Eppur si muove, ci viene da dire. Sempre più frequentemente, di questi tempi, il cliché per antonomasia che circola tra gli italiani “adulti”, in particolare quelli che si nascondono dietro a una tastiera e a un nickname social, è: “i giovani non hanno voglia di fare niente, se ne stanno immobili con il telefono in mano”. Fermarsi allo stereotipo dell’adolescente indolente, svogliato, significa non indagare oltre la superficie, è sinonimo di giudizio sterile, senza alcuna cognizione di causa.
Quello adolescenziale è un periodo complesso, di transizione, e il compito degli adulti, di chi c’è già passato, dovrebbe essere quello di nutrire le speranze dei giovani, fare in modo che abbiano a disposizione gli strumenti necessari per affrontare la vita. Perché, se qualcuno l’avesse dimenticato, loro sono il futuro (sì, un altro clichè, ma indiscutibilmente veritiero).
E, dunque, dicevamo, qualcosa si muove. Con risorse.news abbiamo scelto di raccontare una storia, la dimostrazione di quanto e come le giovani menti possano contribuire a migliorare, anzi, a far progredire la società e il mondo che conosciamo. Jacopo Martelli è stato tra i finalisti della 37esima edizione dell’EUCYS – EU Contest for Young Scientists con il progetto Luxemia (selezionato da FAST – Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche nell’ambito del concorso “I giovani e le scienze” e poi approdato in Germania per l’EUCYS).

Indice articolo
Come funziona Luxemia
Luxemia, spiegato in breve, è un sistema di supporto decisionale clinico basato sull’intelligenza artificiale per l’ottimizzazione del trattamento della leucemia pediatrica. Nel caso specifico, Jacopo rivolge le attenzioni alle potenziali ricadute. Dati alla mano: la leucemia pediatrica si cura nell’80-90% dei casi, ma quando si verifica una ricaduta (nel 15% dei casi), la sopravvivenza può scendere sotto il 30%. Una delle principali difficoltà è riuscire a identificare, già al momento della diagnosi, i pazienti maggiormente a rischio. Il progetto perciò intende contribuire a ridurre il rischio di una recidiva, utilizzando dati clinici già disponibili negli ospedali e un approccio che permetta alle strutture di collaborare senza che i dati dei pazienti lascino l’istituzione che li custodisce.
Il sistema è stato addestrato su oltre 10.000 cartelle cliniche del National Cancer Institute e raggiunge un’accuratezza predittiva, misurata tramite AUC, di 0,787 per la leucemia linfoblastica e 0,699 per quella mieloide, con risultati superiori al baseline clinico utilizzato nel progetto. Luxemia, lo anticipiamo, è attualmente in fase di validazione esterna presso ospedali in Germania, Stati Uniti, Canada e Regno Unito.
Martelli, ha 18 anni (esatto, 18, non avete letto male), frequenta l’ultimo anno del Convitto nazionale Vittorio Emanuele II di Roma, e ha più interessi di quanti ne possa raccontare. Dalle STEM alla letteratura, passando per la filosofia e… attenzione, SPOILER! Per lui, tutto questo sapere non rappresenta un obbligo scolastico, ma solo un’incalzante desiderio di scoperta, di meraviglia di fronte a ciò che ancora non conosce. Leggere per credere!
Intervista a Jacopo Martelli
Una premessa doverosa: abbiamo scelto di raccontare questa storia, attraverso la voce del protagonista, perché sia di ispirazione ai giovani e confermi loro che l’esplorazione del mondo, indagare la vita, sia di quanto più importante e legittimo appartenga loro. Un altro scopo, invece, è mostrare a tutti gli altri il motivo per cui vanno incoraggiate e supportate orgogliosamente le ambizioni delle nostre ragazze e i nostri ragazzi.
Jacopo, presentiamoci un po’. Parto da una tua dichiarazione: credi che la formazione umanistica e quella scientifica vadano di pari passo; ci spieghi, allora, come questa convergenza sia possibile e perché?
Sicuramente la convergenza tra interessi scientifici e interessi umanistici non deriva obbligatoriamente dal percorso accademico che uno seleziona. L’aver scelto il liceo classico non mi ha precluso in nessuna maniera l’approfondimento di materie scientifiche, del machine learning, del coding, della programmazione e di sistemi computazionali, soprattutto applicati in questo caso ad ambiti oncologici, medici (si riferisce al progetto Luxemia, ndr).
E ritengo che vadano di pari passo in quanto la struttura sintattica, la struttura grammaticale, per esempio delle grammatiche latina e greca, richiedono una certa scientificità. Più esplicitamente: esistono specifiche correlazioni tra la grammatica latina e la grammatica greca e l’andamento computazionale di un sistema di machine learning.
Chiaro. A proposito di scienze e machine learning, sei stato tra i finalisti e vincitori dell’EUCYS 2026 per il nostro Paese e di per sé questa mi sembra una cosa da celebrare. Molto più interessante, però, è il progetto che hai portato: Luxemia. Facciamo una piccola panoramica: si tratta di un sistema di supporto decisionale clinico basato sull’intelligenza artificiale e serve ad ottimizzare il trattamento della leucemia pediatrica, ma non solo. Una roba enorme.
Detta così sembra solo una sequenza di parole, ma è gigante il lavoro che hai fatto. Da dove arriva l’idea? Qual è stato il tuo metodo di lavoro? Se un ragazzo o una ragazza della tua età, ma anche più grandi o più piccoli, volessero arrivare a produrre qualcosa di così importante, da dove dovrebbero prendere il principio?
Suggerisco soprattutto di trarre ispirazione dall’esperienza personale, dal proprio vissuto. Trovare una motivazione sostanziale da cui partire. L’unione tra tecnica ed esperienza permette l’avanzamento della ricerca e dell’innovazione. Ho creato Luxemia perché, quando ero bambino, si pensava io potessi avere la leucemia.
Luxemia è principalmente un’unione di sei modelli di machine learning che permettono la previsione della ricaduta della leucemia pediatrico e non pediatrico.
Ero terrorizzato, ricoverato al Bambin Gesù vedevo induzioni di chemioterapia ai bambini che erano nella stessa stanza con me. Io sono stato ricoverato due volte, una volta 30 giorni, una seconda volta 25. Avevo 70 mila globuli bianchi, quindi un tasso veramente elevato. Si è scoperto poi che non avevo la leucemia, ma un’infezione molto grave. Ho vissuto esperienze di ospedale e ho deciso di iniziare una ricerca, durata due anni.
Ho prodotto due fogli di ricerca: uno che studia l’applicazione dell’intelligenza artificiale alle epigenomiche, quindi ai dati epigenomici, l’altro che invece è l’applicazione di multiomiche, quindi multiomiche single cell. Dopo ho deciso di combinare la passione per la programmazione che avevo da quando ero piccolo e la passione per la ricerca rispetto all’esperienza personale, quindi la passione medica. L’unione di questi due elementi ha permesso la produzione Luxemia.
Durante il periodo di ricerca, immagino, sarai stato affiancato, ti sarai confrontato con dei docenti.
Uno dei fattori che ha influito maggiormente sulla possibilità di introdurmi a un ambito così sconosciuto all’inizio è stato il confronto con gli esperti, quindi oncologi e altri medici. Questo processo è avvenuto tramite il cosiddetto cold emailing, vale a dire l’invio di mail a freddo a numerosi centri, professori, per richiedere supporto in qualità di studente. Penso che non costa niente chiedere un aiuto, anzi, consente di interfacciarsi con esperti che, se trovano interessante il progetto, ti danno davvero una mano.
Dal punto di vista proprio pratico, bisogna avere sicuramente una buona conoscenza della programmazione. Esistono attualmente sistemi di programmazione tramite l’intelligenza artificiale che prevedono human-based prompting, quindi la richiesta semplicemente di domande o prompt naturali, prompt umani che permettono la facilitazione della programmazione e l’avanzamento della stessa. Io ho fatto così, ho comunicato con numerosi professori, ho mandato tante mail, mille mille e cinquecento forse, e sono riuscito a ricevere buoni esiti.
Solo in Italia o anche all’estero?
Soprattutto all’estero. Stati Uniti, Germania, Francia e Canada.
Jacopo, mi piacerebbe indagare con te un aspetto dell’adolescenza di questo periodo storico: quella famosa superficialità di cui tanto si parla. Perché pensi che si abbia questa percezione? E soprattutto, a voi ragazzi l’intelligenza artificiale viene presentata nel modo giusto? Che approccio hanno i tuoi coetanei?
Secondo me si dovrebbe pensare all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per delle pratiche che richiedono ragionamento; un ragionamento che allena il cervello e permette l’esecuzione delle cosiddette task, l’esecuzione di compiti, scolastici o meno. Penso che la superficialità sia relativa: io pure talvolta utilizzo l’intelligenza artificiale per studiare, per riassumere, per fare testi. La superficialità subentra con un utilizzo che toglie il ragionamento; se il risparmio di tempo è funzionale, ma resta l’impegno verso la task, va bene.
È chiaro. Quindi, dal tuo punto di vista, è anche un po’ la narrazione che se ne fa. Nel senso che, se io ti racconto che con l’intelligenza artificiale è massima resa minima spesa, tu aderisci all’idea senza farti troppe domande: è un po’ questo, no?
Sì, esattamente.
Ok, quindi in qualche modo si dovrebbe cambiare un po’ la narrazione generale che si fa dell’intelligenza artificiale. Tornando al tuo progetto, quali sono i prossimi step? Dove verrà esportato? So che vuoi andare a studiare al MIT o ad Harvard.
Allora, rispetto al progetto, i prossimi step prevedono la valutazione prospettica, la prospective validation. Prima di questa è avvenuta una Retrospective Validation.
Rispetto ai miei piani io spero di studiare al MIT o ad Harvard, rispettivamente mi piacerebbe approfondire l’Artificial Intelligence and Entrepreneurship, quindi imprenditoria e intelligenza artificiale, applicare i modelli di intelligenza artificiale a questioni economiche, imprenditoriali, sanitarie al MIT; ad Harvard, vorrei studiare Computer Science e magari di integrare con la filosofia, un corso umanistico.
Ti fermo sulla filosofia, so che ne sei un grande appassionato. Come mai?
La filosofia mi ha colpito già dalle medie. Ricordo di aver fatto l’esame sulla volontà di potenza di Friedrich Wilhelm Nietzsche. Mi intriga la capacità di ragionamento, potermi interrogare sulle cose, avere la possibilità di mettere in dubbio. Essere un uomo che si meraviglia, un uomo che si sorprende.
Il segreto di Jacopo, quindi, è questo. La magia di Jacopo è interrogarsi, farsi domande e cercare di meravigliarsi di fronte alla scoperta. Senti, a proposito di meravigliarsi, ti faccio un’ultima domanda. Sei arrivato in Germania con l’European Union Contest for Young Scientists. Ti sarai confrontato con colleghe e colleghi di concorso, cosa ti sei portato a casa da questa esperienza?
Sono un grande appassionato di viaggi, mi piace interfacciarmi con culture diverse. È una cosa che sono riuscito a fare molto bene in Germania. Sono riuscito a interagire con persone che venivano dal Portogallo, della Germania per l’appunto, con altri italiani e statunitensi. Una ragazza, ad esempio, andava a Stanford, una delle università più importanti. Ho tratto grande interesse nel capire come affrontavano i problemi negli altri Paesi e quali fossero gli incentivi economici, finanziari che potevano provenire dallo Stato. Quindi vedere come magari in altri paesi lo stato contribuisce maggiormente alla ricerca dello studente. Questo è un confronto che mi interessa particolarmente.
Ne hai dedotto che?
Ne ho dedotto che in molti paesi finanziano i progetti degli studenti.
Vuoi aggiungere qualcosa o abbiamo detto tutto?
Vorrei dire ai miei coetanei di non fermarsi alla convenzionalità, di non ridursi a un andamento già predisposto. Lo studiare lettere, latino, greco, filosofia e storia può coincidere con lo studio di ingegneria, matematica, e fisica. È solo un rafforzamento dello spirito di ragionamento.







