Terzo Settore, oltre il 50% delle imprese sociali si trova al Sud Italia

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terzo settore non profit

Sono i numeri a dirlo. Il 50,4% delle imprese sociali italiane ha sede nel Mezzogiorno. Un dato che racconta diverse cose: la prima, probabilmente, la necessità di colmare delle lacune, di rispondere a delle esigenze mettendo a servizio della comunità determinati strumenti; in secondo luogo, il desiderio di avviare dialoghi sempre più fitti e produttivi tra Terzo Settore ed enti profit, istituzioni e altre realtà coadiuvanti. 

Questo, e molto altro, è quanto restituisce un documento elaborato dal Non Profit Data Hub di Italia Non Profit e presentato a Salerno nell’ambito della prima tappa dell’evento Philantropea.

Imprese sociali al Sud: tra risultati e criticità

È opportuno partire da un concetto relativo alle imprese sociali: queste, sebbene rappresentino solo il 17,3% degli enti iscritti al RUNTS, impiegano nell’ambito oltre l’85% dei lavoratori, che si traduce in 700 mila persone. Spiegano INPS e Terzjus, nel XXV Rapporto Annuale, che si tratta, per la maggiore, di cooperative sociali, che “da sole assorbono il 96% dell’occupazione relativa alle sole imprese sociali operando soprattutto nei servizi alla persona e nei servizi alle imprese”. Dunque, una fetta significativa della forza lavoro nel Terzo Settore che, implicitamente, ne determina l’importanza nel contesto generale. 

Partendo da queste informazioni e tornando a quanto comunicato da Italia Non Profit, dunque, i numeri risultano essere premianti al Sud se si guarda al quantitativo di imprese sociali presenti sul territorio, 11.172 su 22.153, e rispetto all’età media di chi è alla guida degli enti in questione (54,2 per il Sud, 57,8 per il Centro-Nord), ma restano delle criticità importanti da analizzare. 

Durante l’evento, che ha avuto luogo a Salerno – nell’ambito della prima tappa territoriale della rassegna promossa da Italia Non Profit e Open Giving Foundation, co-progettata e sostenuta da Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana e Fondazione Banco di Napoli e con il patrocinio di Confindustria Salerno, del Comune di Salerno e della Consulta delle Fondazioni Bancarie del Sud e delle Isole – è stato appurato, ad esempio, che le fondazioni di matrice bancaria, 86 censite da Acri, sono solo 10. 

Ma non solo: un ente del Terzo Settore del Sud Italia può fare riferimento a 95 enti filantropici iscritti al RUNTS, a fronte dei 419 iscritti al Registro del Nord. Una limitazione di cui bisogna tener conto quando si guarda ai numeri e non solo come dato, ma anche come risultato che genera performance.

Un altro aspetto interessante, passato in rassegna durante l’evento, riguarda il lavoro: al Sud le persone occupate nel mondo non profit sono 94,6 ogni 10 mila abitanti. Potrebbe sembrare un segnale positivo; in realtà, al Nord il numero di occupati nel settore per 10 mila abitanti sale a 194,9. Una buona media è quella raggiunta dalle Isole che invece contano 123,2 occupati nell’ambito, sempre per lo stesso numero di abitanti. Queste sono le rilevazioni ISTAT sul tema, relative all’anno 2023. 

Terzo Settore e lavoro: la crescita del Mezzogiorno

Il tema lavoro va comunque approfondito. Perché se si mette da parte il numero di occupati rispetto ai 10 mila abitanti presi in considerazione dall’indagine ISTAT, emerge un altro elemento molto significativo: una crescita esponenziale dell’occupazione nel settore al Sud. A certificarlo ancora il XXV Rapporto Annuale INPS, realizzato in collaborazione con la Fondazione Terzjus. In generale, si legge nel documento che i lavoratori del Terzo settore hanno superato quota 855.887 unità (dati riferiti a fine 2025), una crescita di oltre il 25,3% rispetto all’anno 2019. 

Specificatamente, il cosiddetto “boom” si percepisce proprio al Sud e, in tal senso, INPS e Terzjus scrivono: “Il dato più significativo in ottica macroeconomica arriva però dal Sud Italia. Le regioni meridionali stanno mostrando gli incrementi occupazionali più marcati e dinamici. Nelle aree storicamente più fragili e scoperte dal punto di vista industriale, il Terzo settore sta assumendo una doppia valenza: da un lato garantisce la tenuta dei servizi di cittadinanza (welfare di prossimità), dall’altro si impone come un formidabile ammortizzatore e acceleratore occupazionale”.

In percentuale, per ogni regione del Sud Italia, il numero oscilla tra il 5 e l’8% di crescita. Dati che indicano un Mezzogiorno pronto a mettersi in linea con il resto della Penisola, pur tenendo conto delle difficoltà che ancora ostacolano una piena e sana competizione con gli altri quadranti, come: servizi offerti, risorse economiche ridotte in alcune realtà, carenza di una vera e propria co-programmazione e co-progettazione stabile con istituzioni e comuni, e così via. Insomma, da fare c’è tanto, ma si muovo dei passi nella giusta direzione. 

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