“Bull Off Duty”: il progetto di Alessandra Tersigni che mette il bullo “fuori servizio”

A volte la teoria esce dai libri e si trasforma in qualcosa di concreto, in un progetto vero e proprio. È quello che è successo nelle aule dell’UNINT di Roma, durante la chiusura del Master di “AttivAzione”.

L’iniziativa, promossa da OPES, mira a potenziare la capacity building degli enti del Terzo Settore attraverso tre asset strategici: ricerca scientifica sui fabbisogni formativi, alta formazione (inclusa quella universitaria) per creare nuovi progettisti sociali, e la sperimentazione di modelli di co-progettazione con le Pubbliche Amministrazioni per un welfare più efficace.

Tra i neo-diplomati spicca il nome di Alessandra Tersigni, project manager che ha presentato una tesi destinata a far agire addetti ai lavori e istituzioni: Bull Off Duty: metti il bullismo fuori dal gioco.

Oltre il videogioco: il messaggio dietro il nome “Bull Off Duty”

Al centro della discussione c’è Sacrofano, borgo alle porte di Roma, trasformato dalla Tersigni in un laboratorio a cielo aperto.

La sua idea è quella di utilizzare l’Urban Game per arginare le dinamiche di bullismo e cyberbullismo nella fascia dagli 11 ai 14 anni. Il progetto non si limita a proporre un’attività ludica, ma costituisce altresì una vera e propria cornice narrativa immersiva: i partecipanti non sono più semplici studenti, ma vengono reclutati come una task force speciale, gli “Agenti Off Duty”, così chiamati dalla Tersigni.

La loro missione, racconta nella tesi, è quella di contrastare una minaccia invisibile, il “Virus dell’Aggressività“, un patogeno sociale che si nutre di indifferenza e isolamento. Attraverso un percorso di circa 900 metri che tocca i punti centrali del paese, le squadre devono “bonificare” il territorio neutralizzando il virus non con la forza, ma con l’empatia e la cooperazione.

È proprio il nome del progetto a catturare l’attenzione, giocando con l’immaginario della Gen Z. Intervenuta ai microfoni di Risorse.news, Alessandra Tersigni ha spiegato: «L’idea nasce dal voler creare una call to action rivolta ai ragazzi; ho ipotizzato un gioco che andasse a ribaltare le logiche del famoso videogioco statunitense, in modo che si potesse creare subito un aggancio all’idea di quello che volevo fare».

Se nel celebre videogame la “chiamata al dovere” è un invito alla guerra, qui lo schema si inverte. La Project Manager ha chiarito la volontà di sovvertire i principi della guerra a favore di un eroismo civile: «C’è questa contrapposizione tra la guerra e la pace e soprattutto tra la chiamata al dovere, che è Call of Duty, e la chiamata al concetto che invece è il titolo scelto per il mio progetto». Il bullo, dunque, viene messo “fuori servizio“, disattivato non con la forza, ma attraverso la cooperazione.

"Bull Off Duty": il progetto di Alessandra Tersigni che mette il bullo "fuori servizio"
“Bull Off Duty”: il progetto di Alessandra Tersigni che mette il bullo “fuori servizio”

Sacrofano: da borgo medievale a mappa di gioco

Perché portare un videogioco nella realtà fisica di un paese di 7.500 abitanti? La risposta risiede nella necessità di riconnettere i giovani con il territorio. Tersigni ha spiegato che la sfida principale consisteva nel conciliare le richieste istituzionali di valorizzazione locale con i linguaggi delle nuove generazioni, identificando nell’interattività lo strumento chiave.

A tal proposito, la Project Manager ha dichiarato: «Il gioco interattivo a tappe era quello che mi permetteva di trasmettere competenze e concetti educativi senza tralasciare il divertimento». Secondo l’autrice, infatti, questa metodologia è stata l’unica capace di coinvolgere realmente la comunità giovanile, trasformando i luoghi di interesse del Comune in uno spazio di apprendimento ludico. 

Leggendo il progetto, si scopre che l’itinerario è studiato nel dettaglio. I ragazzi non vagano a caso: ogni tappa è una “Missione” simbolica che trasforma il borgo in un ecosistema sociale protetto. Porta Romana diventa il “Confine Etico” per riflettere sulla protezione del prossimo ; la Biblioteca “Al Tempo Ritrovato” si trasforma nell’Hub della conoscenza per il “Disinnesco Intellettuale” ; il Teatro Ilaria Alpi è lo scenario per lo “Specchio Empatico“. Si passa così, come evidenziato dalla project manager, a un discorso di trasmissione di competenze e concetti educativi, senza mai tralasciare la componente fondamentale del divertimento.

Scuola e famiglia, la rete che protegge

Nessun “eroe civile” agisce da solo. Tersigni ha tenuto a precisare che non esistono attori “secondari” quando si parla di educazione, sottolineando come il contesto scolastico sia fondamentale in quanto principale luogo di aggregazione e come le famiglie non vadano considerate destinatari marginali, essendo parte integrante del sistema educativo.

Secondo l’autrice, l’iniziativa deve quindi fungere da ponte tra generazioni: «Il progetto deve aiutare i ragazzi e soprattutto i genitori a capire che ci possono essere tematiche sviluppate in maniera non formale, non come lezione o nozione da impartire, ma come un processo da sviluppare in un gruppo informale». In quest’ottica, la gamification diventa il facilitatore sociale che veicola contenuti altrimenti ostici.

La tesi di Alessandra Tersigni è la prova che il progetto “AttivAzione” sta raggiungendo il suo obiettivo: formare professionisti capaci di leggere i bisogni del territorio e rispondere con strumenti innovativi. Non più interventi casuali, ma una progettazione mirata, capace di trasformare lo studio teorico in uno studio civile concreto per le nuove generazioni.

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