Quando si parla di lotta all’inquinamento e crisi climatica, l’immaginario collettivo corre subito verso i giovani: le piazze sono piene di studenti, di ragazzi, con cartelli pieni di scritte, le voci che chiedono giustizia per il futuro. Invece, accanto a questa immagine, ci sono anche le KlimaSeniorinnen, donne over 65 svizzere che hanno portato la lotta ambientale fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La verità è che il clima non è definito da una età e la battaglia per un pianeta vivibile non può essere delegata a una sola generazione: riguarda tutti.
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Le KlimaSeniorinnen: una battaglia per i diritti, non solo per il clima
Le KlimaSeniorinnen, le “signore del clima” svizzere, nel 2024 hanno ottenuto una sentenza storica alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU): Strasburgo ha riconosciuto che l’inazione climatica del governo elvetico viola i diritti umani, perché espone le persone più fragili, tra cui le donne anziane, a ondate di calore sempre più letali. Le KlimaSeniorinnen non sono scese in piazza per un giorno: hanno costruito un’associazione, raccolto migliaia di adesioni, studiato dossier, portato avanti una battaglia legale per quasi un decennio. La loro forza non sta solo nella vittoria giudiziaria, ma nel messaggio politico: la crisi climatica è una questione di diritti, salute e dignità, e riguarda sia l’anziano che il giovane.
Le KlimaSeniorinnen chiedono un futuro migliore come diritto per tutti e, in particolare, per loro : difendono il proprio presente, la propria vita, la possibilità di invecchiare senza che il calore diventi una condanna. E lo fanno con la determinazione di chi sa che il tempo non è più dalla loro parte, ma che proprio per questo ogni azione conta.
Uno sguardo verso l’Italia
In Italia, il quadro non è dissimile alle KlimaSeniorinnen. Legambiente, sulla rivista “La Nuova Ecologia”, ha dedicato un intero numero al fenomeno dei “Volontari senza età” (2024): over 65 che affiancano i giovani nella piantumazione di alberi, nella creazione di comunità energetiche, nella tutela dei territori. Sono volontari che dedicano ore, competenze, reti sociali alla causa ambientale. A Bologna, il progetto Vez Lab ha messo in contatto over 65 e nuove generazioni per riscoprire pratiche di economia circolare: dal cucito con stoffe di recupero alle ciclofficine, dalla cucina antispreco all’autoproduzione di saponi e cosmetici.
L’obiettivo non è solo insegnare ai giovani, ma valorizzare i senior come portatori di saperi sostenibili, tramandati per decenni prima che la parola “sostenibilità” diventasse di moda. Tuttavia, l’impegno degli anziani per l’ambiente in Italia va oltre i singoli progetti. In molte città, da Milano a Palermo, associazioni di pensionati e centri sociali per anziani organizzano raccolte differenziate di quartiere, presidi verdi contro il degrado, orti condivisi che diventano luoghi di aggregazione e produzione di cibo a chilometro zero.
Nel nostro Paese la sfida è culturale e politica. Culturalmente richiede di ridefinire consumi, lavoro, rapporto con la natura e il concetto di progresso; politicamente richiede decisioni su chi paga il prezzo della transizione, come redistribuire risorse, regolare industrie e proteggere i più vulnerabili. Senza cambiamenti nelle norme sociali, nelle narrazioni pubbliche e nelle scelte politiche strutturali, le soluzioni tecniche resteranno insufficienti e inique.
Serve sostenere progetti che mettano in rete le generazioni, come Vez Lab o i “Volontari senza età”, creando spazi in cui i senior possano contribuire con le loro competenze, dalla progettazione di spazi verdi alla gestione di orti urbani, dalla formazione al riuso fino alla partecipazione a comunità energetiche. Sono gesti concreti, quotidiani, che mostrano come la transizione ecologica possa passare anche dalle mani di chi ha tempo, pazienza e la consapevolezza di chi ha visto il mondo cambiare più volte.
Oltre le KlimaSeniorinnen. I progetti europei di Erasmus+ e HelpAge
Non mancano neppure i progetti europei che vedono gli anziani come protagonisti. Il progetto Erasmus+ “Seniors for Sustainability” ha promosso l’invecchiamento attivo attraverso il volontariato ambientale e la conservazione della natura, coinvolgendo cittadini senior in programmi di cittadinanza europea e sostenibilità.
Sempre in ambito Erasmus+, SCA (Seniors Climate Action) ha mobilitato artisti over 65 in Italia, Grecia, Spagna e Slovacchia affinché diventassero ambasciatori del cambiamento ecologico tra i loro coetanei. HelpAge International, con il manifesto #GreyAndGreen, chiede esplicitamente di includere di più gli anziani nelle politiche climatiche, riconoscendo che le loro scelte quotidiane, dagli sprechi alla mobilità, hanno un impatto rilevante.
Tutto questo conta perché la narrazione dominante rischia di fare due danni: il primo è scaricare sui giovani l’intera responsabilità del cambiamento, come se il peso della crisi climatica dovesse ricadere solo su chi eredita un pianeta già compromesso. Il secondo è rendere invisibile il ruolo degli anziani, che invece sono spesso i più esposti agli effetti del clima (ondate di calore, inquinamento, eventi estremi) e, al tempo stesso, i più capaci di agire con costanza e competenza. Le KlimaSeniorinnen lo hanno dimostrato: non hanno chiesto il futuro, hanno difeso il presente.
Le KlimaSeniorinnen hanno vinto una causa, ma hanno anche aperto una strada. Hanno mostrato che l’attivismo climatico non è monopolio dei giovani, e che le signore del clima possono essere tanto determinate quanto le ragazze di Fridays for Future. In un’epoca in cui si parla tanto di giustizia climatica, bisogna riconoscere che la lotta al cambiamento climatico è di tutti. E chi dice che non c’è più tempo per cambiare, sbaglia. Il tempo c’è e la sfida del cambiamento climatico comincia dal non tirarsi indietro.







