche a trarre dalle disavventure del padre la più importante delle lezioni: non serve scommettere per vincere.
Anzi, Luca – poi adulto (impersonato da Edoardo Ciufoletti) – trova nello sport e nei suoi valori più nobili la risposta ed è così lucido da rendersi conto che lo sport è anche uno dei principali strumenti per formare e plasmare le giovani menti perché affrontino la vita evitando i tranelli, anche quelli che sembrano meno insidiosi.
E poi c’è Morena (portata sullo schermo da Elda Alvigini), direttrice del centro scommesse, la cui presenza conferisce al corto un’aura di cupezza; è lei, una donna malevola e corrotta, ad alimentare la fame di scommessa, a prendersi gioco di Mario, già caduto in un buco nero – da cui difficilmente si esce, ndr -, e del suo dolore.

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“All in”: cinema e terzo settore insieme per contrastare il fenomeno della ludopatia
“All in” è crudo, non si ammanta di una retorica sterile e mette lo spettatore di fronte alla sofferenza, lo costringe alla delusione e a chiedersi “dov’è che stiamo sbagliando?”.
Obiettivo raggiunto, dunque, per Winner – non serve scommettere per vincere, il progetto di Ciao Lab, OPES aps ed Eurosport, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (ai sensi dell’art. 72 del Codice del Terzo settore, di cui al D.Lgs 117/2017 – annualità 2023), di cui “All in” è espressione cinematografica.
Winner si rivolge per la maggiore ai giovani e allo sport di base. Durante il proprio cammino, ha messo in campo diversi strumenti per essere protagonista nel contrasto al fenomeno sociale della ludopatia promuovendo attività sul territorio di formazione e alfabetizzazione digitale, coinvolgendo i giovani e le loro famiglie e offrendo loro spazi di ascolto.
Lo scorso 28 ottobre, alla premiere in Galleria Nazionale, “All in” ha registrato una partecipazione attiva e numerosa, consolidando – per le realtà che hanno dato vita al progetto, ma non solo – l’idea che il connubio cinema e terzo settore non solo funziona, ma che ha ancora del grande potenziale da esplodere.
Prima della proiezione, ad ogni modo, si è parlato di quanto lo sport, le arti e la cultura siano vettori di messaggi fondamentali e strumenti utilissimi, essenziali, per portare un cambiamento e combattere le dipendenze, come la ludopatia, che sfruttano e infieriscono sulle fragilità dell’essere umano.
Hanno preceduto la prima visione del corto, a tal proposito, i contributi di Juri Morico, Presidente Nazionale di OPES aps, nonché membro di Giunta CONI, Alessandro Lombardi, Capo Dipartimento delle Politiche Sociali e del Terzo Settore – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Flavio Siniscalchi, Capo Dipartimento per lo Sport – Presidenza del Consiglio dei Ministri, Federico Mollicone, Presidente della VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati, e Elisabetta Cecchitelli, consigliere di Ciao Lab.
Subito dopo, invece, come è consuetudine, sono stati regista, sceneggiatore e attori a prendere parola. Sono quindi intervenuti: Adelmo Togliani, regista, Gianni Quinto, sceneggiatore, Elda Alvigini, attrice, e Tobia Marini, attore.

Il commento di Flavio Siniscalchi
A margine dell’iniziativa, risorse.news ha intervistato Flavio Siniscalchi, Capo Dipartimento per lo Sport – Presidenza del Consiglio dei Ministri, che si è detto “felice di aver partecipato e sostenuto questa iniziativa”.
“Come spesso dice il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Bodi – ha aggiunto – lo sport è davvero una difesa immunitaria sociale e qui abbiamo avuto la rappresentazione di come possa costituire un farmaco naturale, un antidoto a forme di dipendenza qual è appunto la ludopatia”.
Siniscalchi ha voluto porre l’accento sul ruolo centrale degli allenatori e dei tecnici perché “sono coloro che accompagnano i ragazzi nell’attività di crescita e quindi hanno un ruolo davvero di responsabilità. Dal canto nostro, teniamo molto alla formazione dei tecnici proprio perché occorre anche a loro essere formati per poter dialogare”.
“Credo – ha quindi chiosato riferendosi a “All in” – che questa iniziativa intercetti davvero un fabbisogno importante e soprattutto abbia un linguaggio innovativo ed estremamente familiare ai ragazzi. Sarà certamente di impatto e ci restituisce un significato importante relativamente a ciò che lo sport rappresenta”.






