Otto nuove discipline, dai droni allo yoga: ma oggi cosa significa davvero fare sport?

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il coni riconosce 8 nuove discipline: dallo yoga al tchoukball

Dai Droni FPV allo Yoga, passando per Kurash, Padbol, Tchoukball e le altre nuove discipline riconosciute, cambia il perimetro di ciò che chiamiamo sport. Non è solo una questione di regole o riconoscimenti: è il segnale di una cultura sportiva sempre più plurale, nella quale tecnologia, benessere, inclusione e comunità stanno riscrivendo il modo di vivere e intendere lo sport.

Diciamolo: se qualcuno avesse messo insieme, qualche anno fa, droni, yoga, lotta, palloni e velocità e ci avesse detto che tutto questo sarebbe finito dentro la stessa fotografia dello sport italiano, probabilmente avremmo pensato a uno scherzo.

Nuovi sport: dal Kurash allo Speed Down

E invece la notizia è proprio questa: il CONI ha riconosciuto otto nuove discipline sportive, ampliando ulteriormente il perimetro delle attività che possono trovare posto nel sistema sportivo organizzato: Kurash, Gushtingiri, Yoga, Droni FPV, Dodgeball, Speed Down, Tchoukball e Padbol.

Il Kurash è una disciplina di lotta tradizionale dell’Asia centrale, caratterizzata da prese e proiezioni dell’avversario. 

Il Gushtingiri, anch’esso legato alla tradizione centroasiatica, è una forma di lotta che affonda le proprie radici nella cultura popolare.

Lo Yoga è probabilmente il nome più conosciuto dell’elenco, ma la sua presenza in questo contesto apre proprio il tema del rapporto tra attività fisica, disciplina del corpo e benessere.

I Droni FPV portano invece lo sport dentro un territorio decisamente contemporaneo: gare di velocità, precisione e abilità nel controllo di droni pilotati attraverso una visuale in prima persona.

Il Dodgeball è la versione sportiva organizzata della tradizionale palla prigioniera, con squadre che si affrontano cercando di eliminare gli avversari colpendoli con la palla.

Lo Speed Down porta invece il concetto di velocità su un terreno decisamente particolare: si gareggia in discesa a bordo di mezzi a quattro ruote privi di motore, progettati per affrontare i percorsi sfruttando la pendenza e la forza di gravità. Una sfida nella quale velocità, tecnica di guida e capacità di interpretare il tracciato diventano determinanti.

Il Tchoukball è uno sport di squadra nato con l’obiettivo di ridurre il contatto fisico diretto: si segna colpendo un particolare pannello elastico e facendo rimbalzare il pallone in modo che gli avversari non riescano a recuperarlo.

E poi c’è il Padbol, una disciplina che unisce elementi del calcio e del padel, giocata su un campo delimitato e attraverso l’uso di pareti e rete.

8 nuovi  sport introdotti dal CONI
Un’azione di Tchoukball. Photo Credits: Id shutterstock 1410691328 – Photographer: Paolo Bona

Otto discipline, otto storie diverse, otto modi differenti di intendere il movimento, la competizione, la tecnica e la relazione con gli altri.

Che sport stiamo diventando? Lo raccontano queste nuove 8 discipline

Ed è proprio qui che la notizia smette di essere soltanto una notizia, perché, a ben guardare, la cosa più interessante non è che il sistema sportivo abbia aggiunto otto nuove voci al proprio elenco, ma è  che cosa raccontano queste otto voci dello sport che stiamo diventando.

Per molto tempo abbiamo avuto un’idea quasi automatica di sport: correre, saltare, lanciare, pedalare, nuotare, entrare in un campo, in una palestra, salire su un ring o scendere in pista, affrontare un avversario, avere un punteggio, una classifica, una medaglia.

Un’immagine precisa, quasi rassicurante, ma il mondo intorno a quella definizione non è rimasto fermo.

E allora arriva lo Yoga, arrivano i droni FPV, arrivano discipline nate dall’incontro tra tradizioni lontane e culture differenti, arrivano giochi che reinventano il concetto di squadra e di competizione, arrivano sport ibridi, contaminazioni, nuove forme di movimento.

E improvvisamente la domanda non è più se lo sport stia cambiando, è evidente che lo sta facendo, la domanda è quanto siamo disposti a cambiare noi insieme allo sport.

Perché lo sport contemporaneo non vive più soltanto nei luoghi nei quali siamo abituati a cercarlo, può nascere in una palestra, certo, ma può nascere anche dalla tecnologia, da una comunità, da una tradizione culturale, da un gioco reinventato, da una diversa idea di benessere.

Può nascere persino da qualcosa che, a prima vista, con lo sport sembra avere poco a che fare. I Droni FPV sono forse l’esempio più evidente di questa trasformazione: la tecnologia diventa strumento di competizione, abilità, precisione, velocità. Non è più soltanto qualcosa che utilizziamo per guardare o raccontare lo sport: diventa parte dello sport stesso.

Lo Yoga porta invece in primo piano un’altra trasformazione: quella del rapporto tra attività fisica, equilibrio personale e benessere.

Il Kurash e il Gushtingiri ricordano che lo sport non è necessariamente nato ieri, né necessariamente nelle nostre latitudini. Esistono culture sportive che attraversano generazioni e confini e che possono trovare spazio dentro un sistema sempre più internazionale.

Padbol, Tchoukball e Dodgeball raccontano invece la capacità dello sport di reinventarsi.

Ed è forse questa la parola più importante: reinventarsi, perché lo sport, prima ancora di essere una gara, è una forma di linguaggio: parla di appartenenza, di identità, del bisogno, profondamente umano, di misurarsi con gli altri e con sé stessi.

Parla di regole condivise, di responsabilità, di rispetto, e soprattutto parla di comunità.

È qui che la questione delle otto nuove discipline supera i confini dello sport, perché ogni volta che una nuova attività viene riconosciuta, non stiamo soltanto aggiungendo una voce a un elenco, stiamo dicendo che esiste una comunità che merita di essere vista.

E questo, per il mondo del Terzo settore, è tutt’altro che secondario.

Le associazioni sportive sono spesso molto più di luoghi nei quali si pratica una disciplina, sono spazi nei quali si costruiscono relazioni, si educano i più giovani, si combattono solitudine e isolamento, si impara a collaborare.

Per questo ampliare l’offerta sportiva significa potenzialmente ampliare anche le porte attraverso le quali le persone possono entrare nella vita collettiva.

Ma proprio qui arriva la parte difficile, perché riconoscere una disciplina non basta, non basta un codice, non basta un riconoscimento, non basta inserire una nuova voce dentro un sistema.

Servono persone capaci di insegnarla, servono organizzazione, formazione, spazi, progettualità, servono associazioni in grado di trasformare una pratica in un’esperienza educativa e sociale.

Altrimenti rischiamo di confondere il riconoscimento con la crescita e sono due cose molto diverse.

Il vero successo di queste otto nuove discipline non si misurerà soltanto dal numero delle associazioni che le praticheranno. Si misurerà anche dalla capacità di portare allo sport persone che oggi ne sono lontane.

Un ragazzo che non ama il calcio non è necessariamente un ragazzo che non ama lo sport.

Una persona che non si riconosce nelle discipline tradizionali non è necessariamente una persona sedentaria, forse, molto più semplicemente, non ha ancora trovato la porta giusta.

E il compito di un sistema sportivo moderno dovrebbe essere proprio questo: costruire più porte, non pretendere che tutti entrino dalla stessa.

È una piccola rivoluzione culturale e come tutte le rivoluzioni culturali, non arriva facendo rumore, arriva lentamente, una disciplina alla volta, una palestra alla volta, un’associazione alla volta, un ragazzo alla volta.

Per questo le otto nuove discipline possono essere lette come qualcosa di più di una novità normativa: sono un piccolo specchio del Paese che cambia.

Un Paese nel quale tradizione e tecnologia convivono, nel quale il benessere assume nuove forme, nel quale le comunità si costruiscono anche intorno a passioni che fino a ieri sembravano marginali.

Dai droni allo yoga, passando per una disciplina di lotta, un pallone, una racchetta o una discesa a tutta velocità, la domanda alla fine resta la stessa: che cosa significa davvero fare sport?

Forse significa ancora correre, saltare, competere e vincere, ma forse significa anche imparare, stare insieme, appartenere a qualcosa, superare un limite, trovare il proprio spazio.

E allora quelle otto nuove discipline non ci stanno dicendo che tutto è sport, ci stanno chiedendo qualcosa di più interessante: siamo ancora capaci di riconoscere lo sport quando non assomiglia a quello che conosciamo?

È questa, forse, la vera sfida, non per lo sport di domani, ma per quello di oggi.

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