Si potrebbe definire come il sorpasso sportivo più importante dell’ultimo secolo, un dato mai registrato nel Bel Paese. Per la prima volta dal dopoguerra ad oggi, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) perde il primo posto come federazione con il maggior numero di tesserati, facendosi superare dalla FITP (Federazione Italiana Tennis e Padel), guidata da Angelo Binaghi.
A certificarlo sono i dati ufficiali del report “Monitoraggio CONI-FSN-DSA”: la FITP ha raggiunto quota 1.162.477 tesserati (pari al 20,2% del totale nazionale), superando i 1.123.054 della FIGC (19,5%). Un margine di oltre 39.000 tesserati di vantaggio che fotografa il momento storico e che ha aperto la strada a un’ulteriore accelerazione, con la FITP spinta fino alla quota record di 1.254.153 iscritti. Un traguardo che ridefinisce la geografia e le passioni sportive degli italiani.
Indice articolo
Un modello industriale vincente, oltre il campo da gioco
Sarebbe fin troppo facile attribuire i meriti del sorpasso unicamente alle imprese sportive dei tennisti italiani: partendo dall’“Effetto Sinner”, per passare a Jasmine Paolini, Matteo Berrettini fino ad arrivare ai numerosi successi azzurri conquistati in Coppa Davis.
Tuttavia, come dimostrano le analisi economiche e strutturali del settore, la radice di questo successo affonda in una programmazione ventennale. Sotto la presidenza di Angelo Binaghi, in carica dal 2001 (quando i tesserati erano appena 130mila), la federazione ha saputo trasformarsi in una macchina manageriale perfetta. La strategia è stata quella di convertire i grandi eventi internazionali in generatori di ricavi puri, da reinvestire sistematicamente nella base, nei circoli, nella didattica e nella formazione.
I numeri dell’intera macchina di lavoro poggiano oggi su fondamenta solide:
-
Oltre 4.000 circoli affiliati sparsi su tutto il territorio nazionale.
-
Più di 2.500 scuole specializzate tra tennis e padel.
-
14.000 tecnici qualificati e abilitati all’insegnamento.
-
10.000 ufficiali di gara impegnati nella gestione dell’attività agonistica.
Inoltre, la lungimiranza di aver incorporato e valorizzato il fenomeno del padel, capace di aggregare con straordinaria rapidità rispetto ad altri sport, ha fatto da moltiplicatore decisivo per la base dei tesserati.
Il sorpasso dei conti: la sfida economica con il soccer
Già in passato, in un’intervista rilasciata ai nostri microfoni, Binaghi aveva sottolineato come la missione federale non fosse unicamente legata al profitto o ai trofei dei campioni, bensì alla costruzione di un valore sociale diffuso.
Il tennis e il padel odierni in Italia non sono più percepiti come sport elitari o per pochi intimi, ma come veri e propri presidi di socialità e salute pubblica. Un traguardo ottenuto con l’inserimento di risorse verso la base: basti pensare ai circa 10 milioni di euro l’anno destinati direttamente al supporto dei giovani talenti per liberarli dai costi proibitivi delle trasferte internazionali, affiancati da progetti e protocolli per portare la racchetta direttamente nelle scuole.
Ad oggi quindi, il primato del tennis non si misura soltanto in iscrizioni o presenze sui campi, ma irrompe con forza altresì nei bilanci economici. Il valore della produzione della FITP ha raggiunto i 240 milioni di euro, superando i 214 milioni di euro registrati nello stesso periodo dalla Federcalcio, con proiezioni d’esercizio che puntano a sfondare la quota record dei 280 milioni di euro di entrate.
Un quadro coronato dalle stime del Centro Studi federale, che quantificano l’impatto economico complessivo del movimento in 8,7 miliardi di euro, sostenuto da oltre 6,5 milioni di praticanti e da un bacino di appassionati che supera i 19 milioni di italiani (di cui 17,9 milioni per il tennis e più di 5,4 milioni per il padel).
Non solo tennis e calcio: la mappa degli altri sport in Italia
Se il tennis festeggia il sorpasso e il calcio difende la sua leadership, per altre discipline storiche le cose vanno molto peggio. È il caso del ciclismo: la Federciclismo è scivolata al ventesimo posto su 45 federazioni, con appena 66.302 tesserati (di cui solo 6.900 donne, una delle percentuali più basse d’Italia).
A colpire è soprattutto un paradosso unico: ci sono 32.000 tra tecnici e dirigenti per 66.000 iscritti. Ciò significa che c’è quasi un dirigente ogni due atleti, mentre negli altri sport la media è di uno ogni dieci. Con numeri così ridotti e appena 1.600 giovani nella categoria Juniores, diventa molto difficile far emergere nuovi campioni, come dimostrano i recenti risultati deludenti della Nazionale.
Anche se in Italia le persone che usano la bicicletta sono milioni, nella stragrande maggioranza dei casi scelgono di non tesserarsi, lasciando la Federazione a fare i conti con un modello da ripensare dalle fondamenta.





