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Superare la logica del prezzo più basso e premiare, invece, l’impatto sociale generato da Enti non-profit nella realizzazione o gestione degli impianti sportivi. È questo uno dei messaggi emersi a Palazzo Giustiniani lo scorso 6 luglio, durante il convegno organizzato da OPES e ANAC. Al centro del dibattito, i confini normativi tra il Codice dei Contratti Pubblici e quello del Terzo settore, con l’obiettivo di fare chiarezza sulla scelta tra appalto e affidamento diretto di un palasport, di uno stadio o di un polo natatorio. Luci accese anche sulla necessità di rafforzare la collaborazione tra pubblica amministrazione e privato sociale. Temi cruciali per chi promuove coesione, inclusione, benessere psico-fisico e servizi ai cittadini, ma si scontra con fattori o iter burocratici asfissianti.
Il convegno su Enti e impianti sportivi ha richiamato rappresentanti delle Istituzioni, professionisti e dirigenti sportivi
Le sfide di armonizzazione delle norme e le opportunità di co-progettazione tra un’associazione sportiva dilettantistica ed un Ente locale sono state affrontate da esperti del settore giuridico, amministrativo e sportivo, insieme ai rappresentanti delle Istituzioni, interessati a mettere a fuoco i problemi e ad individuare soluzioni idonee.

Il Viceministro Bellucci sull’attenzione del Governo ai bisogni del mondo dell’associazionsimo
“Il Governo – ha dichiarato il Viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maria Teresa Bellucci, a margine del convegno “Enti e impianti sportivi: tra il Codice degli appalti e il Codice del Terzo settore” – considera le associazioni e società sportive dilettantistiche, gli Enti del Terzo settore, la cooperazione e gli enti religiosi come fondamentali costruttori del bene comune. Per questo, li ha inseriti nel Piano d’azione nazionale per l’economia sociale, favorendone la fattiva attività che viene realizzata costantemente e ogni giorno. Il piano d’azione, che abbiamo illustrato proprio la scorsa settimana in Consiglio dei Ministri, è l’esempio di questa attenzione, caratterizzata sin dal nostro insediamento da tantissime altre azioni che abbiamo portato avanti, come il favorire l’amministrazione condivisa, la sua previsione all’interno del Codice degli Appalti Pubblici, il nullaosta che abbiamo avuto dalla Commissione Europea per la Fiscalità agevolata agli Enti del Terzo settore, l’innalzamento del tetto del 5×1000 a 610 milioni di euro, la proroga decennale dell’applicazione IVA. Questo significa che il Governo è presente, è attivo e che fa di tutto per costruire un welfare che sia fondato su un’alleanza tra istituzioni e privato sociale”.

Riflettori anche sul project financing, come strumenti principe per realizzare impianti sportivi di pubblica utilità
Il modello dell’amministrazione condivisa non è stato l’unico focus a catturare l’attenzione. Anche il project financing, tema caldo per via della sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha dichiarato incompatibile con le norme comunitarie il diritto di prelazione a favore del promotore (Bruxelles ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, n.d.r.), si è ritagliato il suo spazio. Oggi, come ha ricordato il Prof. Alberto Zito, il meccanismo della finanza di progetto, con un soggetto privato che presenta ad un Ente pubblico un’idea progettuale, sembra essere lo strumento principe per realizzare grandi infrastrutture o opere di pubblica utilità, come gli impianti sportivi.
“La finanza di progetto – ha spiegato Alberto Zito, professore di Diritto amministrativo all’Università di Roma Tor Vergata – consente di mettere insieme la logica economica, che naturalmente non può essere estranea come è stato detto in questo convegno neppure nel settore dello sport, con la logica sociale, cioè la realizzazione di un interesse pubblico che è di straordinaria importanza e che in qualche modo definisce le condizioni di contesto all’interno del quale altri interessi pubblici costituzionalmente rilevanti, come quello della salute e l’inclusione sociale, possono trovare una compiuta realizzazione. È importante cominciare a ragionare sull’interesse alla realizzazione di impianti sportivi non soltanto come infrastrutture sociali, ma come infrastrutture di contesto”.

3 soluzioni per incentivare la finanza di progetto, rispettando le disposizione di Bruxelles
Per incentivare la finanza di progetto, pur rispettando le disposizioni comunitarie che vietano al promotore, nel caso in cui perda la gara pubblica, di pareggiare l’offerta del vincitore entro 15 giorni ed aggiudicarsi così la realizzazione dell’opera, il Professor Zito ha avanzato ai rappresentanti delle Istituzioni alcune proposte.
“Una delle quali è quella di riconoscere in sede di gara un punteggio premiale al proponente – ha specificato il professore -. L’altra è quella di immaginare che, nel caso in cui il proponente non si sia aggiudicato la gara, ci possa essere un’esecuzione congiunta. La terza è forse quella di incominciare a riflettere in termini di diritti d’autore da parte del proponente che ha avuto l’idea. Quindi, dare una giusta ricompensa, non soltanto delle spese sostenute per fare la proposta di progetto, ma anche dell’idea, una sorta di riconoscimento economico che io assimilerei al diritto d’autore”.
De Sanctis (CIP): “Serve una politica sportiva sull’impiantistica completamente diversa”
Riflessioni, soluzioni, ma anche proposte, come quella del Presidente del CIP, Marco Giunio De Sanctis. Su un fatto, però, tutti i relatori intervenuti sono d’accordo: è necessario uniformare l’impianto normativo e snellire l’iter burocratico.
“Ogni federazione – ha dichiarato il Presidente del CIP, Marco Giunio De Sanctis, dal podio della Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani e poi sottolineato ai microfoni di risorse.news – dovrebbe avere un proprio impianto da gestire, ma da gestire in maniera diversa da come può fare oggi, con 3.000 gangli, con 3.000 burocrazie, con 3.000 condizioni, perché giustamente gli impianti sono prevalentemente degli enti locali. Serve una politica sportiva sull’impiantistica completamente diversa. Sarebbe necessario un intervento legislativo che provocasse una situazione completamente differente, dove naturalmente tutte le nostre federazioni, tutti i nostri organismi sportivi possano seguire una strada differente e mettere a reddito quella che appunto è l’attività sportiva. Perché avere una propria casa e poterla gestire è qualcosa di diverso che avere e gestire una casa altrui. C’è un coacervo di situazioni che dovrebbero essere soltanto più uniformate per fare in modo che lo sport, soprattutto l’impiantistica sportiva, possa generare un prodotto diverso e più positivo”.






