Tecnologia e sanità: il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0

L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione del lavoro riguardano ormai ogni ambito, compreso quello sanitario. La necessità di adeguarsi al progresso, quindi, si fa sempre più incalzante. Ecco perché le strutture sanitarie, da diverso tempo, hanno previsto l’integrazione di decine di servizi online, come ad esempio il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. Una facilitazione del processo di raccolta e archivio dati del paziente e una garanzia digitale che consente di prenotare visite o di accedere ad altri servizi da remoto.

La telemedicina

Facciamo un passo indietro prima di approfondire le qualità del FSE 2.0. Si è avuto pienamente contezza del ruolo fondamentale della telemedicina durante gli oltre due anni di pandemia. Le restrizioni hanno fortemente condizionato la quotidianità, tanto da rendere eccezionale la possibilità di recarsi in una struttura sanitaria per un controllo o una consulenza. 

Le distanze non hanno fatto altro che ratificare l’importanza di una comunicazione virtuale, da remoto, tra aziende ospedaliere o singoli medici, con i pazienti. In verità, i benefici di questa nuova interazione sono molteplici. Ne ha parlato Tiago Hashiguchi, Senior Expert in the Digital Health Flagship Research Program della World Bank e autore di una ricerca sul tema per conto dell’Ocse, durante l’evento Wired Health, realizzato da Wired. 

Hashiguchi ha raccontato, quali sono, secondo il proprio punto di vista, i fattori che hanno determinato durante e dopo l’emergenza sanitaria il successo della telemedicina. “Il primo – ha spiegato – riguarda il cambiamento nella percezione di pazienti e medici: qualche settimana prima dello scoppio della pandemia si discuteva ancora se fosse una pratica sicura, di come limitare i rischi. Ora siamo convinti sia una delle modalità di accesso ai servizi sanitari”. 

In secondo luogo, Hashiguchi ha rilevato che le nuove tecnologie hanno fatto sì che le cure fossero maggiormente accessibili per i soggetti più fragili. In proposito ha chiarito: “In un sondaggio condotto nel 2021 negli Stati Uniti gli over 51 erano i maggiori utilizzatori di telemedicina. E i tassi più alti di utilizzo si registrano tra i pazienti con i redditi più bassi”.

Infine, ha anche evidenziato le criticità della telemedicina: la più ingombrante è risultata la complessità della raccolta dati da parte dei governi perché “si deve comprendere quale sarà l’impatto di queste tecnologie sul sistema sanitario”.

Cosa ne pensano medici e pazienti?

Ma in generale, cosa ne pensano pazienti e medici? Hashiguchi ha risposto anche a questo, citando dei dati ben precisi. Ha spiegato che nei Paesi Ocse il 95% dei pazienti che ha utilizzato servizi di telemedicina si è detto soddisfatto. Mentre il grado di soddisfazione dei medici è inferiore. Questo perché, secondo l’esperto, i medici sono di per sé scrupolosi e attenti e la distanza non li aiuta pienamente nelle diagnosi. 

Il punto è che la telemedicina ha anche spianato la strada all’utilizzo costante di strumenti volti al monitoraggio delle funzioni vitali, oltre che alla raccolta dati e alla possibilità di usufruire di decine di servizi online. In qualche modo, come ogni aspetto della quotidianità, anche la medicina è diventata una materia meno nebulosa per i non addetti ai lavori e sicuramente più accessibile. Ciò tuttavia non significa che Google possa fare diagnosi e che gli strumenti attuali possano rispondere ad ogni necessità. Il processo è in costante evoluzione e come tale va considerato. Nel post pandemia, non tutte le funzioni online sono rimaste fruibili; alcune aziende ospedaliere hanno, ad esempio, riaperto gli sportelli fisici di supporto e prenotazione. Altre invece hanno tenuto in piedi un sistema ibrido. Come si diceva, in costante evoluzione. 

C’è un altro fattore che va preso in considerazione: quello economico. La Goldman Sachs Society, come riporta Forbes in un articolo dell’aprile 2022, ha riferito che “le organizzazioni sanitarie risparmiano annualmente 300 milioni di dollari, monitorando i pazienti da remoto”. Un altro elemento che gioca a favore della telemedicina. 

I benefici del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0

Fatte le dovute premesse sulla telemedicina, torniamo al Fascicolo Sanitario Elettronico, il cui potenziamento fa capo alla Missione 6 del PNRR (stanziati 15,63 miliardi di euro), e al motivo per il quale tale strumento ha rivoluzionato il metodo di raccolta dati e archiviazione. Prima un chiarimento: il FSE 1.0 era tale perché ritenuto raccoglitore di documenti; il 2.0, invece, rappresenta un vero e proprio raccoglitore di dati. 

Come spiega l’ente governativo Agenzia per l’Italia digitale, il FSE prevede: servizi di sanità digitale omogenei e uniformi; architettura rafforzata ai fini dell’interoperabilità del FSE; uniformità dei contenuti in termini di dati e codifiche e potenziamento della governance nell’attuazione del FSE.

Dal maggio 2022 il FSE si è arricchito di nuovi documenti validi sull’intero territorio nazionale. “Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 luglio 2022 anche del Decreto del 18 maggio 2022 “Integrazione dei dati essenziali che compongono i documenti del Fascicolo sanitario elettronico”, si ampliano, infatti, i dati e i documenti che gli assistiti, in tutto il Paese, potranno in futuro trovare nei propri Fascicoli”. 

Ad oggi, la complessità è applicare correttamente quanto stabilito sopra. Tutto il personale sanitario deve essere preparato ad affrontare correttamente le evoluzioni che riguardano il FSE anche perché esistono delle scadenze da rispettare: 

  • Giugno 2024, realizzazione, implementazione e messa in funzione di un registro centrale per i documenti digitali e, inoltre, di una piattaforma di interoperabilità e servizi, secondo lo standard Fast Healthcare Interoperability Resources – Fascicolo Sanitario Elettronico. 
  • Dicembre 2024, Cutoff per digitalizzazione nativa di tutti i documenti dei FSE. I documenti devono essere nativi digitali fin dall’inizio e coerenti con i recenti standard FHIR.

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