“The future of Jobs” il rapporto del World Economic Forum avvisa: a rischio migliaia di posti di lavoro

Sono davvero a rischio migliaia di posti di lavoro? Stando a quanto rilevato da un’indagine effettuata dall’organizzazione World Economic Forum, “The future of Jobs”, esiste la concreta possibilità che nei prossimi anni la digitalizzazione del lavoro, la transizione green e il perfezionamento dell’applicazione dell’intelligenza artificiale potrebbero portare a cambiamenti importanti per diverse professioni: alcune potrebbero non avere più bisogno del fattore umano. O meglio, non nel modo che conosciamo. 

Il World Economic Forum lancia l’allarme: i prossimi 5 anni saranno cruciali per le sorti di alcune professioni

Durante i prossimi cinque anni l’economia globale avrà bisogno di lavoratori che abbiano acquisito competenze molto specifiche. Il problema è che, allo stato attuale, la preparazione di chi opera in settori soggetti a grandi trasformazioni non è adeguata alle nuove prospettive. Anzi. Da oggi al 2027, per esempio, un posto di lavoro ogni cinque in Italia dovrà fare i conti con cambiamenti epocali e definitivi. 

Le 803 aziende interrogate dal World Economic Forum per la nuova edizione del rapporto “The future of Jobs” hanno stimato che, in realtà, i cambiamenti potrebbero determinare dati positivi; tuttavia, perché sia così, le aziende e le istituzioni dovranno seriamente impegnarsi nel fornire gli strumenti adatti e nel riqualificare le professioni. Una sfida molto complessa che vede impreparati molti paesi, tra cui l’Italia. 

Il rapporto, ad ogni modo, racconta un mercato del lavoro sconquassato dal passaggio della pandemia: livelli di occupazione record nei Paesi più sviluppati, tasso di disoccupazione in aumentato in molti Paesi in via di sviluppo, donne sempre più penalizzate e retribuzioni davvero poco soddisfacenti. Insomma, un quadro abbastanza desolante che però potrebbe cambiare in meglio. Il WEF, inoltre indica dei dati di cui si deve tener conto prima di procedere con la lettura: “in 45 economie, che coprono 673 milioni di lavoratori, si prevede la creazione di 69 milioni di nuovi posti di lavoro e l’eliminazione di 83 milioni, con una diminuzione netta di 14 milioni di posti di lavoro, pari al 2% dell’occupazione attuale”.

Si può davvero fare a meno del fattore umano nel mondo del lavoro?

L’indagine quindi guarda al futuro, a quanto accadrà nei prossimi cinque anni. Di base, esiste la preoccupazione che una mancata preparazione dei lavoratori possa portare al subentro dell’automatizzazione di alcune professioni. Una vera e propria sostituzione dell’uomo da parte delle macchine? No. Cerchiamo di fare chiarezza. Lavori di segreteria o di sportello (più precisamente: cassieri di banca, cassieri, impiegati, segretarie e contabili) potrebbero diventare “robotizzati”, la tecnologia potrebbe effettivamente subentrare; tuttavia, sarà necessario che le persone, per non perdere la propria professione, acquisiscano nuove competenze e qualifiche, che intraprendano un processo di alfabetizzazione tecnologica. Saper gestire il digitale, dialogare con l’algoritmo dovranno risultare capacità di default. 

Secondo le aziende interpellate per il sondaggio del World Economic Forum, sei lavoratori su dieci dovranno essere dinamici e aperti all’apprendimento per restare dove sono. Il punto, però, è che ad oggi gli interventi sono quasi del tutto inesistenti e che molti dipendenti potrebbero non uscire indenni da questa ondata di grandi cambiamenti. 

Una grande opportunità per l’Italia

L’Italia, come rileva l’indagine, ha un’opportunità concreta tra le mani; le aziende nostrane che hanno partecipato al sondaggio, infatti, prevedono numerose assunzioni proprio grazie alle trasformazioni che subirà il mercato del lavoro. Tuttavia, i laureati in materie STEM sono ancora insufficienti e gli strumenti messi a disposizione dalle imprese per affrontare le transizioni sono carenti. Serve allora spingere sull’acceleratore: il tempo è scaduto e il mondo del lavoro deve necessariamente muovere passi in avanti. 

Il caso IBM: il lavoro passa nelle mani dell’intelligenza artificiale?

Negli ultimi giorni ha ricevuto particolari attenzioni l’annuncio di IBM: ovvero, l’attuazione di un piano che prevede di sostituire il 30% dei dipendenti con l’automazione dell’intelligenza artificiale. Arvind Krishna, il numero uno della mega azienda, ha spiegato che nei prossimi cinque anni – corsi e ricorsi – IBM andrà a sospendere 7800 nuove assunzioni per il back office e andrà a sostituirle con l’AI. A proposito di corsi e ricorsi, Krishna ha anche chiarito che le mansioni a rischio, o meglio quelle che ha definito più “banali” e quindi sacrificabili, riguardano la gestione ordinaria dei dipendenti, dunque: redazione di lettere di lavoro o trasferimento di reparto per i dipendenti dell’azienda.

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