Volontariato, parla Silvio Magliano, consigliere di Vol.To: “Questo Paese senza i volontari si fermerebbe”

Dicembre, il mese del dono, della condivisione. Il mese della rete, degli abbracci e della solidarietà. Il mese più adeguato per parlare di volontariato e di attività legate al Terzo Pilastro (il 5 dicembre ricorre la Giornata mondiale del volontariato) con chi ne ha fatto una vera e propria missione di vita e professionale. Durante le ultime battute del 2023, quindi, noi di risorse.news abbiamo raggiunto Silvio Magliano, Consigliere di Vol.To, il centro servizi per i volontari di Torino, e insieme, abbiamo approfondito il ruolo del volontariato nel Bel Paese, le iniziative rivolte al coinvolgimento dei cittadini nel comparto e ai passi che si dovranno muovere in futuro per sostenere il settore. 

Intervista a Silvio Magliano

 

Silvio, partiamo dal Villaggio della solidarietà che ha animato piazza Bodoni (Torino) durante il weekend dell’8 e 9 dicembre. Come è andata? Qual era lo scopo primario dell’iniziativa?

Abbiamo organizzato questo evento, denominato il Dono del volontariato, in una delle piazze più belle della città di Torino come conclusione di un percorso che è partito il 5 dicembre – che è poi la Giornata del volontariato e dei volontari. Abbiamo realizzato un flash mob con tanti ragazzi giovani volontari e ragazzi del servizio civile per lanciare l’evento dell’8 e 9 dove oltre 140 associazioni di volontariato hanno popolato questo stupendo villaggio di Natale.

Devo ringraziare le collaboratrici e collaboratori di Vol.To per l’atmosfera che sono riusciti a creare. Il nostro obiettivo, il mio obiettivo, è stato quello innanzitutto di portare il volontariato in piazza in un evento comune perché del volontariato si parlasse e perché ci si rincontrasse dopo anni di chiusura; i volontari erano abituati a stare su Zoom per una parte dell’emergenza Covid. Importante tornare in piazza, rincontrarsi, proporre ai cittadini torinesi i prodotti manufatti che durante tutto l’anno le associazioni producono e realizzano, magari coi loro assistiti, pensiamo a persone con disabilità o anziani.

Cioè l’idea che il cittadino torinese, piemontese, camminando in questo villaggio potesse immaginare di fare dei doni alle persone che ama sapendo che quei soldi che stava spendendo sarebbero stati utili per l’attività dell’associazione con la quale stava entrando in contatto.

Un evento devo dire commovente anche riconosciuto dalle istituzioni; è stato presente il Sindaco, l’assessore alle politiche sociali della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, devo dire un momento significativo dove le associazioni hanno visto un luogo bello pensato per loro. 

Questo è l’obiettivo che Vol.To si proporrà nei prossimi anni: continuare con questo evento per far sì che il Natale torinese, il Natale della provincia di Torino passi attraverso questa Piazza per raggiungere sempre di più i cuori delle persone. Anche perché incontrando le associazioni ci si poteva rivolgere a loro come utenti e si poteva prendere in considerazione l’ipotesi di diventare un volontario di quelle associazioni. 

Un modo, dunque, per incontrarsi, confrontarsi e perché no, iniziare a fare rete. Un’esperienza che quindi sarà ripetuta. Vol.To, tuttavia, immagino anche guardi a un futuro più prossimo…

 

Il 18 gennaio presenteremo la Carta dei Servizi del Centro. Noi siamo uno dei Centri che storicamente in Piemonte riceve maggiori risorse da parte del Fondo Nazionale. Questo anche perché le fondazioni piemontesi sono state capaci di gestire al meglio le loro risorse quindi a riversarle poi sul territorio. Il 18, quindi, presenteremo una Carta che, nonostante le riduzioni del fondo Nazionale, garantirà lo stesso numero di servizi anche per le stesse quantità, per gli stessi quantitativi.

Quindi questo è un messaggio che diamo anche al mondo del volontariato della provincia di Torino: non vi saranno riduzioni, anzi cercheremo di dare più servizi perché grazie alla Direttrice e a tutti i collaboratori e dipendenti di Vol.to stiamo cercando di fare la maggiore efficienza possibile. I Centri servizi esistono per le associazioni non per le strutture dei centri e quindi l’idea di avere più risorse esterne, quindi più denaro spendibile in servizi per il volontariato è il nostro faro. 

Poi nel prossimo anno cercheremo sempre di più di potenziare questa vocazione del centro servizi nella ricerca di volontari.

Un tema interessante e importante quello del numero dei volontari. 

L’attrattività del volontariato inizia ad avere dei connotati preoccupanti e i centri servizi devono fare la loro parte.

Io penso che ci sono alcuni elementi, dati statistici, di fatto. Il primo è demografico: meno ragazzi sono nati quindici, vent’anni fa, meno giovani hai che possono fare il servizio civile. Dall’altra parte non ha aiutato il reddito di cittadinanza perché non ha permesso ai ragazzi di prendere in considerazione il servizio civile. Un’ottima percentuale dei ragazzi che fa servizio civile poi rimane nell’associazione e quindi diventa un volontario attivo, va considerato.

L’altro dato preoccupante come come ben sapete è l’età pensionabile, perché se mandiamo i nostri papà e le nostre mamme in pensione più tardi vuol dire che avranno meno tempo davanti a loro per poter immaginare di entrare in un percorso di volontariato.

E poi c’è la paura del futuro e quindi vivere il futuro non come una promessa, ma con una minaccia. Quindi tutto il tema delle precarietà: spesso i volontari riescono a fare volontariato quando hanno stabilità economica, cioè hanno un lavoro che li lascia tranquilli e una stabilità familiare.

Per cui noi su alcuni di questi temi possiamo fare qualcosa; cioè andare a scovare tutti coloro che vanno in pensione e coinvolgerli, chiedergli di fare volontariato. Secondo poi, andare a proporre con forza ai giovani questa esperienza in controtendenza, nel senso che è evidente che fare volontariato oggi è un fatto eccezionale.

La grande sfida sarà anche quella di coinvolgere tutti questi giovani che oggi manifestano. Pensiamo ad esempio a tutto il tema ambientale. I ragazzi scendono in piazza, ragionano o comunque si impegnano e poi però nessuno di costoro si impegna nelle associazioni di volontariato di matrice ambientalista. C’è Legambiente e cerca sempre volontari.

Noi adesso stiamo iniziando a lavorare per trovare e formare i volontari per le Universiadi. Sarebbe bello che dopo tale esperienza questi ragazzi possano prendere in considerazione l’ipotesi di entrare in un’associazione.

Anche perché c’è un aspetto importante che riguarda il lavoro.

Parlando con chi si occupa delle risorse umane noi ci troviamo ad avere curriculum tutti uguali. Alcuni amici HR vanno a cercare cosa i ragazzi hanno fatto nel tempo libero e se hanno fatto volontariato e quelle nano skill, le soft skill, che hanno acquisito a volte gli danno quel punteggio in più per superare la prova.

Anche perché, ed è un esempio che faccio spesso, se ci pensiamo, un ragazzo che ha fatto volontariato su un’ambulanza, tipo in Croce Rossa, evidentemente sa gestire l’emergenza perché faceva parte di un gruppo che va ad aiutare chi sta male ed è in grado di lavorare in squadra e non è una persona che bada agli orari.

Deve cambiare qualcosa anche nella narrazione che si fa del volontariato per coinvolgere più persone e in particolare i giovani?

Anni fa mi accorsi che alcune associazioni cercavano volontari attraverso dei volantini in bianco e nero, con immagini tristi, pensando di raggiungere nuovi volontari con una raffigurazione pietistica dell’associazione. In realtà noi dobbiamo cambiare questa narrazione, dobbiamo far capire quali sono i punti di forza e la bellezza di questi temi, parlando non solo di ciò che fa del bene, quindi le azioni che vengono proposte, ma di ciò che invece ti lascia il volontariato, sia in termini valoriali ma soprattutto in termini di competenze.

Noi come centro servizi siamo al terzo progetto in cui facciamo valutazione delle competenze che i ragazzi acquisiscono durante un percorso duraturo all’interno delle associazioni. Cerchiamo di gestire questo nel modo più professionale possibile perché i volontari rappresentano una ricchezza: questo Paese senza i volontari si ferma.

Su questo varrebbe la pena veramente cambiare un po’ la narrazione. Sarebbe importante anche che le istituzioni riconoscessero ulteriormente questo ruolo.

Adesso non immagino un permesso lavorativo per fare volontariato, come accade nella Protezione Civile, ma immaginare di restituire un albo che la promozione sociale, cioè per tutte quelle piccole medie associazioni che nelle valli e nel Paese di periferia però sono un punto di coesione sociale, un punto di riferimento per anziani che magari vivono lì e i figli ce li hanno a 120 km.

Deve cambiare anche qualcosa sul fronte delle norme fiscali. Nel mondo anglosassone se doni mille dollari a un’associazione puoi detrarre una percentuale altissima, nel nostro Paese hai una detrazione del 36%; mi sembra un po’ poco.

Certo, poi bisogna vigilare, questo non serva per fare attività di altra natura, ma chi vuol sostenere deve essere anche aiutato dal punto di vista fiscale e questi sono un po’ di argomenti che verranno affrontati nel 2024. 

Silvio, in conclusione, vorrei citarti. In passato hai riferito una frase che ha un grande valore: “credo nelle persone, nel volontariato, nell’accoglienza” e poi una parola che mi piace tanto e che vorrei sottolineare è “costruire”.

Sì e oltre a costruire poi bisognerà far sì che venga anche permesso al volontariato di costruire. A volte la burocrazia ti blocca quando hai un’idea nuova, a volte la risposta è “ma non si è mai fatto, ma non si può fare”, ecco su questo le istituzioni dovrebbero accogliere l’innovazione e rendere la vita più semplice al volontariato. Dunque, una risposta più efficace ai bisogni del comparto.

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