Terzo Settore e innovazione digitale

Il Terzo Settore cresce e muove passi importanti verso il futuro; dalla Riforma all’innovazione digitale, questo 2023 può rappresentare l’anno della svolta. Perché, nonostante i numeri, sembra che di Terzo Settore si parli ancora troppo poco, anzi, che le attenzioni rivolte al lavoro svolto da chi ne fa parte – enti, associazioni, onlus e così via – sia sempre coperto da una patina che lo tiene in trasparenza. È necessario dunque accendere i riflettori sul potenziale e sui progressi del Terzo pilastro. Un primo segnale arriva dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinati al settore. Agevolare la transizione digitale, in ogni ambito, è uno degli obiettivi principali del PNRR; a favore del TS, a cui si fa riferimento nelle missioni 5 e 6 del Piano, sono stati stanziati oltre 11 miliardi.  

Un altro elemento da tenere in considerazione riguarda la Riforma del Terzo Settore; anche in questo caso, ridisciplinare la materia che riguarda non profit e impresa sociale era basilare per permettere lo sviluppo di un ramo fondamentale per la crescita del tessuto sociale ed economico del Paese.  

Veniamo però al focus di questa riflessione: l’avanzamento nell’ambito digitale. Ogni comparto necessita di uno svecchiamento, di un cambiamento sistematico delle modalità in cui si svolge il lavoro. La digitalizzazione della quotidianità e di ogni singolo impiego non è più un fenomeno, ma una realtà ben radicata e strutturata. 

“Terzo settore e Trasformazione Digitale” il report di Italia Non Profit

Italia Non Profit, nel 2018, quando ancora la pandemia non aveva rivelato la necessità di accelerare i processi di transizione ecologica e digitale, ha redatto un report interessante sul tema ricavando le seguenti osservazioni. 

L’indagine “Terzo Settore e Trasformazione Digitale” è stata avviata nell’agosto del 2017 ed è stata portata avanti fino al gennaio 2018. Oggetto del report gli operatori del Terzo Settore e il loro approccio alla trasformazione digitale, comprensivo quindi di competenze, metodologie, preparazione e prospettiva future. Il campione selezionato, 220 operatori – 176 interni e 51 consulenti esterni -, ha fornito materiale per approntare considerazioni attualissime. 

Per quanto concerne gli interni agli enti che hanno preso parte all’indagine, il 34% riteneva che nelle proprie realtà non fosse applicato un approccio strategico sull’utilizzo degli strumenti digitali e ciò riguardava sia gli operatori di piccoli enti, con fatturati inferiori ai 50mila euro, sia operatori impiegati in enti con entrate superiori a 700mila euro. 

Una criticità: la mancanza di una strategia definita

Tuttavia, la maggior parte di coloro che avevano difficoltà ad accedere agli strumenti digitali di base militavano in realtà di dimensioni molto piccole. Veniva segnalato però un altro fattore comune: la consapevolezza personale dell’importanza di una crescita digitale e, contestualmente, la contezza che gli enti in cui gli intervistati erano impiegati, grandi o piccoli che fossero, stessero vivendo la trasformazione digitale con un “certo livello di incoscienza” perché non era applicata, di fondo, una strategia chiara. 

Ma quali, secondo il report, erano nel 2018 gli ostacoli riscontrati? Il 40% del campione sosteneva che la problematica maggiore riguardasse la mancanza di risorse; il 37% faceva riferimento a uno scarso know-how degli enti; andando avanti, in percentuali minori, si rilevavano anche: mancanza di un cambiamento culturale interno e la necessità di affrontare altre sfide, ritenute prioritarie rispetto alla trasformazione digitale. 

Di fatto, gli intervistati rispondevano anche che un incremento delle competenze digitali avrebbe migliorato le raccolte fondi (56%) e favorito lo sviluppo del proprio network (39%).

L’indagine, inoltre, teneva in considerazione anche la variabile “digitalizzazione come processo per attrarre nuovi operatori”; perché le nuove professioni, tutte quelle che riguardano la sfera del digitale, nel 2018 avevano già iniziato a occupare spazi importanti. Anche perché i 176 intervistati riferivano di avere una buona praticità con i social media, ma scarse competenze negli ambiti dell’intelligenza artificiale e del machine learning. Per cui l’implementazione di nuove figure e la partecipazione a corsi di formazione o di aggiornamento risultavano essere di vitale importanza. 

Il parere dei consulenti esterni

Quanto ai consulenti esterni interpellati da Italia Non Profit, c’è da segnalare la preoccupazione che questi avevano esternato in merito alla reticenza di una digitalizzazione delle strategie e delle applicazioni da parte dei board degli enti, cosa che, già all’epoca, metteva, secondo i 51 intervistati, in difficoltà la riuscita delle raccolte fondi e determinava una perdita di peso nel settore e per gli stakeholder. 

Nel frattempo, dalla stesura del report, sono trascorsi ben cinque anni, durante i quali il mondo intero ha compreso maggiormente, se è possibile, il valore e le potenzialità del digitale. Durante le prime fasi del lockdown del 2020 sono state attivate, ad esempio, numerosissime raccolte fondi online e questo ha già rappresentato un monito per gli enti, onlus e associazioni che, in situazioni di emergenza, devono agire tempestivamente e in maniera strutturata.

Qui si fa riferimento ai timori espressi da operatori e consulenti nell’indagine di Italia Non Profit; timori fondati, a questo punto. Inoltre, le piattaforme digitali sono cresciute e sono state potenziate; dunque, ciò che prima rappresentava un bisogno, adesso è una necessità. Doversi misurare con il tramite che riflette il mondo virtuale e saperne sfruttare ogni singola goccia diventa ogni giorno più imprescindibile anche e soprattutto per il Terzo Settore.

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