Ecologia e salute: cosa pensano gli italiani degli insetti in tavola

Gli italiani sono pronti ad accogliere gli insetti nella propria alimentazione? Una domanda che ci si pone da quando, lo scorso gennaio, l’Unione Europea ha dato il via libera alla commercializzazione della farina parzialmente sgrassata di Acheta domesticus, ovvero di grillo domestico, e delle larve di Alphitobius diaperinus, verme della farina minore. 

Quando la notizia è stata diffusa, le reazioni, soprattutto di natura social, sono state diverse: da una parte c’è chi ha accolto la cosa positivamente, guardando all’intento green ed economico di tale decisione, dall’altra, invece, c’è chi ha pensato che si trattasse di qualcosa di innaturale, lontanissimo dalla dieta mediterranea a cui gli italiani sono legati e da cui non prescindono. 

Nelle ultime ore sono arrivati i risultati delle prime indagini effettuate sul tema. I dati offrono, in maniera più precisa, i profili dei consumatori disposti o meno ad accettare nella propria alimentazione gli insetti. 

Insetti: il sondaggio dell’Università di Bergamo

L’Università di Bergamo ha effettuato un sondaggio, Insect Food e Consumatori, sul tema insetti i cui risultati sono stati diffusi la scorsa settimana. Il 70% delle persone interrogate è poco propenso ad assaggiare gli insetti, il 21% si dice mediamente propenso, mentre il 9% è altamente propenso. Ciò significa che la maggioranza relega il consumo di insetti a una pratica quasi prettamente orientale e non riesce a far propria l’idea di integrarli nell’alimentazione quotidiana. Resta comunque un dato: un italiano su tre è disposto a provare. 

Riccardo Valesi, ricercatore del Dipartimento di Scienze aziendali dell’Università di Bergamo, ha spiegato: “Come emerge dall’indagine, i consumatori sono spinti dalla curiosità e dallo spirito innovativo. È solo il primo passo per indagare un mercato molto promettente per il futuro utilizzando anche l’assaggio diretto dei cibi“.

Un altro studio portato avanti dall’Università di Pisa, invece, rileva che le donne sono più reticenti degli uomini rispetto al consumo di insetti. 

Nel frattempo, nonostante ci siano ancora diverse remore tra i consumatori nostrani, il mondo sembra procedere spedito verso nuovi orizzonti. Si registrano oltre 9 milioni di cittadini europei che hanno provato e approvato questo tipo di novel food; in tale stima gli italiani ricoprono le ultime posizioni. A primeggiare sono invece Germania, Belgio, Francia e Gran Bretagna. 

Alia Insect Farm: le start up guardano al futuro

C’è però da considerare che esistono realtà italiane che invece abbracciano e sposano la filosofia. Lo spiega in modo esaustivo Carlotta Totaro Fila, fondatrice di Alia Insect Farm, una start up agricola nata nel 2020.

Alia, come si legge sul sito web ufficiale, “alleva e produce una nuova fonte di proteine sostenibili, come alternativa alimentare alle altre proteine animali comunemente utilizzate nella dieta. In Alia Insect Farm crediamo infatti che gli insetti commestibili siano una risorsa naturale, una fonte di proteine alternative ad alto valore biologico per arricchire con varietà una dieta sempre più ricca di gusto e nutrizionalmente equilibrata. Con i nostri prodotti a base di insetti commestibili intendiamo fornire al consumatore una ulteriore scelta alimentare, un nuovo modo di confrontarsi con nuovi sapori ed esperienze alimentari. Tutto questo, garantendo sicurezza, qualità, tracciabilità e filiera di prodotto rigorosamente made in Italy”. Dunque, alla base c’è un’idea innovativa e green con un elevato potenziale anche economico se si guarda alle stime di fatturato per il 2023 inerenti al mercato in questione: 260 milioni di euro. 

Totaro Fila, ad ogni modo, ha posto l’accento sui benefici in termini di salute che possono derivare da un determinato tipo di alimentazione: “Questi alimenti hanno le carte in regola per avere un impatto positivo sulla salute delle persone contribuendo al benessere del pianeta. La maestria italiana nel realizzare alimenti dal gusto eccellente e la sicurezza alimentare che caratterizzerà i nostri prodotti, quando autorizzati, sono i requisiti di partenza per creare nuove ed interessanti prospettive per tutto il comparto agro alimentare italiano. È corretto ipotizzare una grande pasta con farina di grilli“. 

La polvere di grillo di Italian Cricket Farm

Un’altra realtà del novel food, che segue il medesimo cammino, è Italian Cricket Farm. Si tratta di un allevamento di grilli (Acheta domesticus), tarme della farina (Tenebrio molitor) e caimani (Zophobas morio). L’azienda agricola informa anche che dispongono: “della migliore polvere di grillo, prodotto proteico, sano ed ecosostenibile”.

Questa attività guardano con grande ottimismo al futuro della filiera, nonostante nel presente stia incontrando diversi ostacoli per decollare, almeno in Italia.

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