Allarme clima: la necessità di essere portabandiera della Terra

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I Campioni veri come Federica Brignone li riconosci lontano dai riflettori. La loro grandezza, le loro qualità morali, i loro valori, il loro senso civico e la loro responsabilità sociale sono in grado di emergere anche al di fuori di un contesto agonistico e sportivo. La portabandiera azzurra dei Giochi olimpici, che è entrata a Cortina sulle spalle di Amos Mosaner, tenendo ben saldo tra le mani il tricolore consegnatole dal Presidente Mattarella il 22 dicembre, e che è stata capace di vincere due ori (uno in Super-G e l’altro in slalom gigante), bruciando i tempi di recupero previsti per riprendersi da un gravissimo infortunio, pochi giorni fa è riuscita a far riflettere l’opinione pubblica. Postando un video sui suoi canali social, ha documentato i danni del climate change

 

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Emergenza clima: il video denuncia della Campionessa Federica Brignone accende le riflessioni

Le alte temperature non stanno soffocando soltanto l’Italia, ma anche i ghiacciai. A Zermatt, sul versante svizzero del Cervino, la sciatrice non può più allenarsi. Il ghiacciaio Plateau Rosa a 3.480 metri di altezza si sta trasformando in una scia liquida. La neve non c’è più. Le piste sono diventate off limits. I gestori svizzeri hanno deciso così di chiudere gli impianti. Quella località sciistica, aperta anche d’estate per accogliere appassionati e sportivi di alto livello che si apprestano a preparare la nuova stagione, non è più agibile. Non solo, è diventata pericolosa, oltre che brulla. Dopo le chiusure collegate al caldo anomalo del 2022, ancora una volta non si può sciare d’estate sul Cervino. 

Il video denuncia di Brignone, accompagnato dalla colonna sonora del Titanic, ha catturato l’attenzione dei media. Non è diventato virale, ma ha fatto molto rumore perché, purtroppo, è totalmente reale. In quei pochi secondi, un contenuto liquido come un reel è riuscito a raccontarci un mondo che si sta sciogliendo e a chiederci perché ancora c’è chi nega l’evidenza. Quelle immagini sono state uno schiaffo, un colpo che destabilizza mente e corpo, proprio come la carenza di ossigeno a 3.500 metri di altitudine. 

Chi ancora non crede dovrebbe salire sul Monte Bianco, la montagna più alta dell’Unione Europea con i suoi 4.810 metri di altezza, e andare alla ricerca dello zero termico. Da Courmayeur, si può prendere una funivia con destinazione Punta Helbronner.

E’ un viaggio impressionante, un’esperienza rotante con la cabina che ruota a 360°. In pochi minuti si passa dai 1.300 metri al toccare le nuvole a 3.466 metri di altezza. Martedì 28 luglio, proprio quando Federica Brignone stava svolgendo uno dei suoi ultimi allenamenti sul Cervino, la temperatura a Punta Helbronner, stazione di arrivo della SkyWay del Monte Bianco, era di 11,3° C. Troppi.

Sulla terrazza circolare, da dove è possibile osservare le 4 vette della Valle d’Aosta oltre i 4.000 metri, il sole era più splendente che mai. Bello, certo, ma capace di picchiare forte sulla pelle, soprattutto in assenza di folate di vento. 1.300 metri più a valle, a Pavillon (2.173 metri sul livello del mare), la colonnina di mercurio segnava invece 22° C. Aria rovente, come la roccia di sua altezza, la Montagna Bianca. 

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Chi cercava una disconnessione dal caldo, sperando di sfuggire all’afa cittadina, non ha trovato refrigerio. Chi voleva respirare lontano dal ritmo frenetico e ricaricare la propria energia interiore, smorzando la calura con una passeggiata tra i boschi che dal Lago Blu conducono dopo 3 chilometri di sentieri a Cervinia, è rimasto deluso. Con 25° C all’ombra si prova solo un’illusione di sollievo dal caldo. Bastano pochi minuti sotto questo sole per trasformare un’esperienza rilassante in un mix di tensione e sudore. 

Forse, nell’ultima settimana di luglio e nei primi giorni di agosto, è stato raggiunto l’apice della calura. Le rilevazioni intanto spingono le proiezioni in una direzione che non ha nulla di incoraggiante: l’estate 2026 potrebbe diventare la più calda della storia e, allo stesso tempo, la più fresca di quelle a venire.

Clima: ognuno diventi portabandiera della Terra

Che cosa si può fare per frenare questa deriva? Il primo passo è non negare l’evidenza. Il secondo, invece, è quello di provare a fare ciascuno la propria parte. Sensibilizzare anche i negazionisti, come ha fatto Federica Brignone, ma anche riconnettersi con la natura, rispettandola con semplici gesti e proteggendola con azioni radicali, profonde, quotidiane e, qualora fosse necessario, anche impopolari e drastiche.

Un esempio arriva dalla vicina Svizzera, dove le KlimaSeniorinnen, donne over 65 svizzere, hanno portato la lotta ambientale fino alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il motivo è la mancata o insufficiente adozione di politiche ambientali per contrastare la crisi climatica da parte del governo elvetico. 

Come riportato dall’ultimo report (2025) del “The Lancet Countdown on health and climate change”, i governi, nel solo 2023, hanno continuato a spendere quasi mille miliardi di dollari in sussidi netti ai combustibili fossili. Tra gli 87 Paesi più responsabili del 93% delle emissioni, ben 15, addirittura, hanno destinato più budget a carbone, petrolio e gas naturale rispetto al loro bilancio sanitario.

L’impatto delle emissioni di gas serra, sprigionato dai combustibili fossili, si nota nella frequenza con cui aumentano le ondate di calore e pure sulla pelle dei cittadini. Dagli anni ‘90 del secolo scorso ad oggi, stando al report di The Lancet, il tasso di mortalità per il caldo è aumentato del 23%. 

Voltare le spalle a quanto sta accadendo o chiudere gli occhi in maniera ottusa non è consentito. È opportuno assumersi le proprie responsabilità e comportarsi da portabandiera della Casa Comune: la Terra.

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