Il Ministero della Cultura ha presentato il bando “Librerie under 35” da 4 milioni di euro – destinato a giovani under 35 che vogliono aprire o consolidare la propria libreria indipendente – con contributi a fondo perduto fino a circa 24mila euro (per ogni progetto). Il termine per la presentazione delle domande fissato alle ore 15:00 del 13 settembre 2026. Le istanze devono essere inviate tramite PEC usando la modulistica ufficiale disponibile sul sito del Ministero della Cultura, che ha orientato l’iniziativa verso i punti vendita indipendenti e quelli localizzati in centri urbani e territori meno serviti.
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Librerie under 35
Il bando “Librerie under 35” mette a disposizione complessivamente 4 milioni di euro suddivisi in due linee di finanziamento. Un primo fondo da 1 milione è riservato alle iniziative avviate dopo il 30 dicembre 2023 nei comuni che rientrano nelle categorie previste dal bando. I restanti 3 milioni sostengono invece progetti avviati dopo il 30 giugno 2024 o ancora da avviare, purché rispettino i criteri di priorità indicati dal bando.
Librerie under 35 dice qualcosa che va oltre il semplice sostegno economico: prova a rimettere il libro al centro di un’idea di comunità. È un intervento che arriva in un momento delicato per il settore, segnato dalla fragilità delle librerie indipendenti e dalla progressiva rarefazione dei presidi culturali in molte aree del Paese. Non si tratta solo di difendere un esercizio commerciale, ma di salvaguardare un luogo che spesso funge da spazio di relazione, orientamento, partecipazione e cultura.
Il motivo di questa iniziativa
Una libreria indipendente non è mai soltanto un punto vendita. È, più spesso, un piccolo luogo che racchiude intimità e rifugio dal mondo esterno: intercetta bisogni culturali, costruisce fiducia, rende possibile l’incontro tra lettori, scuole, associazioni e quartiere. In questo senso, il bando intercetta una verità semplice ma decisiva: la lettura va tenuta in vita e questo è un ottimo modo per sostenerla.
La scelta di rivolgersi agli under 35 aggiunge un altro livello di significato. Non è soltanto un incentivo all’imprenditoria giovanile, ma anche un messaggio politico e culturale: investire sui giovani vuol dire riconoscere che il futuro della lettura passa dalla capacità di dare spazio a nuove energie, nuove competenze e nuove forme di presidio del territorio. In questa prospettiva, la libreria diventa insieme impresa culturale e di confronto.
La scelta di rivolgersi agli under 35 merita attenzione. Non si tratta solo di incentivare l’imprenditoria giovanile, ma di affidare a una generazione più giovane una responsabilità precisa: immaginare forme nuove di mediazione culturale, nuove relazioni con il territorio, nuove modalità per tenere vivo il rapporto tra persone e libri. È un passaggio importante, perché spesso i giovani vengono chiamati a innovare settori in crisi senza strumenti adeguati. Qui, almeno in parte, arriva un riconoscimento pubblico: la cultura può essere anche lavoro, progetto, impresa, non soltanto passione o vocazione.

“Librerie under 35”: da valore simbolico della cultura alla pratica
Il bando Librerie under 35 mette in evidenza una questione che in Italia resta centrale: la distanza tra il valore simbolico della cultura e le sue condizioni materiali di sopravvivenza. Le librerie indipendenti sono spesso raccontate come luoghi romantici, ma la realtà è più concreta e, soprattutto, più dura: senza sostegno, senza una rete e senza una domanda culturale diffusa, anche i progetti migliori rischiano di non reggere.
Per questo l’intervento pubblico non va letto come una semplice elargizione. È piuttosto un tentativo di difendere la prossimità, cioè quel rapporto diretto tra libro e comunità che nei centri piccoli, nei quartieri periferici e nei territori meno serviti può fare la differenza. Dove resta una libreria, spesso resta almeno un frammento di vita culturale; dove manca, si apre un vuoto che non è solo commerciale, ma sociale.
Librerie under 35: un investimento nel presente per un futuro migliore
Il valore più interessante del bando sta forse qui: nel suo provare a rispondere a una crisi non con la nostalgia, ma con un investimento sul presente. Sostenere nuove librerie significa riconoscere che la cultura ha bisogno di infrastrutture vive, di persone che la abitano, di spazi in cui la lettura non sia soltanto consumo ma esperienza condivisa.
Resta una domanda più ampia: quanti luoghi culturali continuiamo a considerare essenziali, e quanti invece lasciamo scomparire finché non ne percepiamo l’assenza. In questo senso, il sostegno alle librerie under 35 non è solo una misura per il settore del libro, ma una prova generale del rapporto che il Paese vuole avere con la propria vita culturale.
Il messaggio che arriva da questa misura è chiaro: se vogliamo che la lettura continui a essere un fatto vivo, non possiamo limitarci a invocarla; dobbiamo costruire le condizioni perché abbia luoghi, volti e relazioni. Le Librerie under 35, in questo senso, non sono solo nuove attività da finanziare. Sono un test sul modo in cui il Paese immagina il proprio rapporto con la cultura. E, forse, anche sul tipo di futuro che vuole concedersi.
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