Il 30% della Gen Z ritiene che il proprio luogo di lavoro non sia pronto all’intelligenza artificiale

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L’intelligenza artificiale sta entrando sempre di più nella nostra vita quotidiana. I Millennial e le generazioni precedenti cercano ancora di capire come usare chatbot e piattaforme IA; la Generazione Z ha iniziato a conoscerle e ad usarle. Ma, la vera rivoluzione arriva con la Generazione Alpha (nata dal 2010 in poi): questi bambini non hanno mai conosciuto un mondo senza intelligenza artificiale, perché per loro l’IA è una presenza costante.

Tuttavia, questo uso spropositato senza un minimo di attenzione non è positivo. Da ciò sorgono due domande molto importanti: questi ragazzi sanno davvero usare l’intelligenza artificiale con spirito critico? E inoltre, la scuola, l’università, le istituzioni sono capaci di formare giovani, persone capaci di ragionare e lavorare insieme? 

Il 74% della Generazione Z e dei Millenials usa l’IA 

Secondo il report Deloitte Gen Z and Millennial Survey 2026 condotto su 22.500 giovani in 44 Paesi, l’uso dell’IA è già molto diffuso. Infatti, il 74% dei ragazzi della Generazione Z e dei Millenials ammette di usare l’IA almeno nella gran parte del loro lavoro quotidiano, dove la maggior parte la vede come un aiuto. Tutto questo accade perché c’è bisogno di risparmiare tempo e l’IA interviene molto bene su questo punto perché facilita e velocizza il lavoro, anche se con dei bias che solo l’essere umano è in grado di risolvere. 

La modalità in cui si utilizza l’intelligenza artificiale è varia: il 79% lo usa per individuare opportunità di formazione, il 72% della Gen Z e il 69% dei Millennial lo consultano per chiedere consigli sulla carriera lavorativa e, infine, il 67% della Gen Z e il 65% dei Millennial per gestire lo stress lavorativo.

Intelligenza artificiale: le istituzioni sono in ritardo 

Da questo uso quotidiano dell’IA da parte della gente c’è una preoccupazione alla base che, se ignorata, continuerà a peggiorare: le istituzioni sono indietro. I ragazzi, in particolare, hanno imparato ad usare chatbot e IA come guida di formazione e di conoscenza prima della scuola, dell’università, nelle quali vigono ancora metodi antiquati e questo porta ad una frattura.

Il 30% dell Gen Z il 31% dei Millenial ritengono che il proprio luogo di lavoro non sia pronto ai cambiamenti dell’IA; inoltre, sempre gli stessi (33% della Gen Z e 32% dei Millennial) concordano sul fatto che gli strumenti IA presenti al lavoro siano solo in parte sufficienti o perfino del tutto insufficienti.

Saper usare un’intelligenza artificiale non vuol dire avere competenze critiche, anzi. Possiamo notare come anche il lato emotivo viene ormai ricercato in un chatbot. Questo perché non si riesce nemmeno più a gestire emozioni, frustrazioni, incertezze e responsabilità. Quello che può fare un’intelligenza artificiale è saper riassumere, scrivere e suggerire, ma non può prendere il posto del giudizio umano, dell’empatia e della capacità di relazionarsi con gli altri. Sono punti essenziali che non possono essere dimenticati e lasciati al puro compito di una macchina.

Solo il 25% della Generazione Z e il 21% dei Millenial punta a promozioni rapide 

Per questo le scuole non devono avere solo il compito di vietare l’intelligenza artificiale, ma di indurre il giovane a riflettere, a creare un percorso che insegni ad usare questi strumenti digitali come, ad esempio, capire da dove vengono i dati, riconoscere e correggere i bias. Bisogna insegnare ad usare l’IA senza smettere di usare la propria testa, partendo dal principio di formare prima chi di dovere si occupa di insegnare.

La ricerca di Deloitte, inoltre, mostra come solo il 6% della Gen Z e dei Millenial ambisce al ruolo di leadership, perché per il resto dei giovani ci sono diversi ostacoli tra cui stress, burnout e preoccupazione sull’equilibrio tra vita privata e professionale. I ragazzi preferiscono ambire ad una carriera che predilige un progresso costante, acquisendo esperienza per un successo a lungo termine. Solo il 25% dei Gen Z e il 21% dei Millenial puntano a promozioni o cambi di ruolo rapidi. 

Conclusione 

Quindi, il report di Deloitte suggerisce una fotografia dove l’IA automatizza compiti di routine, così che il lavoratore junior possa assumere responsabilità di livello superiore prima. Le aziende dovranno stravolgere i loro piani di formazione e percorsi di ingresso come meno apprendistato basato solo su attività ripetitive, ma più su libertà di giudizio, pensiero critico, collaborazione e uso consapevole dell’IA. 

Il futuro è allarmante solo in parte, perché da un lato le aziende rischiano di perdere persone per il pensionamento con competenze cruciali. Dall’altra, la maggior parte delle nuove generazioni (54% della Generazione Z e 60% dei Millennial) non sono così preoccupate di perdere una figura chiave un domani, ritenendo che il loro team sarebbe in grado di mantenere un equilibrio con interruzioni minime.

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