Le Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 sono ufficialmente iniziate con la suggestiva cerimonia d’apertura all’Arena di Verona, uno dei simboli storici e culturali dell’Italia. Tra spettacolo, musica e testimonianze di atleti con disabilità provenienti da tutto il mondo, la serata ha celebrato il valore universale dello sport come strumento di inclusione e di superamento dei limiti. Ma accanto all’emozione e alla festa, l’avvio dei Giochi è stato accompagnato anche da una forte polemica internazionale.
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Milano-Cortina: lo spettacolo dell’Arena di Verona
La cerimonia, costruita attorno al tema della vita in movimento e del coraggio degli atleti paralimpici, ha unito performance artistiche, coreografie e racconti di resilienza. Sul palco si sono alternati artisti e performer con disabilità, in un racconto simbolico che ha voluto esaltare il significato più profondo del movimento paralimpico: abbattere barriere e dimostrare che lo sport può essere uno strumento di emancipazione e dignità.
Momento culminante della serata è stata l’accensione del braciere paralimpico, affidata a una delle icone dello sport italiano, la schermitrice paralimpica Beatrice Vio, che ha dato ufficialmente il via alla manifestazione.
I Giochi, in programma dal 6 al 15 marzo, vedranno in gara oltre 600 atleti provenienti da più di 50 nazioni, impegnati in diverse discipline degli sport invernali paralimpici distribuite tra Milano, Cortina d’Ampezzo e altre località alpine.
Le Paralimpiadi e l’ombra della politica: il caso Russia e Bielorussia
Nonostante il clima di festa, la cerimonia è stata segnata da una controversia internazionale legata alla presenza di atleti russi e bielorussi. Il Comitato Paralimpico Internazionale ha infatti deciso di consentire la loro partecipazione ai Giochi, anche grazie ad alcune wild card, permettendo loro di sfilare sotto le rispettive bandiere nazionali.
Una scelta che ha riacceso le tensioni legate alla guerra in Ucraina e che ha provocato una reazione immediata da parte di diversi Paesi.
Il boicottaggio di alcune nazioni alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi
Per protesta contro la presenza di Russia e Bielorussia, numerose nazioni hanno deciso di boicottare la cerimonia d’apertura, rinunciando alla sfilata degli atleti o all’invio di delegazioni ufficiali. Tra i Paesi che hanno annunciato il boicottaggio figurano Ucraina, Polonia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Repubblica Ceca, ai quali si sono aggiunti altri Stati e alcune istituzioni europee.
La protesta nasce dalla convinzione che consentire agli atleti russi e bielorussi di gareggiare sotto i propri simboli nazionali possa indebolire la pressione internazionale contro Mosca e Minsk nel contesto del conflitto con l’Ucraina.
Durante la parata delle nazioni, proprio il passaggio della bandiera russa è stato accolto da una reazione piuttosto fredda da parte del pubblico, mentre il vessillo ucraino ha ricevuto un lungo applauso, segno di quanto la dimensione geopolitica abbia inevitabilmente segnato anche un evento che nasce con l’obiettivo di unire.
Lo spirito paralimpico oltre le tensioni
Nonostante le polemiche, il messaggio lanciato dalla cerimonia è rimasto chiaro: lo sport paralimpico rappresenta un simbolo di resilienza, inclusione e solidarietà tra i popoli.
Il presidente del Comitato Paralimpico Internazionale ha invitato a non lasciare che le divisioni politiche oscurino il valore degli atleti e delle loro storie, sottolineando come i Giochi debbano restare un luogo di incontro e di speranza.
Ora l’attenzione si sposta sulle piste e sugli impianti di gara. Per dieci giorni saranno le imprese sportive degli atleti paralimpici – e non le polemiche – a scrivere la vera storia di queste Paralimpiadi italiane.
Foto Copertina: ID Shutterstock 2596727707 | Photographer: SJBright






