Capitale Europea dell’Innovazione e pure del Turismo smart. Due riconoscimenti – meritati – ricevuti nello stesso anno, il 2025. Torino è una città che corre verso il futuro. Nonostante il suo stile barocco e sabaudo, caratterizzato da compostezza e cortesia, è dinamica. Non rimane mai ferma su stessa. Non si crogiola nella sua storia, ma si innova e si rinnova, rimanendo sempre affascinante e al passo con i tempi. Divisa tra il Po e la Dora, non è divisiva. Anzi, unisce, abbraccia e accoglie tutti nel suo ecosistema. Lo abbiamo visto anche dal 5 al 7 ottobre, quando la prima Capitale d’Italia ha ospitato il World Summit on Accessible Tourism – Destinations for All.
Soffermarsi ancora un attimo sull’evento che si è tenuto all’ombra della Mole è doveroso. Innanzitutto, perché per tre giorni Torino è diventata il fulcro del mondo. Un nucleo, composto dalle parole inclusione e accessibilità, attorno a cui hanno ruotato Ministri, operatori del turismo e del Terzo settore, rappresentanti delle Istituzioni e persone mosse dalla volontà di contribuire a migliorare il mondo in cui viviamo. Ogni parola proferita, ogni analisi effettuata e ogni testimonianza riportata è servita a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle esigenze dei cittadini con disabilità.
Su questa finalità si concentra altresì il secondo motivo dell’editoriale. Ogni evento, che sia vissuto con interesse o partecipazione emotiva, è in grado di lasciare un segno interiore. E a Torino è accaduto tutto questo.
Torino ci ha permesso di capire che l’esperienza di viaggio è come una giornata estiva
Il summit ci ha insegnato ad aprire gli occhi e a correggere sia la nostra postura sia il nostro vocabolario. Se la prima deve essere più aperta, ossia capace di accogliere e ad abbracciare tanto le novità quanto le differenze, il secondo non può non adattarsi al momento e al risultato conseguito oppure da raggiungere. Deve essere sincronizzato al tempo che si sta vivendo.
Torino ci ha permesso di capire che l’esperienza del viaggio deve essere come una giornata estiva: perfetta, lucente, splendente e calda. Non può essere uggiosa e piovosa. Invece, nonostante siano stati compiuti passi da gigante per migliorare l’accoglienza delle persone con disabilità o bisogni particolari, ci sono delle criticità da risolvere. Le strutture ricettive, ma anche gli aeroporti, i musei e pure le singole città, presentano infinite barriere. Barriere che sono sia architettoniche sia culturali.
Come sostiene Giovanni Ferrero, Direttore della CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà, siamo all’ultimo chilometro del percorso. Manca davvero poco alla meta. Il taglio del nastro è lì, davanti a noi. Un ultimo sforzo e si otterrà una grande vittoria. Per compiere quegli ultimi mille metri, ora c’è uno strumento che fino a qualche anno fa neppure si poteva immaginare. Si chiama intelligenza artificiale.
L’Ai, analizzando dati complessi e mettendo insieme informazioni di ogni tipo – dalla presenza di ascensori alla tipologia di pavimentazione presente in un determinato luogo o calcolando l’ampiezza degli spazi – può elaborare l’esperienza di viaggio per ogni singolo cittadino. Anche per chi ha delle esigenze specifiche o delle disabilità motorie, sensoriali, intellettive o psichiche. Il taglio sartoriale del viaggio non può essere un lusso per le tasche di pochi. Renderlo per tutti è un dovere. È altresì una questione di responsabilità, sensibilità, educazione e cultura.
Da Torino parte una rivoluzione anche culturale
Cultura, sì, in tutti i sensi. Sia materiale sia immateriale. La scelta del summit di realizzare un evento conviviale all’interno del Museo Egizio si è rivelata azzeccatissima. Non solo per il fatto che la struttura diretta da Christian Greco è un esempio di accessibilità ed un luogo che affronta le sfide del nostro tempo, ma anche per il messaggio che è stato mandato.
Da dove si conserva un patrimonio storico e artistico, secondo solo a quello de Il Cairo, sono state diffuse e condivise pratiche sociali ed espressioni che perseguono l’obiettivo dell’articolo 3 della Costituzione italiana, quel compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, ne impediscono il pieno sviluppo della singola persona.
Aggiungere o togliere parole?
Temi, espressioni e parole. Che ora si aggiungono e che un domani si dovranno togliere. Non per una moda o per inseguire il trend “less is more”, bensì perché specificare una condizione o un nome, definendoli con un aggettivo che li qualifica, li cataloga, li circoscrive all’interno di un campo, sarà sbagliato o addirittura superfluo.
Oggi, per forza di cose, l’attributo accessibile deve essere collocato accanto al termine turismo. In un prossimo futuro, quando l’umanità avrà completato quell’ultimo chilometro mancante, si parlerà soltanto di turismo. Specificare la condizione di accessibilità sarà pleonastico. Casomai, potremmo – il condizionale è d’obbligo – disquisire sul pronome accanto a turismo: per ognuno o per tutti? Quisquilie.
Il summit di Torino è stato, e adesso lo si può affermare con certezza, un viaggio culturale e fisico che ognuno ha affrontato con il proprio bagaglio di parole, esperienze e speranze. Per tre giorni, è stato possibile arricchirsi, assorbendo best practice, dichiarazioni e storie. Ogni momento è finito all’interno di un’altra valigia, una borsa che ha fatto fatica a chiudersi e che, sicuramente, tornerà utile. Non solo in vista della prossima partenza, ma ogni giorno. Così è stato per il sottoscritto. Così è stato per ogni singolo partecipante. Così è stato e sarà altresì per tutti i presenti.
Grazie Torino. Grazie summit per il Turismo accessibile.


