Celiachia: la ricerca medica lavora a un vaccino e a nuove prospettive terapeutiche

I progressi della medicina stanno aprendo strade importanti per offrire a chi soffre di celiachia, patologia multifattoriale, nuove prospettive che non riguardano solo una dieta senza glutine, ma delle terapie risolutive vere e proprie. Tra queste, anche l’ipotesi di terminare un vaccino valido entro i prossimi cinque anni. 

La celiachia, stando ai dati diffusi dal Ministero della Salute, colpisce l’1% della popolazione; si contano infatti, allo stato attuale, 241.729 celiaci in Italia. Un altro dato interessante riguarda le proporzioni, ovvero sono le donne a essere più predisposte e colpite. Specificatamente, ci riferiamo a 168.385 persone. 

Nel caso del genere femminile le riflessioni sulla celiachia diventano quanto mai necessarie poiché chi ne soffre oltre a dover gestire gli effetti della grave intolleranza al glutine può riscontrare anche problemi di fertilità e diverse complicanze durante una gravidanza. 

Tuttavia, come si anticipava in apertura, la medicina compie passi da gigante e in pochi anni potrebbero arrivare soluzioni importanti. Ne ha parlato recentemente il Professor Antonio Gasbarrini, della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, raccontando su cosa effettivamente si sta lavorando e riferendo in maniera certosina a che punto è la realizzazione di un vaccino ad hoc. 

“I numeri della celiachia sono impressionanti”

Durante il mese di marzo 2023 si è tenuto a Milano l’evento “ImaGIne the Future, making the difference in gastrointestinal diseases” nel quale ha trovato uno spazio importante il confronto sulle terapie e sulle soluzioni di assistenza in riferimento alle problematiche gastrointestinali e in modo particolare alla celiachia. L’organizzazione della manifestazione è firmata Takeda, ovvero una delle aziende farmaceutiche più affermate nel mercato di riferimento. 

Takeda, tra il lavoro in laboratori ed eventi di caratura internazionale, lavora con costanza e determinazione per offrire ai pazienti cure innovative e risolutive. In occasione dell’evento dello scorso marzo l’azienda ha diffuso una nota in cui spiegava che “prevede il lancio di 17 nuove terapie entro il 2025 e di 8 nuove terapie in ambito Gi nei prossimi 7-10 anni, di cui 2 in Ibd, 3 nell’area della celiachia, 2 nella motilità intestinale e una per il fegato”.

Il Professor Gasbarrini, specialista in Medicina interna e in Gastroenterologia ed endoscopia digestiva, nonché Preside della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, è intervenuto durante l’evento milanese e ha riferito: “Una dieta senza glutine: è questa oggi l’unica alternativa terapeutica per chi ha la celiachia. La ricerca però va avanti di pari passo col fatto che la patologia ha una prevalenza che nell’età pediatrica, nella fascia 5-10 anni, è arrivata al 2%”. 

Si sta lavorando sulla possibilità di vaccini che redano i pazienti tolleranti al glutine

E data l’incidenza e “i numeri impressionanti”, Gasbarrini ha tenuto a evidenziare che la ricerca sta attualmente lavorando su diverse matrici. “Prima di tutto – ha spiegato – si sta provando con dei grani modificati geneticamente che non contengono glutine. Altra possibilità è lavorare con delle molecole che degradano la gliadina (ci sono già trial di fase due e tre), in modo che quando viene in contatto col sistema immunitario sia in qualche modo disattivata”. 

E oltre alla sperimentazione che riguarda gli alimenti, esistono “che hanno come focus quello di bloccare la risposta immunologica, specie per la celiachia refrattaria, ovvero che interessa pazienti che anche se eliminano il glutine continuano ad avere segni di celiachia attiva. Infine, si sta lavorando sulla possibilità di vaccini che rendano quei pazienti tolleranti al glutine. Siamo in fase due dei trial. C’è stata qualche idea e qualche fallimento, ma quando arriverà occorrerà essere sicuri al 100% che curi la malattia”.

l’aspetto psicologico

In attesa che arrivino delle risposte certe, il Professor Gasbarrini sostiene che vi sia un altro aspetto importante di cui tener conto: quello psicologico. Perché questo tipo di malattia è invalidante, non solo fisicamente, ma talvolta anche per la vita sociale. “Noi medici – ritiene Gasbarinni – dovremmo essere anche un po’ psicologi. È infatti con un approccio integrato tra psicologia e nutrizione che riusciremo a curare la celiachia. Sappiamo che la persona celiaca ad oggi deve eliminare il glutine dalla propria alimentazione. Eppure i farinacei sono molto presenti nella nostra dieta. Eliminarli diventa tanto più difficile per un bambino che potrà sentirsi escluso da una festa a scuola dei suoi compagni, non potendo mangiare la torta. Per migliorarne l’integrazione occorre aumentare la cultura, specie nelle scuole, sottolineando che non è una malattia è uno stato di salute. Bisogna rendere edotti ragazzi e famiglie che, allo stato attuale, il glutine va eliminato completamente”.

Celiachia: la proposta di legge firmata da Mulè passa in Senato

Nel frattempo, mentre la medicina compie i propri passi, anche le istituzioni intervengono per accompagnare i pazienti e possibili tali. Infatti, proprio la scorsa settimana, ha ottenuto il “sì” alla Camera dei Deputati una proposta di legge, firmata da Giorgio Mulè di Forza Italia, che riguarda un programma di salute pubblica di diagnosi tramite screening diretto ai giovanissimi e agli adolescenti – 1/17 anni – per far sì che si possano individuare in tempo utile i soggetti che sono a rischio di sviluppo di diabete di tipo 1 o celiachia. La proposta, attualmente, è al vaglio del Senato.

 

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