Il senso civico, l’altruismo e la responsabilità di Plastic Free

Blu è il colore del mare e del cielo. Trasmette armonia e tranquillità. Nella semiotica che interpreta il significato dello spettro cromatico, questa tonalità infonde fiducia, affidabilità, produttività e pure pazienza, saggezza e sincerità. La millenaria cultura cinese, poi, lo associa all’immortalità. Per qualcuno potrebbe essere un colore freddo, ma in un caso è una tonalità che scalda il cuore, che tocca le coscienze, che rende partecipi e attive le persone. Questo blu, nella sua versione più intensa, è il colore predominante di un movimento che ha unito centinaia di migliaia di persone in tutta Italia e che risponde al nome di Plastic Free.

Nomen omen, dicevano i latini. Nel nome c’è un presagio o il destino di una persona. In Plastic Free, invece, ci sono il senso di una precisa mission e pure dei valori importanti, come il rispetto per l’ambiente, per la Terra, per quella che Papa Francesco chiama la casa comune. Dal 2019, il blu di Plastic Free si muove lungo le spiagge dello Stivale, lungo i fiumi e in ogni luogo dove ci sono rifiuti da rimuovere. A compiere questa semplice azione di pulizia ci sono migliaia di volontari, che, animati dai medesimi ideali e dalla volontà di realizzare qualcosa di utile per la loro comunità, liberamente e spontaneamente si ritrovano e si adunano. Il bello è che non demonizzano la plastica e la chimica, che all’Italia ha dato anche un Premio Nobel. Sanno che tale materia continuerà ad esistere e ad essere utilizzata in alcuni settori o ambiti, ma vogliono sensibilizzare le persone sull’utilizzo monouso, sulle alternative presenti sul mercato e sui danni che un gesto volontario o una distrazione, come abbandonare a terra una bottiglietta di plastica o liberare nell’aria un palloncino, possono arrecare al nostro ecosistema e agli esseri viventi. Uomo compreso.

 

I prossimi 30 settembre e 1 ottobre l’organizzazione non lucrativa di utilità sociale, presieduta da Luca De Gaetano, organizza un weekend interamente dedicato al Pianeta. Su tutto il territorio nazionale si terranno oltre 200 appuntamenti di clean up, operazioni di pulizia che si svolgeranno in contemporanea. Alla vigilia di questo appuntamento, e in occasione della giornata dell’associazionismo, indetta dal Forum Nazionale del Terzo Settore, risorse.news ha intervistato Lorenzo Zitignani, Direttore di Plastic Free, e Aurora Navarra, una volontaria che è diventata la referente per la provincia di Vibo Valentia. Insieme a loro, è intervenuta anche Linda Rombolà, presidente del comitato calabrese di AICEM, che con la rappresentativa della Calabria di Plastic Free ha realizzato diverse iniziative. Sempre nel segno della sensibilizzazione, dell’educazione e della promozione del bene comune.

 

Direttore, partiamo dal raccontare come è nato questo movimento che unisce migliaia di persone. Qual è stata la scintilla che ha innescato tutto?

 

LORENZO ZITIGNANI: Plastic Free nasce alla fine di luglio del 2019. È un’associazione, un movimento o un’organizzazione di volontariato che è totalmente apolitica e apartitica. Nasce con uno scopo preciso, che è quello di sensibilizzare sul tema dell’inquinamento da plastica rilasciata nell’ambiente. Sia chiaro, Plastic Free non è contro a plastica. Nessuno di noi dice che la plastica è il demonio. Nel campo dell’invenzione scientifica, tra le altre cose, l’unico premio Nobel italiano per la chimica è stato proprio Giulio Natta. Ma che cos’è che non funziona? È il rapporto uomo plastica. Ne produciamo troppa, non sappiamo gestirla, ne abusiamo. L’associazione nasce proprio con lo scopo di sensibilizzare le persone a fare delle scelte più sostenibili. Le vuole educare sul fare una scelta piuttosto che un’altra.

Plastic Free ed il senso civico di tenere pulito l'ambiente
A sinistra, Lorenzo Zitignani, direttore di Plastic Free

Come avete fatto in quattro anni a partire da zero, a sviluppare un progetto e a raggiungere centinaia di migliaia di volontari in poco tempo? Quali sono i valori che vi accomunano? In primis, immagino il rispetto per l’ambiente.

 

LORENZO ZITIGNANI: Prima del rispetto per l’ambiente, secondo me, c’è il rispetto per gli altri. Parlo di rispetto come disponibilità a mostrarsi altruisti. È da qui che nasce Plastic Free, dal fatto che noi siamo dei giardinieri e non siamo dei padroni del nostro mondo e delle nostre città, della nostra natura. È questo il sentimento che ha smosso tutto.

Plastic Free, così come la vediamo oggi, si è sviluppata grazie ad un incrocio di idee. Non eravamo e non vivevamo nella stessa città. Luca De Gaetano, che è il presidente, è di Termoli e ha la passione per l’imprenditoria, mentre io sono un romagnolo con una predisposizione a creare relazioni.

Quando andavo in vacanza, toglievo la plastica dalle spiagge o dal mare. Ero a Lampedusa con mia moglie ed altri amici e raccoglievamo montagne di plastica nelle calette, che poi richiudevamo in appositi sacchi. Quando li finimmo e non sapevamo come smaltire la plastica, chiedemmo aiuto ad una barca. Sul natante c’era una giornalista di Report che mi aprì gli occhi, invitandomi a dare vita ad un’associazione o ad un’organizzazione perché in Italia non c’era nulla di simile. Feci delle ricerche su internet e trovai un’associazione Oltreoceano, ma non una porta aperta, perché loro non erano interessati a dare vita a qualcosa nel nostro Paese. Poi, mi comparve una pagina sponsorizzata: Plastic Free. All’epoca non era un’associazione, ma solo una pagina, con pochi follower, creata da Luca De Gaetano, una persona competente e davvero brava nel campo della comunicazione, dei social e del marketing. Gli scrissi, lui mi rispose e decidemmo di incontrarci a Bologna. Due persone molto diverse trovarono immediatamente il giusto feeling.

Così è nata la nostra realtà, che fin da subito è stata in grado di fornire delle risposte a tantissime persone che provavano fastidio nel vedere la plastica dispersa nell’ambiente e che non tolleravano il menefreghismo delle persone. In poco tempo, il nostro movimento è cresciuto in maniera esponenziale. Siamo nati nel 2019 e nel 2020, con il lockdown e l’emergenza sanitaria, decidemmo di spingere con la sensibilizzazione, sfruttando il potere dei social network. Facevamo teoria e didattica, ma non solo. Perché poi iniziammo a lanciare iniziative concrete, come i progetti di clean up, le raccolte, con ragazze e ragazzi come Aurora, un’autentica potenza in Calabria, che si ritrovano settimanalmente per pulire l’ambiente urbano. Parliamo di 250.000 volontari attivi in Italia, che hanno raccolto oltre 3 milioni e mezzo di chili di rifiuti. In media, da nord a sud, isole comprese, effettuiamo oltre 40 raccolte a settimana ed abbiamo iniziato a farlo anche in Europa, con un bacino di utenza di 50 milioni di persone. I nostri ragazzi, che si ritrovano autonomamente, prendono accordi con il loro comune di appartenenza, con l’ente di raccolta, curano la grafica, pubblicizzano l’appuntamento, portano sacchi e guanti e coinvolgono le persone. Per dirla in romagnolo, se prima ci davano del patacca, adesso invece, grazie alla sensibilizzazione e alla cultura di massa, ci identificano con il termine sborrone. Agli occhi dei cittadini siamo diventati delle persone che fanno del bene.

 

Aurora, come sei entrata in contatto con Plastic Free? Che cosa hai trovato in questa associazione e come ti rapporti con le persone che si comportano in maniera irresponsabile?

 

AURORA NAVARRA: Faccio una premessa, Plastic Free è nata nel 2019 ed io sono diventata referente a settembre 2020. La cosa bella è che ho fatto il mio primo colloquio con Lorenzo stesso. Da sempre sono una persona che rimane in connessione con la natura, la rispetto e, praticamente, riprendo chi non ha lo stesso mio atteggiamento e commette gesti o azioni che possono creare danno al Pianeta o deturpano le nostre città.

L’approccio informale è la cosa migliore. Faccio un esempio: quando vedo una signora o un bambino oppure dei ragazzi buttare per sbaglio, ma in realtà è abitudine, una bottiglietta o un mozzicone di sigaretta, io cerco di fargli capire, con le buone maniere, che hanno commesso un errore. Non li colpevolizzo, perché voglio che questa persona capisca che il gesto compiuto non è corretto.

Plastic Free ed il senso civico di tenere pulito l'ambiente

Ti hanno definita come una forza della natura, ti ci ritrovi?

 

AURORA NAVARRA: Io penso di essere brava nel mio ruolo, perché sostanzialmente non faccio distinzioni. Dal bambino all’adulto, dall’agente di polizia all’amministratore di una multinazionale, tratto ogni persona alla stessa maniera. E poi c’è lo scopo finale dell’associazione: tutelare l’ambiente. Se lo inquiniamo, poi la Terra ci presenta il conto. Ogni gesto ci si ritorce contro. Pensiamo alla plastica che viene divorata da un pesce; poi, quella, volenti o nolenti, finisce sulle nostre tavole.

Ci tengo a sottolineare un aspetto: Plastic Free mette al centro le persone come me. Non è un aspetto banale. E poi, noi volontari non ci sentiamo mai soli. Abbiamo sempre al nostro fianco il Presidente ed il Direttore, sia quando dobbiamo fare delle raccolte sia quando dobbiamo confrontarci con le Istituzioni.

 

Linda, come sei entrata in contatto con Plastic Free e che cosa fate insieme? Con la tua associazione ti occupi di realizzare progetti di rilevanza internazionale in cui sport ed ambiente spesso dialogano.

 

LINDA ROMBOLÀ: L’incontro con Aurora è stata una boccata d’aria fresca in tutti i sensi. La prima uscita dopo il covid è stata una raccolta che Plastic Free ha organizzato qui in Calabria. Se non sbaglio, era aprile 2021 e con AICEM stavamo organizzando una serie di attività. Mi è stato riferito dell’iniziativa promossa dall’associazione di Aurora e così abbiamo deciso di unirci e di partecipare. Con una decina di volontari ci siamo presentati all’appuntamento e, una volta terminate le operazioni di pulizia, siamo rimasti folgorati dalle parole e dall’esplosione di energia di Aurora ma anche dai valori espressi, che io, tra le altre cose, condividevo e condivido. Diciamo che il primo impatto era andato abbastanza bene. Poi, complice una concomitanza di cause ed effetti, abbiamo cominciato a vederci sempre di più e a collaborare su iniziative e progetti, condividendo idee e tematiche inerenti al rispetto dell’ambiente e ai diritti umani, che si legano senz’altro al tema ambientalista. In questa maniera, abbiamo creato una relazione sempre più stabile. Rispetto al coinvolgimento con i progetti europei, noi stiamo portando avanti due iniziative sul tema del rapporto tra sport ed ambiente, e viceversa. Con Aurora ne abbiamo già parlato, ma non nascondo che ci sono altri eventi e progettualità in cantiere. Posso già darvi un’anteprima di quello che succederà da qui a poco.

AURORA NAVARRA: Il 30 settembre e il 1° ottobre parteciperemo ad un evento nazionale di Plastic Free e realizzeremo anche una serata che si chiama “Tende, Stelle e Trallalà”. I promotori sono Plastic Free, AICEM ed un’associazione astronomica. L’obiettivo? Quello di sensibilizzare i ragazzi sulle raccolte. Faremo degli speech sui diritti umani, grazie all’associazione di Linda e all’intervento di altri ragazzi provenienti da territori italiani e pure dall’estero e guarderemo le stelle. Sempre rispettando l’ambiente. Tutto questo accadrà a Pizzo Calabro.

LINDA ROMBOLÀ: Il primo ottobre, poi, realizzeremo anche un momento nel quale coinvolgeremo OPES con il progetto internazionale Green Outdoor Sport. Realizzeremo una raccolta e daremo vita a momenti di riflessione riguardanti anche la pratica sportiva a contatto con la natura.

 

Quando un giovane vi dice di soffrire di eco-ansia, che cosa provate? Come cercate di aiutarlo?

 

LORENZO ZITIGNANI: Non sono un psicologo e quindi non mi esprimo con tecnicismi. Dico che l’angoscia e l’ansia portano a pochi risultati. Quindi, se uno ha un problema, vuol dire che c’è una soluzione, che si può trovare insieme. Se io riesco a far capire ad una persona ansiosa che le sue azioni hanno parecchie ripercussioni positive, probabilmente anche la sua ansia diminuirà. Il problema non lo si affronta passivamente, senza alcuna azione che ribalti la prospettiva o provi a cambiare lo stato d’animo.

C’è un altro aspetto su cui mi vorrei soffermare e riguarda la disponibilità delle persone e del loro tempo. La scusa a cui molti si aggrappano è: non ho tempo. È una frase che proprio non digerisco, perché le persone hanno la presunzione che il loro tempo sia più importante e prezioso del mio o di qualunque altra persona. Io sono molto fiero di rappresentare i miei ragazzi, perché, con spirito di altruismo e grande disponibilità, dedicano una parte del loro tempo, piccola o grande che sia non ha importanza, agli altri, al bene comune. Questo ha un valore immenso.

LINDA ROMBOLÀ: A me spaventa il modo con cui la nuova generazione affronta le criticità o le problematiche. Credo che una cosa importante rispetto al tema sia un po’ quello che ha detto il Direttore, ovvero il fatto di sentirsi parte integrante di un gruppo, di essere supportati e di poter condividere con i miei simili, i miei pari, il mio stato d’animo ed il mio problema. In generale, mi preoccupano molto le nuove generazioni perché non vedo in loro la reazione, ma aggiungo che, se sensibilizzate e informate nel modo giusto, si attivano subito e realizzano molte più cose rispetto a noi millenials.

 

AURORA NAVARRA: Io dico che la cosa migliore è affrontare l’eco-ansia con una seduta di gruppo, parlandone e condividendo pensieri ed emozioni. Una strada per superarla è agire, fare un’azione. Con le raccolte cerchiamo di aiutarli anche a sentirsi meglio, facendo qualcosa insieme. Questa potrebbe essere una risposta. Un aspetto da sottolineare è che noi di Plastic Free sensibilizziamo le persone anche senza proferir parola. Basta un gesto, come raccogliere una bottiglia plastica o un mozzicone di sigaretta.

 

Che cosa significa fare associazionismo oggi?

 

LORENZO ZITIGNANI: Lo dico sempre: in primis, fare il gruppo. Fare gruppo vuol dire stare accanto a questi ragazzi, non lasciare indietro nessuno, essere sempre presenti se qualcuno ha bisogno. Ci sono zone dove il tema dei rifiuti è più scottante rispetto ad altre parti d’Italia ed una referente è stata minacciata. Sono volontari e noi abbiamo la responsabilità di non metterli in pericolo. Allora ci siamo chiesti che cosa si potesse fare per garantire l’incolumità di queste persone e la loro sicurezza. In questo caso specifico, le ho messo dietro una curva di ultras, che ha partecipato alle raccolte. Questo significa pure entrare nella mentalità delle persone. Vuol dire trovare un appiglio che li coinvolge, che li tocca nel profondo. Devi saper trovare quel gancio che ti permette di affrontare il tema ambientale nella giusta lingua e con le parole utilizzate da chi hai di fronte.

 

Insomma, è una battaglia culturale?

LORENZO ZITIGNANI: Non è solo una battaglia culturale, ma molto passa da questo aspetto. Il fatto di buttare un rifiuto a terra è un problema culturale. Per questo andiamo nelle scuole a fare sensibilizzazione. Coinvolgiamo i bambini, perché sono il nostro futuro e ti danno speranza. Il bambino emula e si comporta alla stessa stregua del genitore. Se questo si comporta in una certa maniera, il figlio assorbe quel modo di fare e lo replica. Sensibilizzando gli alunni più piccoli, sensibilizziamo anche la sua famiglia. Lo stesso vale anche quando raccogliamo. Il fattore principale non è la quantità di rifiuti tolti, ma chi ci guarda da fuori. Noi andiamo a sensibilizzare queste persone. È questa la vera forza, se ci pensate bene. Se facessimo solo raccolte non ne verremmo a capo. La stima è che ogni anno produciamo 250 milioni di tonnellate di plastica. Di questa, solo il 21% viene riciclata. È un camion di rifiuti al minuto rovesciato nel mare. Oggi, è anche un problema salutare. Quando vai a toccare le persone su questo aspetto, allora sì che vedi il cambio di prospettiva. Bisogna sensibilizzare le persone sulle cause e sugli effetti delle nostre azioni. C’è uno studio che ci ricorda che la nanoplastica più presente nei nostri mari è la polvere degli pneumatici. Visto che è presente nel mare, noi siamo in grado di inalarla. Una ricerca di una Università della Corea del Sud, che è stata pubblicata due mesi fa, sottolinea che le nanoplastiche che noi inaliamo, sono in grado di passare la barriera del cervello. Pertanto, possono causare problemi neurologici. Come sostanza neurotossica, poi, può generare patologie tumorali. Un altro studio, questa volta del nostro dipartimento scientifico diretto dal Prof. Ragusa, ha trovato per la prima volta microplastiche nella placenta di una mamma. Questo accade perché la inaliamo, la mangiamo, visto che è presente anche nei pesci, la ingeriamo, perché magari teniamo l’acqua al sole, e la assumiamo per contatto. Il problema è sia sociale sia salutare. La sensibilizzazione va fatta senza allarmismo né estremismo.

 

 

LINDA ROMBOLÀ: Che cosa significa avere associazionismo? Impegnarsi ogni giorno, insieme ad altre persone. Per far in modo che che il mondo diventi come lo vogliamo noi, è necessario impegnarsi e metterci del nostro.

 

AURORA NAVARRA: Associazionismo significa incontrare persone che la pensano come te e creare delle cose meravigliose.

 

 

 

Aurora, ci sono battaglie culturali, raccolte e anche qualcos’altro. Ci racconti tutte le azioni che portate avanti?

 

AURORA NAVARRA: Allora noi, come dicevamo, ci occupiamo delle raccolte della plastica, non solo in spiaggia ma lo facciamo ovunque ci sia la necessità. Plastic Free è anche molto attiva nella sensibilizzazione delle scuole, a partire dalle elementari, per poi coinvolgere le medie e le superiori, utilizzando sempre il linguaggio più appropriato al target di riferimento. E poi c’è pure la salvaguardia e la tutela delle tartarughe, l’animale raffigurato nel nostro logo. Ne abbiamo salvate 181 e accompagnate alla nascita ben 1557. Molti non si rendono conto dei danni che l’uomo può causare con un semplice gesto. Lasciar volare un palloncino, ad esempio, può diventare una minaccia per le tartarughe e per tutto l’ecosistema marino. Non sapete quante ne sono state salvate ed operate, perché un semplice filo è stato ingerito o si è attorcigliato lungo il corpo dell’animale, impedendogli di svolgere anche delle semplici funzioni vitali.

 

Linda, quando ascolti queste storie o vedi cataste di rifiuti lasciate in spiaggia, che cosa provi?

 

LINDA ROMBOLÀ: Vivendo vicino al mare, quando sento questi racconti provo molta rabbia. Guardando i social di Aurora, mi è capitato di vedere le sue operazioni di pulizia. In un caso, ad esempio, ha recuperato una bombola del gas che era stata scaricata in mare. Quando ho partecipato ad una raccolta, poi, abbiamo trovato una vasca da bagno, una lavatrice e oggetti di questo tipo. Non ti dico la fatica, poi, per raccogliere le microplastiche. Lì per lì provi dei sentimenti contrastanti, ma poi capisci quanto sia primaria l’opera di sensibilizzazione. È un’azione fondamentale. Dare il buon esempio, come fa Aurora o come fanno tanti volontari di Plastic Free, può generare emulazione. Mi è capitato di ricevere incoraggiamenti o attestati di stima da tante persone mentre facevamo una raccolta ed anche di vedere cittadini che hanno seguito il nostro esempio. Hanno lasciato la loro attività per unirsi a noi.

 

 

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