Nel giorno delle Idi di marzo, il verde, il bianco e il rosso del tricolore hanno sventolato fieri sul cielo di mezzo mondo. Dalla Cina agli Stati Uniti, con le vette dolomitiche di Cortina ad unire idealmente estremo oriente e occidente. La terza domenica del mese non è stata per nulla banale. L’Italia che vive e si alimenta del potere narrativo ed evocativo dello sport, nel giro di 16 ore, ha visto trionfare Andrea Kimi Antonelli in Formula 1, Jannik Sinner ad Indian Wells ed il Team Italia ai Giochi Paralimpici di Milano-Cortina.
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Kimi Antonelli e un trionfo italiano in F1 atteso 20 anni
Senza togliere nulla a nessuno, la copertina sportiva è tutta per il giovanissimo pilota, un altro prodotto di quella Motor Valley in cui l’odore di benzina si mescola a quelli della salsedine proveniente dall’Adriatico, della bella vita e della buona cucina e in cui i cavalli vapore, le marmitte e i pistoni vengono decantati alla stregua delle poesie di Giovanni Pascoli. Andrea Kimi Antonelli, classe 2006, ha compiuto un’autentica impresa. Con la sua Mercedes, ha riportato l’Italia sul gradino più alto del podio a distanza di due decenni. Quando il 19 marzo di 20 anni fa Giancarlo Fisichella trionfava nel GP di Malesia, Antonelli non era ancora nato.
Che fosse un predestinato lo sapevano tutti. A cominciare dalla Famiglia Minardi, che, come raccontato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport, aveva avuto modo di visionare il vincitore di Shanghai quando questi aveva solo 8 anni e guidava un kart. Al secondo giro, Antonelli stabilì il record del tracciato. Pulizia nelle traiettorie e velocità conquistarono in un batter di ciglia sia la famiglia Minardi sia, poco dopo, Toto Wolff. Il direttore esecutivo della casa automobilistica tedesca in F1, a differenza della Ferrari, non si fece pregare due volte ed inserì il giovanissimo Antonelli nell’Academy Mercedes.
Emergere nel motor sport non è facile. Oltre alle qualità al volante e al talento, che il ventenne bolognese ha ereditato dal papà Marco, ex pilota di gran turismo, servono ingenti risorse, che solo le Accademie automobilistiche possono garantire, e spirito di sacrificio. Fin dalle prime gare a carattere amatoriale, la famiglia Antonelli impose precise regole al figlio. Le corse nel weekend erano subordinate all’andamento scolastico. Se il giovane Kimi fosse andato bene, allora avrebbe potuto scaricare la sua adrenalina sull’asfalto. Altrimenti, niente.
Dopo l’addio di Sir Lewis Hamilton, la Mercedes ha puntato forte sul classe 2006 italiano. Se nella prima stagione Antonelli ha alternato buone prestazioni ad altre meno, collezionando comunque 3 podi e 150 punti, in queste prime due gare del 2026 ha ottenuto un secondo posto in Australia e la tanto agognata vittoria nel secondo GP dell’anno. Ma in Cina Antonelli ha fatto qualcosa di più, ha anche firmato la pole position e il giro veloce. L’ultimo italiano a stabilire una simile tripletta è stato un mito della F1: Alberto Ascari. Correva l’anno 1953.
Papà Marco, a margine del GP, ha ricordato al figlio, ma anche a tutti i giovani che centrano un simile exploit, di mantenere i piedi ben saldi per terra e di continuare a lavorare. Perché confermarsi è ancora più difficile.
Jannik Sinner e un successo dedicato al giovane Kimi Antonelli
Concetti chiari, semplici, che ritroviamo nella filosofia Sinneriana. Il tennista italiano, quasi 18 ore e mezza dopo il semaforo verde del GP di Shanghai, ha sollevato il trofeo di Indian Wells e, da appassionato di F1, ha dedicato la sua vittoria al giovane pilota bolognese. Quel “grande Kimi”, scritto con il pennarello sulla piastrina di plexiglass posizionata a favore di telecamera, è stato un omaggio spontaneo, una dimostrazione di stima per l’impresa compiuta da Antonelli sull’asfalto cinese.

Nella Coachella Valley, sotto il sole della California, Sinner ha silenziato i rumor e le malelingue che avevano storto il naso per la sua caduta in semifinale agli Australian OPEN. Con un doppio 7-6, ottenuto in poco meno di due ore durissime di gioco, il classe 2001 ha battuto il redivivo Daniil Medvedev, tornato a giocare sui suoi livelli dopo essere scivolato fuori dalla top ten.
Il lavoro sulla tenuta fisica ha pagato i dividendi. I trenta gradi del deserto californiano non hanno prosciugato le energie dell’italiano, né offuscato la sua mente. Che è rimasta sempre lucida, fredda, anche quando la situazione sembrava compromessa. Come nel tie-break del secondo set. Sotto 4 punti a zero e con due mini break da recuperare, Sinner è riuscito a resettare e a cambiare marcia, evitando a sé stesso e a tutti gli appassionati che lo seguivano davanti alla tv le forche caudine di un terzo e decisivo set.
Il numero 2 del mondo si è dapprima messo in scia dell’avversario, conquistando uno dei due mini break, e poi, dopo il cambio di campo, mettendo il match on-serve. Da lì in poi, non c’è stato più equilibrio, se non in un punto in cui i due hanno colpito la pallina per 17 volte. Un turno massacrante che ha premiato Sinner e messo quasi K.O. Medvedev dal punto di vista fisico. Effettuato il sorpasso, il portacolori azzurro ha accelerato fino al traguardo senza concedere più un punto al russo.
È record di medaglie alle Paralimpiadi per il Team Italia
In mezzo ai due successi azzurri non bisogna dimenticare la cerimonia finale dei Giochi Paralimpici di Milano-Cortina. I bracieri sono stati ufficialmente spenti ed il bilancio per il Team Azzurro è di 16 medaglie. I 7 ori, i 7 argenti e i 2 bronzi rappresentano il nuovo record dello sport paralimpico italiano alle Olimpiadi invernali. Anche in questo caso il bottino è più ricco di quello di Lillehammer del 1994.
Nell’ultima giornata di gare, Giacomo Bertagnolli ha conquistato l’oro nello slalom. Per l’atleta ipovedente, classe 1999, si è trattato del 13° podio in carriera ai Giochi invernali, il quinto in questa spedizione tra le nevi di casa.
Oltre a Bertagnolli, vincitore altresì di due ori (slalom e combinata), 2 argenti (Super-G e slalom gigante) e un bronzo (discesa libera), si sono cinti il collo con la medaglia più preziosa anche René De Silvestro (oro nello slalom gigante seduti ed argento nella combinata sitting), Jacopo Luchini (banked slalom snowboard SB-UL), Emanuel Perathoner (primo nello snowboard SB-LL2 e nello snowboard cross) e Chiara Mazzel (Super-G ipovedenti). La portabandiera azzurra ha chiuso le Paralimpiadi anche con 3 argenti, rispettivamente in discesa, combinata e slalom gigante. Le restanti due medaglie sono state conquistate da Federico Pellizzari, argento nella combinata standing, e Giuseppe Romele, bronzo nella 20 km di sitting sci di fondo.

Applausi anche all’Italrugby
Infine, in questo weekend di sport non bisogna dimenticare il rugby. La sconfitta in Galles dell’Italrugby non cancellerà quanto di buono fatto dalla squadra di Quesada in questa annata, chiusa con 2 vittorie e 3 sconfitte.
Nonostante tutto, è stata l’Italia più bella e quella che ha fatto la storia, battendo l’Inghilterra in una partita leggendaria. Il minuto 73 della sfida contro i padri fondatori della palla ovale, quando Leonardo Marin ha scortato la palla in meta, dopo un’azione avviata da un calcio ad aprire il gioco per Monty Ioane ed un break di Tommaso Menoncello, abile a pulire il pallone per il compagno, prima di subire un placcaggio, è paragonabile alla vittoria di Sinner a Wimbledon, ad Italia-Germania 4-3 del 1970, al goal di Grosso a Berlino 2006. È leggenda.
I nuovi o i vecchi successi, uniti alle storie dei protagonisti, hanno un potere straordinario: trasformano una narrativa in patrimonio collettivo.
Credits Copertina | ID Shutterstock: 2696071285 | Photographer: MotorSport Photography F1






